Ferrari 365 P2
Ferrari 365 P2 - Foto: Silvia Napoletano

Tra le tante attrazioni previste per il weekend della 24 ore di Le Mans, non è certamente mancata anche la componente storica: circa due settimane fa il M24 è stato rimesso a nuovo per l’occasione, pronto per accogliere i tantissimi appassionati giunti per assistere alla terza tappa del mondiale.

Un museo pensato per ripercorrere le tappe più importanti nella storia di Le Mans stessa, attraverso le vetture che hanno lasciato una traccia considerevole. Formulacritica ne ha selezionate alcune per voi.

Ferrari 365 P2
Ferrari 365 P2, foto: Silvia Napoletano

Cominciamo con la Ferrari 365 P2, dove la “P” sta per “prototipo”: questa tipologia di vetture è stata un tassello fondamentale nello sviluppo del Cavallino. I primi trionfali esemplari di questa categoria risalgono agli anni sessanta. Ne è un esempio la 250P, la prima della dinastia, che nell’edizione della 24 ore del 1963 registrò giro più veloce in 3’53’’ ed anche un nuovo record di distanza di 4561km. Negli anni successivi la Ferrari progettò diverse evoluzioni della suddetta capostipite, accrescendola in diverse cilindrate (275cc, 330cc, 365cc).

Un aneddoto simpatico relativo alla 365 P2 risale all’edizione del 1966: per guadagnare velocità sul rettilineo dell’Hunadières, il team ideò una rinnovata carrozzeria dalle forme spropositatamente allungate e di colore bianco. Questa progettazione le fece guadagnare l’appellativo di “elefante bianco”, ed anche se alla fine risultava aerodinamicamente instabile al punto che il pilota belga Pierre Dumay ne descrisse la guida come “cercare di bloccare un tavolo da biliardo nel bel mezzo di un terremoto”, divenne ed è ancora tuttora un’icona per gli appassionati.

Lorraine Dietrich B3/6
Lorraine Dietrich B3/6

La Lorraine Dietrich ha partecipato a tutte le edizioni sin dalla nascita della corsa, e dunque è praticamente parte integrante della storia della 24 ore. La casa automobilistica franco-tedesca reclutava ex aviatori della Prima Guerra Mondiale per poi “arruolarli” nella propria squadra di piloti. Nell’edizione del 1925 (parliamo appena della terza edizione della 24 ore) partecipò il duo composto da Henry de Courcelles e André Rossignol: dopo una gara magistrale giunti all’ultimo cambio, il primo comunicò al secondo che i freni avevano ceduto. Nonostante questo arduo colpo di scena, riuscirono ugualmente a conquistare la vittoria stabilendo finanche un record di distanza, coprendo 2200km con una velocità media di 93km/h. 

L’anno successivo fu progettata un’ulteriore innovazione che per l’epoca rappresentava tecnologia pura: i fari fendinebbia. Grazie a questa miglioria riuscirono a difendere e conquistare nuovamente il titolo, rendendo automaticamente il circuito de La Sarthe un laboratorio di progettazione. 

Audi R18 E-Tron
Audi R18 E-Tron, foto: Silvia Napoletano

Concludiamo con l’Audi R-18 E-Tron 4, risalente al 2013: una delle prime vetture che si incontra lungo il percorso, ha rappresentato un punto di svolta nella 24 ore in quanto prima vettura ibrida a vincere una gara. Composta da motore elettrico anteriore alimentato da un sistema di recupero dell’energia cinetica, e motore turbodiesel V6 posteriore da 3.7 litri, nell’edizione 2012 dominò la competizione sigillando una sontuosa doppietta, replicando nel 2013 con un’ulteriore vittoria ed un terzo posto. Anche l’anno successivo raggiunse il gradino più alto del podio, arrivando così a quota 13 vittorie per Audi.


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