Ferrari SF-26, Silverstone
Charles Leclerc a bordo della Ferrari SF-26, Gp Gran Bretagna 2026

La Ferrari si sta ponendo come l’unico vero avversario della Mercedes. Nel weekend del Gp di Gran Bretagna ne ha dato ampia dimostrazione. Una gara anomala, nata con un “approccio al ribasso” e poi sviluppatasi nell'epilogo più soddisfacente che potesse esserci. Come ci si è arrivati a ciò? Condivisione è la parola chiave. Ci arriviamo. 

Per comprendere il salto di qualità mostrato dalla Rossa a Silverstone, pista su cui si prevedeva di faticare a sentire i piloti nel media day del giovedì, bisogna andare oltre il risultato finale. La vittoria conquistata da Charles Leclerc e la competitività espressa dall'intera squadra non sono nate da una rivoluzione tecnica improvvisa, bensì da un processo di affinamento sviluppatosi nel corso del weekend

Un percorso in cui esperienza del pilota, analisi dei dati e capacità di interpretare il comportamento della monoposto hanno finito per convergere nella medesima, efficace, direzione.

Le dichiarazioni rilasciate dai due piloti al termine del Gran Premio, lette superficialmente, hanno alimentato il dubbio che all'interno del box esistessero due visioni differenti sul modo di far funzionare la SF-26. Incrociando invece le loro parole con quanto emerso  tra venerdì e sabato, il quadro assume contorni decisamente più lineari.

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Leclerc sul tracciato di Silverstone

Hamilton ha individuato la direzione, Leclerc l'ha perfezionata

La chiave dell'intero fine settimana è stata la capacità di Lewis Hamilton di fidarsi maggiormente delle sensazioni trasmesse dalla pista rispetto alle indicazioni elaborate dal simulatore. Processo ormai avviatosi da Miami. Sul tracciato di Silverstone, che conosce come pochi altri piloti della griglia, il sette volte iridato ha immediatamente percepito che la configurazione teoricamente ottimale non permetteva alla SF-26 di esprimere tutto il proprio potenziale.

Da qui la decisione di seguire una strada differente, costruendo un assetto che rispondesse meglio alle caratteristiche del circuito inglese. Una scelta tutt'altro che banale, ma suffragata dalle prestazioni in pista.

I riscontri raccolti durante le prime sessioni hanno convinto il muretto Ferrari ad estendere quella filosofia anche all'altra monoposto nella giornata di sabato. È stato lo stesso Hamilton a confermarlo dopo la gara, spiegando come la base tecnica adottata dal team fosse ormai comune a entrambe le vetture. È proprio questo passaggio che elimina qualsiasi apparente contraddizione nelle parole dei due piloti.

Charles Leclerc, infatti, non ha mai parlato di una rivoluzione del proprio setup. Al contrario, ha spiegato di aver apportato esclusivamente modifiche molto contenute, finalizzate ad adattare quella base alle proprie esigenze di guida. Le differenze più evidenti hanno riguardato una raffinata regolazione del differenziale, un intervento estremamente specifico che ha consentito al monegasco di rendere la vettura ancora più efficace nelle fasi di inserimento e percorrenza.

Per sintetizzare in maniera estrema: Hamilton ha individuato la direzione tecnica corretta (salvo caricare troppo l'anteriore in vista della gara come egli stesso ha ammesso); Leclerc l'ha poi personalizzata fino a renderla perfettamente compatibile con il proprio stile di guida. Una dinamica assolutamente fisiologica all'interno di un team in cui regna un approccio collaborativo e non egoistico come invece certa parte di tifoserie si ostina a credere.

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Leclerc ed Hamilton sul podio di Silverstone

Nessuna rivalità interna: Ferrari cresce grazie al lavoro condiviso

Attribuire il merito esclusivamente a uno dei due piloti significherebbe leggere in maniera superficiale quanto accaduto a Silverstone. La realtà racconta invece di una squadra che ha saputo valorizzare il contributo di entrambi gli alfieri. Hamilton ha messo a disposizione la propria esperienza nell'interpretazione della vettura, mentre Leclerc ha lavorato di fino per estrarre ulteriore prestazione da una piattaforma tecnica ormai diventata molto più competitiva.

Non è possibile escludere con assoluta certezza che siano stati effettuati anche altri piccoli interventi, ad esempio sulla cinematica sospensiva o su parametri rimasti riservati all'interno del team. Tuttavia, gli elementi oggi disponibili raccontano una storia piuttosto chiara: Ferrari ha trovato una finestra di funzionamento più efficace della SF-26 e i due piloti stanno collaborando per ampliarla ulteriormente.

Anche il clima visto nel box, fatto di complimenti reciproci e grande sintonia, conferma come l'obiettivo sia comune. In una stagione ancora apertissima, la priorità è continuare a sviluppare la monoposto senza disperdere energie in inutili personalismi.

La vittoria di Silverstone rappresenta certamente un punto di svolta, ma non può essere considerata un traguardo. Per trasformarsi in una seria candidata al titolo mondiale, la Ferrari dovrà continuare ad aumentare il rendimento della SF-26 attraverso aggiornamenti mirati e, parallelamente, proseguire il lavoro sulla power unit. La prestazione complessiva è cresciuta sensibilmente, ma esistono ancora margini da colmare rispetto ai migliori riferimenti della categoria.

Ala Macarena Ferrari
L'attuatore dell'ala posteriore Ferrari - crediti foto Roberto Chinchero

Spa porta un'altra evoluzione: la Ferrari cerca efficienza e velocità

Il prossimo appuntamento di Spa-Francorchamps (qui il programma completo) offrirà un nuovo banco di prova per il progetto SF-26. Secondo quanto riportato da Motorsport.com, la Scuderia porterà in Belgio una versione evoluta della cosiddetta "Macarena", la particolare ala posteriore che aveva già attirato l'attenzione del paddock nelle precedenti uscite.

L'obiettivo dell'aggiornamento, si legge sul portale italiano, sarebbe aumentare la distanza tra il profilo principale e i flap reversibili, incrementando l'efficienza aerodinamica e consentendo alla monoposto di guadagnare fino a circa 11 km/h di velocità massima sul lungo rettilineo di Spa.

Le novità, però, non dovrebbero fermarsi qui. Sempre secondo le indiscrezioni, Ferrari sarebbe pronta ad abbandonare per la prima volta il sistema STM, il piccolo elemento aerodinamico collocato davanti allo scarico che sfrutta il flusso dei gas caldi per incrementare l'efficienza del diffusore e dell'ala posteriore.

La sua eliminazione risponderebbe a un preciso obiettivo tecnico: ridurre le perdite generate dall'attuale configurazione dello scarico e recuperare parte della potenza sacrificata negli ultimi mesi. Secondo le valutazioni interne, il margine sarebbe nell'ordine di circa sette cavalli, un guadagno tutt'altro che trascurabile nell'attuale Formula 1.

Il lavoro coordinato da Loïc Serra prosegue quindi lungo due direttrici ben precise: migliorare l'efficienza aerodinamica e ottimizzare l'intero sistema propulsivo. Se gli sviluppi continueranno a produrre i risultati visti a Silverstone, Ferrari potrà presentarsi alla seconda parte della stagione con basi decisamente più solide rispetto a quelle mostrate nei primi appuntamenti del campionato.


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