Bryan Bozzi
Bryan Bozzi e Charles Leclerc parlano nel box della Ferrari

Basta guardare Max Verstappen con Gianpiero Lambiase o Lando Norris con Will Joseph per capire quanto valga una coppia affiatata in Formula 1. E basta guardare la prima stagione di Lewis Hamilton in Ferrari- con un rapporto con Riccardo Adami che sembrava logorarsi gara dopo gara, fino all'inevitabile separazione - per capire quanto possa costare quando quella chimica non c'è.

James Hinchcliffe, vincitore in IndyCar e oggi volto dell'analisi TV in F1, ha le idee molto chiare su cosa rende grande un ingegnere di pista. E la risposta, sorprendentemente, ha poco a che fare con la laurea in ingegneria.

Gianpiero Lambiase e Max Verstappen - Crediti foto: Getty Images

Ingegnere di pista - pilota: parlare la stessa lingua, anche quando non si parla

La comunicazione è il primo mattone. Non si tratta di accenti o madrelingue, ma di sapere cosa dire e quando dirlo. Un pilota deve riuscire a tradurre in parole quello che sente attraverso il volante; l'ingegnere deve restituire quelle sensazioni in termini tecnici azionabili. Due processi opposti che devono sincronizzarsi perfettamente, spesso in pochi secondi.

"Gli ingegneri che hanno avuto qualche tipo di esperienza nelle corse eccellono sempre nel parlare 'pilota'", dice Hinchcliffe a F1.com. Ma c'è un aspetto ancora più sottile: sapere quando non dire nulla. Il silenzio radio al momento giusto vale quanto un briefing tecnico preciso. Un ingegnere che inonda il pilota di informazioni nel momento sbagliato non aiuta, distrae. E in una fase calda di gara, la distrazione ha un costo.

La Formula 1 è uno sport “ossessionato” dai dati, con sensori ovunque e analisi in tempo reale che alimentano ogni decisione. Eppure Hinchcliffe ricorda con rispetto un ingegnere con cui ha lavorato che, nei weekend in cui nulla sembrava funzionare, aveva il coraggio di chiudere il laptop. Lo guardava negli occhi, gli chiedeva di nuovo cosa stesse facendo la macchina, e poi agiva d'istinto. "I dati ci avevano deluso, quindi invece di continuare a cercare una risposta nei dati, ha seguito il suo istinto basandosi sul mio feedback. Più spesso che no, funzionava".

Carlo Santi, Ferrari
Carlo Santi, l'ingegnere di pista pro tempore di Lewis Hamilton

l'ingegnere di pista in F1: capire l'uomo prima ancora della macchina

Hinchcliffe racconta di aver lavorato con uno degli ingegneri più brillanti che abbia mai incontrato, una mente capace di leggere la dinamica del veicolo meglio di chiunque altro in quel team. Eppure qualcosa mancava. "Diceva sempre che se fosse ingegnere di robot, non perderebbero mai". Il problema era che dall'altra parte del muretto non c'è un robot, ma una persona, con le sue giornate storte, le sue insicurezze, i suoi picchi emotivi.

Tirare fuori il meglio da un pilota è un'arte. Lambiase che richiama Verstappen quando si scalda troppo, Joseph che accompagna Norris attraverso un momento di pressione: non sono dettagli, sono spesso la differenza tra un campionato vinto e uno perso. Ogni driver risponde a stimoli diversi, e un grande ingegnere lo sa - e lo usa nel momento giusto, senza forzare.

Il caso Hamilton-Adami è l'esempio opposto. Sembrava che l'ingegnere non riuscisse a trovare il registro giusto con il suo pilota. Né le parole giuste, né il momento giusto per dirle. E quando quella sintonia manca, anche il talento più cristallino fatica a esprimersi.

Lewis Hamilton si confronta col suo ingegnere di pista, Riccardo Adami

Poi c'è la fiducia, che in questo rapporto non è mai scontata e non funziona in una direzione sola. L'ingegnere si guadagna quella del pilota migliorando la macchina sessione dopo sessione. Il pilota si guadagna quella dell'ingegnere dimostrando che il suo istinto, a volte, vale più di un sensore. E quando uno dei due ha torto - perché capita - la parte perdente deve essere capace non solo di ammetterlo, ma quasi di esserne contenta. Perché significa che l'altro ha ancora una volta dimostrato di meritare fiducia.

È questo equilibrio fragile e prezioso che trasforma due professionisti bravi nel loro mestiere in qualcosa di più: un team dentro il team. E quando funziona davvero, dice Hinchcliffe, "sembra di avere un partner in macchina. E questo può farti sentire invincibile".

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