Ferrari, Lewis Hamilton il suo mondiale in rosso l’ha già vinto
Le prime otto gare del 2026 hanno dimostrato come Lewis abbia centrato il traguardo più difficile della sua carriera. Ecco quale

Il titolo di questo scritto è una provocazione. La premessa è necessaria e doverosa perché, di questi tempi, troppi lettori si fermano all'incipit senza cogliere il senso del ragionamento. Non per deficit cognitivi, ci mancherebbe, ma semplicemente per la pigrizia di leggere un testo che, tutto sommato, non è nemmeno così lungo.
L'esperienza è recente. Un altro articolo pubblicato da Formulacritica ha generato reazioni piuttosto scomposte, perché una parte della tifoseria non ha compreso il messaggio che si intendeva trasmettere, fermandosi esclusivamente al titolo. Peggio per loro. La capacità di approfondire è una virtù e, per chi non la possiede, c'è sempre tempo per svilupparla, accrescendo il proprio livello di attenzione e la capacità di valutare le cose per quello che realmente sono.

Fatta questa doverosa premessa, veniamo al punto. Lewis Hamilton non ha vinto alcun titolo mondiale con la Ferrari. Assolutamente no. E, con ogni probabilità, non potrà farlo nemmeno quest'anno.
L'unica vittoria ottenuta da una monoposto diversa dalla Mercedes nelle prime otto gare porta proprio la firma del pilota della Ferrari. Le altre sette, però, raccontano una tendenza ormai consolidata dopo oltre un terzo di campionato: la W17 è la vettura da battere. Ferrari, in alcune circostanze, è arrivata molto vicina, mentre Red Bull ieri ha dimostrato di poter essere della partita. Tuttavia, sul piano della continuità di rendimento, le prime otto gare hanno evidenziato come George Russell e Andrea Kimi Antonelli dispongano del miglior pacchetto tecnico. Del resto, le classifiche Piloti e Costruttori non mentono.
Perché, allora, si può dire che Hamilton abbia già vinto il suo mondiale in rosso? Perché si tratta di un mondiale metaforico. È il titolo del riscatto.
Il riscatto di Hamilton vale come un titolo
Il 2025 è stato, sotto molti aspetti, un anno estremamente difficile per Lewis Hamilton. Problemi di ambientamento, difficoltà nel comprendere la SF-25, una monoposto che Charles Leclerc era riuscito invece a interpretare meglio, portandola diverse volte sul podio nonostante i suoi limiti.
Hamilton, al contrario, aveva raccolto soltanto la vittoria nella Sprint Race in Cina e un altro podio in una gara breve. Per la prima volta nella sua carriera in Formula 1 aveva chiuso una stagione senza salire sul podio in un Gran Premio.
Quest'anno, invece, la musica sembra completamente diversa. Le monoposto della nuova generazione si sposano molto meglio con il suo stile di guida. La Ferrari SF-26 è una vettura che Lewis ha apprezzato fin dai primi chilometri e ogni aggiornamento introdotto nel corso della stagione gli ha restituito ulteriore fiducia.
Va anche riconosciuto come Hamilton si sia imposto all'interno del team sotto il profilo tecnico. Emblematica, in questo senso, la scelta dei dischi freno Carbone Industrie, fortemente voluta dal sette volte campione del mondo, che ha contribuito ad aumentare il feeling complessivo con la monoposto.
La sua vera vittoria è aver dimostrato al mondo, ma soprattutto a se stesso, di non essere un pilota finito. In tanti erano convinti che Hamilton fosse arrivato in Ferrari per trascorrere una sorta di pensione dorata, sostenuti anche dall'idea che Fred Vasseur e John Elkann avessero individuato in lui soprattutto un'operazione commerciale e d'immagine più che un investimento tecnico. La realtà sta raccontando qualcosa di completamente diverso.

Lewis Hamilton si è preso la Ferrari
Hamilton sta dimostrando di poter incidere nello sviluppo della vettura, di poter guidare il lavoro della squadra e di essere ancora in grado di conquistare podi e vittorie.
Nel 2025 non era un driver bollito. Era semplicemente un pilota che aveva perso la propria comfort zone. Un rapporto complicato con il precedente ingegnere di pista, Riccardo Adami, una monoposto difficile da interpretare e un ambiente ancora sconosciuto avevano creato un insieme di fattori che ne avevano limitato il rendimento.
Dopo un anno di duro apprendistato, durante il quale lui stesso aveva ammesso di essersi interrogato sulla propria capacità di continuare in Formula 1, il Lewis Hamilton del 2026 è tornato lucido, sereno e perfettamente centrato dal punto di vista mentale.
Le prestazioni raccontano una realtà oggettiva: in più di un'occasione sono state superiori, talvolta nettamente superiori, a quelle di Charles Leclerc.
Il Mondiale, con ogni probabilità, la Ferrari non lo vincerà. E difficilmente Hamilton conquisterà il suo ottavo titolo già in questa stagione. Tuttavia, sta gettando basi importanti in vista del 2027, quando il Cavallino sarà chiamato soprattutto a colmare il pesante deficit motoristico emerso ieri in tutta la sua evidenza.
Lewis Hamilton, però, la sfida più importante della sua carriera l'ha già vinta. Ha dimostrato che a 44 anni può ancora essere un pilota capace di vincere, di fare la differenza e di guidare una squadra verdo il vertice. Ha dimostrato che il 2025 era tutto fuorché la certificazione di un campione ormai arrivato al capolinea.
Per questo motivo, molti dei suoi censori, di coloro che dodici mesi fa lo avevano liquidato come un ex pilota, oggi dovrebbero avere l'onestà intellettuale di uscire allo scoperto, riconoscere di aver sbagliato e, magari, chiedere scusa per giudizi che il tempo ha già provveduto a smentire.
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