Gp Miami 2026
La partenza del Gp di Miami 2026

Il Gran Premio del Canada potrebbe essere ricordato come uno dei weekend più importanti della nuova era della Formula 1. Non tanto per ciò che si è visto in pista, quanto per ciò che è esploso dietro le quinte. Montreal ha infatti certificato una frattura politica e tecnica destinata ad avere conseguenze enormi sul regolamento motori 2027, sugli equilibri tra costruttori e persino sul futuro di Max Verstappen.

Nelle settimane precedenti al weekend canadese sembrava essersi consolidata una convergenza piuttosto ampia attorno a una revisione delle quote di potenza delle future power unit. L’idea era quella di correggere l’attuale impostazione 50-50 tra componente endotermica ed elettrica, portando il bilanciamento verso una distribuzione 60-40 a favore dell’internal combustion engine.

Una soluzione nata da esigenze concrete. Le prime gare della nuova generazione tecnica hanno evidenziato criticità sempre più nette: gestione esasperata dell’energia, piloti costretti a lunghi lift and coast, push lap snaturati dall’esigenza di ricaricare i sistemi elettrici, oltre a sorpassi giudicati troppo artificiali e a interrogativi sulla sicurezza legati alle fasi di deployment energetico.

La Formula 1 aveva compreso che continuare lungo questa traiettoria avrebbe rischiato di compromettere la qualità dello spettacolo e la filosofia stessa della categoria. Per questo motivo sembrava essersi arrivati a un’intesa condivisa. Poi, improvvisamente, tutto si è bloccato.

F1 Fittipaldi Russell Antonelli
Power Unit della Red Bull

Ferrari rompe il fronte: strategia politica o difesa tecnica?

Durante il weekend canadese è emersa con forza la posizione della Ferrari, apertamente contraria alla revisione del rapporto di potenza. La scuderia di Maranello ritiene infatti che modificare i parametri regolamentari a campionato avviato rappresenterebbe un intervento artificiale, soprattutto in una fase in cui alcuni costruttori stanno ancora cercando di recuperare terreno.

Dietro questa posizione c’è però anche una valutazione tecnica e competitiva molto precisa. Ferrari sarebbe infatti intenzionata a sfruttare gli strumenti concessi dalla governance FIA (l'ADUO, ndr) per ridurre il gap accumulato nei confronti della Mercedes sul fronte power unit. Una revisione del bilanciamento energetico rischierebbe di neutralizzare parte del lavoro di sviluppo già pianificato.

Si tratta di una posizione inevitabilmente “politica”, che guarda prima agli interessi del proprio progetto e solo in seconda battuta all’interesse collettivo della categoria. Nulla di nuovo, del resto, nella storia della Formula 1. I grandi cambiamenti regolamentari sono quasi sempre stati guidati da convenienze industriali e strategiche più che da una reale visione comune.

Accanto a Ferrari si è schierata anche Cadillac, che nel frattempo sta lavorando alla propria futura power unit pur continuando a utilizzare motori di Maranello nella fase iniziale del progetto. Anche per il marchio americano, dunque, mantenere stabile il quadro regolamentare rappresenterebbe un vantaggio operativo e finanziario.

Audi F1
La Audi R26 in azione

Audi decide tutto: il vero pivot della nuova Formula 1

In questo contesto, il ruolo decisivo appartiene però ad Audi. La casa dei Quattro Anelli è il vero ago della bilancia dell’intera trattativa. Se dovesse sostenere la linea Ferrari-Cadillac favorevole al mantenimento del 50-50, il progetto di revisione regolamentare rischierebbe di congelarsi definitivamente. Se invece Audi decidesse di appoggiare la redistribuzione 60-40, allora Ferrari si troverebbe isolata e costretta a negoziare un compromesso.

Secondo quanto riportato da The-Race, Audi starebbe valutando attentamente i costi industriali dell’operazione. Adeguare il progetto power unit a una diversa distribuzione energetica comporterebbe investimenti aggiuntivi significativi, stimati attorno ai dieci milioni di euro.

È proprio questo il nodo centrale: Audi deve scegliere se sostenere una Formula 1 più vicina alla filosofia tradizionale del motore endotermico oppure difendere l’impostazione ultra-elettrificata che aveva inizialmente motivato il suo ingresso nella categoria. Una decisione che avrà inevitabilmente conseguenze a cascata.

Red Bull Ford Max Verstappen
Max Verstappen sul podio in Canada

Verstappen osserva: Mercedes resta sullo sfondo

Su questo scenario incombe inevitabilmente anche la posizione di Max Verstappen. Sempre secondo il portale inglese, l’olandese sarebbe sempre più perplesso dalla direzione tecnica intrapresa dalla Formula 1 e avrebbe manifestato forte insoddisfazione verso l’eccessiva centralità della componente elettrica nelle future unità motrici. Il quattro volte campione del mondo vorrebbe un ritorno a una F1 più aggressiva, meno dipendente dalla gestione energetica e più legata alla prestazione pura.

Se la linea Ferrari dovesse prevalere e il 50-50 restasse invariato, Verstappen potrebbe addirittura valutare un’uscita anticipata dalla categoria già nel 2027. Uno scenario che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrato impensabile ma che oggi non può essere escluso. Il contratto con Red Bull scade nel 2028, ma esistono clausole rescissorie legate alla competitività del progetto tecnico e alla posizione del team.

Attorno all’olandese si muovono diversi scenari. Da un lato c’è il richiamo del mondo GT, categoria che Verstappen segue da tempo con interesse crescente. Dall’altro continua a esistere la suggestione Mercedes. Toto Wolff non ha mai nascosto il desiderio di portare Verstappen in grigio. Inoltre, il momento complicato di George Russell, che sta soffrendo il confronto interno con Andrea Kimi Antonelli, potrebbe riaprire dinamiche inattese sul mercato piloti.

È ancora presto per parlare di trattative concrete, ma il quadro politico e regolamentare rischia di diventare un fattore decisivo anche nelle scelte personali dei top driver. Per questo motivo il prossimo passo di Audi assume un peso enorme. La decisione del gruppo guidato da Mattia Binotto non determinerà soltanto il volto tecnico della Formula 1 del 2027, ma potrebbe influenzare direttamente gli equilibri industriali, le alleanze politiche e persino il futuro del pilota più forte della griglia.


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