Italiani, perché soffrite per i successi di Andrea Kimi Antonelli?
Il dominio di del bolognese continua, ma una parte del tifo vive con fastidio il successo di un driver che può segnare un'epoca senza far ombra all'altro simbolo italico

Andrea Kimi Antonelli non è più una sorpresa, non è più l'elemento dirompente, la scheggia impazzita del Mondiale di Formula 1 2026. No, è una certezza.
Il bolognese è arrivato alla quinta vittoria consecutiva nelle ultime sei gare, lasciando soltanto le briciole a George Russell che, dopo il trionfo in Australia, sembra essersi smarrito. Il weekend di Montecarlo ha rappresentato l'ennesima riprova di come l'alfiere britannico della Mercedes stia attraversando una fase di totale confusione.
Andrea Kimi Antonelli si è preso la Mercedes e la F1
Russell resta un pilota forte, fortissimo, ma in questo momento appare sportivamente e mentalmente devastato. Sta subendo il confronto interno e, soprattutto, non sembra comprendere fino in fondo le caratteristiche della Mercedes W17, una monoposto che invece pare cucita addosso allo stile di guida di Antonelli, il quale sta letteralmente giganteggiando.

La prova offerta ieri è stata qualcosa di clamoroso: pole position, giro veloce, leadership dal primo all'ultimo giro nonostante la neutralizzazione e vittoria finale. Un Grand Chelem alla Ayrton Senna sulla pista che fu del brasiliano.
Eppure sta succedendo qualcosa di strano attorno ad Antonelli. Si percepisce una sorta di movimento strisciante che, giorno dopo giorno, sembra prendere sempre più corpo. Una tendenza parallela che non sembra godere dei trionfi di questo diciannovenne, autentico fiore all'occhiello del motorsport italiano. E le contestazioni arrivano proprio dal nostro Paese. Perché sta accadendo tutto questo? Perché c'è chi non riesce a gioire per i successi di un connazionale?
Forse sta giocando a suo sfavore una certa retorica, una certa narrazione mediatica urlata che, a volte, enfatizza un po' troppo alcune dinamiche che stanno emergendo in questo periodo. Ma non può essere questa la spiegazione. Non può essere l'entusiasmo a volte fuori controllo di chi racconta la Formula 1 in Italia a mettere in cattiva luce Antonelli.
Il rapporto con Ferrari e un errore che a Maranello dovrebbe far riflettere
Probabilmente ciò che viene imputato al pilota felsineo è il fatto che stia, in qualche modo, mettendo in ombra la Ferrari. E questo meccanismo finisce per generare in una parte del tifo rosso la preoccupazione che Antonelli possa oscurare la centralità del Cavallino Rampante. Ma si tratta di una sciocchezza concettuale, oltre che di un ragionamento anacronistico e antistorico.
All'interno dell'equazione motoristica, la Ferrari è la costante. Andrea Kimi Antonelli è un pilota che avrà, si spera, una carriera lunga e ricca di successi, ma che non potrà mai superare per longevità e storia il patrimonio rappresentato dal Cavallino Rampante. Nessuno può pensare che il blasone di Maranello venga intaccato dai successi di un singolo pilota.
Eppure si nota spesso come siano proprio alcuni sostenitori della Ferrari a guardare con diffidenza Antonelli. Più che altro sarebbe il caso di muovere qualche critica ai vertici della Scuderia, che hanno avuto questo talento sotto gli occhi per anni, lasciandoselo sfuggire e scegliendo di non credere fino in fondo nelle sue potenzialità.
Ieri Marco Antonelli, padre di Kimi, ha ricordato come la famiglia abbia sempre avuto un occhio di riguardo per la Rossa e come siano sempre stati ferraristi. Dall'altra parte, però, nessuno ha avuto il coraggio di mettere sotto contratto un talento enorme, osservato invece da un autentico volpone come Toto Wolff.

Il manager austriaco lo ha ingaggiato, lo ha fatto crescere, ha continuato a credere in lui anche dopo un 2025 non particolarmente brillante e oggi si sta godendo i frutti maturi di un pilota che sta letteralmente annichilendo la concorrenza. Certo, forte anche di una Mercedes W17 molto performante, ma una vettura che in diverse circostanze è stata esaltata proprio dal talento e dal driving di Antonelli.
La sensazione, in conclusione, è che ad Antonelli non venga perdonato il successo dirompente che sta vivendo in questo periodo. E proprio a proposito della Ferrari, fu il fondatore dello storico marchio del Cavallino Rampante, Enzo Ferrari, a pronunciare una massima che sembra adattarsi perfettamente a questa situazione:
"Gli italiani perdonano tutto ai ladri, agli assassini, ai sequestratori, a tutti, ma non perdonano il successo". Ecco, questo motto dovrebbe essere scolpito nella mente di chi oggi critica senza un reale motivo Andrea Kimi Antonelli, anziché godersi le imprese di un pilota straordinario, al di là delle appartenenze e delle bandiere. Al di là di un tifo spesso cieco.
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