Red Bull RB22 Bahrain
Isack Hadjar scende in pista con la Red Bull RB22

Mancano due giorni alla seconda sessione di test invernali, dopodiché si farà sul serio poiché il cronometro non sarà un dettaglio marginale, ma l'unico elemento che davvero conta. I primi tre giorni di attività bahreinita hanno  offerto indicazioni rilevanti in vista della seduta in programma dal 18 al 20 febbraio (leggi il programma TV completo). 

Se i primi tre giorni sono stati dedicati prevalentemente alla validazione dei dati e alla correlazione tra simulazioni e pista con un focus su deployment elettrico e affidabilità dei propulsori V6, la prossima tornata rappresenterà il primo vero banco di prova prestazionale sull’intera gamma slick.

"I primi tre giorni di test in Bahrain sono stati utili per confermare, dopo la settimana di prova a Barcellona, che i risultati raccolti durante i test di sviluppo dello scorso anno con le mule car sono sufficientemente rappresentativi", ha spiegato Mario Isola, n°1 di Pirelli Motorsport. Ciò significa che il lavoro svolto nel 2025 con vetture laboratorio ha prodotto dataset coerenti con quanto emerso in condizioni reali, riducendo il margine d’incertezza sulla costruzione 2026.

"Le caratteristiche del composto sembrano essere in linea con le aspettative e il feedback dei piloti è stato positivo. I nuovi composti hanno mantenuto una buona resistenza meccanica, riducendo l'aspetto del graining, come verificato negli ultimi giorni, e sembrano mantenere il surriscaldamento sotto controllo".

Due concetti chiave: resistenza meccanica e gestione termica. A Sakhir, pista notoriamente abrasiva e severa sull’asse posteriore per via delle numerose trazioni da bassa velocità, la riduzione del graining e il contenimento del thermal degradation rappresentano parametri strutturali, non semplici dettagli di messa a punto.

Mario Isola, n°1 Pirelli Motorsport

Il deployment elettrico, una sfida per le gomme Pirelli

Il contesto tecnico, tuttavia, è complesso. L’introduzione del nuovo sistema di erogazione dell’energia sta modificando le dinamiche di guida, soprattutto in uscita di curva. "È chiaro che i conducenti si stanno ancora adattando al sistema di erogazione dell'energia. Le evidenze di alcune zone piatte sugli pneumatici suggeriscono che i piloti potrebbero aver cambiato approccio alle curve. All'uscita di curva, invece, la distribuzione elettrica tende a far slittare l'asse posteriore, aumentando la temperatura superficiale degli pneumatici e causando una leggera perdita di aderenza".

Il fenomeno è coerente con quanto osservato in pista: bloccaggi in fase di inserimento - frutto di punti di frenata ancora in via di calibrazione - e micro-slittamenti al posteriore in trazione, con picchi termici superficiali che incidono sulla finestra operativa. In un circuito che già di suo mette sotto stress la carcassa posteriore, la combinazione tra coppia elettrica e asfalto ad alta rugosità amplifica la criticità.

I numeri della prima settimana fotografano un utilizzo estremamente conservativo: 20.673 chilometri complessivi percorsi, con il 51% della distanza coperta sulla C3. In termini di set, 144 C3 contro 79 C2 e 42 C1. Una scelta tecnica evidente: privilegiare il compound più rappresentativo in ottica gara e mantenere l’attenzione sui riferimenti di base.

Audi R26 Sakhir
La Audi R26 con gli aero rake nei test del Bahrain

Test Bahrain 2: uno scenario ribaltato

Ma da mercoledì a venerdì lo scenario cambierà radicalmente. Se nella prima sessione erano disponibili soltanto i tre compound più duri (C1, C2, C3), nella seconda finestra i team potranno selezionare 24 treni includendo l’intera gamma Pirelli da C1 a C5. È un passaggio determinante: non si tratterà più solo di correlazione e affidabilità, ma di iniziare a esplorare il potenziale puro.

Su una pista come Sakhir, l’introduzione di C4 e C5 consentirà di stressare ulteriormente la piattaforma aerodinamica in condizioni di picco di aderenza, verificando la stabilità del retrotreno sotto carico combinato longitudinale e laterale

Le mescole più morbide (che probabilmente non verranno usate in occasione del Gp del Bahrain, ndr), più sensibili al surriscaldamento, diventeranno uno strumento di lettura tecnica: chi riuscirà a mantenere la temperatura superficiale entro la finestra ideale senza innescare overheating cronico, avrà probabilmente centrato un equilibrio meccanico più maturo.

Non va sottovalutata inoltre la possibilità di trasferire i set utilizzati nella prima settimana con non più di nove giri: un dettaglio che permetterà ai team di ottimizzare la pianificazione dei long run e delle simulazioni qualifica, calibrando il degrado su stint più realistici.

Andrea Kimi Antonelli
Antonelli a bordo della sua W17 ai test in Bahrain

Isola ha già delineato il quadro: "Ci aspettiamo che le squadre si concentrino maggiormente sulle prestazioni di performance, anche se probabilmente senza rivelare il loro pieno potenziale. Combinato con le simulazioni di gara degli ultimi giorni, avremo un quadro più chiaro di cosa aspettarci all'inizio della stagione. Questo ci permetterà di affinare la selezione delle mescole per le gare a partire da Miami, il primo evento per il quale gli pneumatici non sono ancora stati spediti".

Tradotto: la seconda sessione sarà il primo momento in cui i valori inizieranno a delinearsi (ne abbiamo parlato in relazione alla Ferrari), pur dentro il consueto gioco di schermature. Per Pirelli sarà soprattutto un banco di validazione in condizioni di stress elevato, su un tracciato che mette a nudo le debolezze del retrotreno. A Sakhir si inizierà a fare sul serio. Non solo per i cronometri, ma per capire chi ha costruito una vettura capace di proteggere la gomma quando conta davvero.


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