Aston Martin Honda
Aston Martin - Honda: un sodalizio che non sta funzionando

La transizione elettrica globale continua a mostrare tutte le sue contraddizioni. E quando a pagarne il prezzo è un colosso come Honda, inevitabilmente anche la Formula 1 finisce coinvolta nel dibattito. I risultati finanziari presentati dalla casa giapponese hanno infatti certificato il peggior bilancio dalla quotazione in borsa del 1957: una perdita pari a 423 miliardi di yen, circa 2,68 miliardi di dollari, al termine dell’anno fiscale chiuso a marzo.

Numeri persino peggiori rispetto a quelli registrati durante gli anni della pandemia, nel periodo in cui Honda aveva scelto di accelerare con decisione sull’elettrificazione e di abbandonare ufficialmente la F1 alla fine del 2021. Una fase che oggi appare lontana, almeno nelle intenzioni. Interpellata da Autosport, la compagnia ha precisato che il progetto F1 e le attività di Honda Racing Corporation non subiranno conseguenze dirette dai risultati economici presentati il 14 maggio.

Il dato più interessante, tuttavia, non è tanto la perdita in sé, quanto ciò che questa racconta sullo stato dell’industria automobilistica mondiale. L’amministratore delegato Toshihiro Mibe ha spiegato come il rosso di bilancio sia strettamente legato agli enormi investimenti effettuati sull’elettrico e sulla strategia di decarbonizzazione del marchio. Investimenti che, almeno per ora, non hanno prodotto i ritorni previsti, soprattutto sul mercato statunitense.

F1 Aston Martin Honda
La problematica Aston Martin AMR26

Il mercato cambia direzione e la Formula 1 osserva

Negli Stati Uniti il rallentamento della domanda di veicoli elettrici è stato accentuato anche dalle scelte politiche dell’amministrazione di Donald Trump. I bonus fiscali fino a 7.500 dollari per l’acquisto di vetture elettriche sono stati cancellati nel settembre 2025, modificando drasticamente lo scenario commerciale su cui molti costruttori avevano impostato le proprie strategie industriali.

Le conseguenze per Honda sono già concrete. La casa giapponese ha sospeso un investimento da 11 miliardi di dollari destinato alla produzione di batterie e auto elettriche in Canada. Ma soprattutto ha iniziato a correggere i propri obiettivi strategici. È stato abbandonato il target secondo cui il 20% delle vendite globali entro il 2030 avrebbe dovuto essere rappresentato da mezzi a trazione elettrica, così come è stata congelata, almeno temporaneamente, la prospettiva di una gamma completamente elettrica entro il 2040. Ed è qui che il discorso torna inevitabilmente alla Formula 1.

Quando vennero definite le attuali normative 2026, proprio Honda e Audi erano stati tra i principali sostenitori dell’elettrificazione spinta delle future power unit, coerentemente con la narrativa industriale dominante di quel periodo. Oggi però il quadro è radicalmente diverso. La domanda di auto elettriche cresce meno del previsto, i costi industriali sono enormi e molti costruttori stanno rivalutando il ruolo del motore termico.

Anche all’interno del paddock qualcosa si sta muovendo. L’amministratore delegato della Formula 1, Stefano Domenicali, ha recentemente ammesso che forse in passato FIA e Formula 1 abbiano ascoltato troppo le esigenze dei costruttori nella definizione delle regole motoristiche. Una riflessione significativa, soprattutto perché accompagnata da una visione diversa del futuro tecnico della categoria: carburanti sostenibili al centro del progetto e una componente termica nuovamente predominante.

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Koji Watanabe

Il ritorno del V8 non è più fantascienza

A spingersi oltre è stato il presidente FIA Mohammed Ben Sulayem, che a Miami ha parlato apertamente del ritorno dei motori V8 alimentati da carburanti sostenibili. Secondo il manager emiratino, dal 2031 la FIA avrebbe persino la possibilità regolamentare di imporre autonomamente questa direzione tecnica, senza necessità di approvazione da parte dei motoristi.

Uno scenario che fino a pochi anni fa sarebbe apparso anacronistico e che oggi invece raccoglie aperture trasversali. Persino Mercedes, tra i costruttori più avanzati sul fronte ibrido, non ha chiuso la porta all’idea. Toto Wolff ha dichiarato che Mercedes ama i V8, sottolineando però la necessità di mantenere una connessione tecnologica con il mondo reale attraverso una quota importante di elettrificazione.

Il manager austriaco ha ipotizzato power unit da circa 800 cavalli generati dal motore termico e ulteriori 400 provenienti dalla parte elettrica, in una Formula 1 che diventerebbe più semplice ma allo stesso tempo ancora più estrema sotto il profilo ingegneristico.

Anche Ford, partner di Red Bull Racing sul progetto power unit, ha mostrato apertura verso un ritorno del V8. Un cambio di approccio significativo, considerando che inizialmente Ford aveva pianificato l’eliminazione totale delle vetture stradali con motore esclusivamente endotermico.

Restano quindi soprattutto Audi e Honda come grandi incognite politiche e industriali all’interno della discussione. Ma proprio il crollo finanziario della casa giapponese rischia oggi di diventare il simbolo di un cambio di paradigma molto più ampio. La Formula 1 aveva scelto di seguire la direzione dell’automotive globale. Adesso però è l’automotive globale stesso ad aver iniziato a cambiare direzione.

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