Questa Formula 1 innaturale, antistorica e boriosa non ci piace
Le prime qualifiche stagionali mostrano piloti costretti a gestire l’energia più che a spingere: serve una riflessione sul futuro tecnico della categoria.

Le prime qualifiche della stagione di Formula 1 2026 si sono disputate all’alba, mentre la Vecchia Europa sonnecchiava ancora, e rappresentavano uno dei momenti più attesi dell’avvio del nuovo ciclo tecnico. Era la prima vera occasione per osservare il potenziale delle power unit di nuova generazione alla massima potenza, dopo lo shakedown di Barcellona e i sei giorni di test invernali del Bahrain.
L’aspettativa era alta. Si trattava del primo confronto diretto tra le monoposto in configurazione da qualifica, con tutti i sistemi spinti al limite. Tuttavia, quanto emerso dalla sessione lascia più di una perplessità. Anzi, siamo onesti: ha fatto venir fuori delusioni cocenti e pure un tanto, troppo, fastidio.
Già durante i test si era percepita una tendenza anomala: i piloti sembravano meno concentrati sulla pura prestazione e più impegnati nella gestione energetica della componente elettrica della power unit. Le qualifiche hanno confermato in pieno questa sensazione.

Formula 1 2026 - Qualifiche tra gestione energetica e prestazione sacrificata
Basta osservare con attenzione il giro che ha consegnato la pole position del Gp d'Australia a George Russell. Il pilota britannico ha inflitto otto decimi al primo rivale non motorizzato Mercedes, ma il modo in cui quella prestazione è stata costruita racconta molto della situazione attuale.
Nei tratti tradizionalmente percorsi in pieno gas, il driver della Stella a Tre Punte è stato costretto ad alzare il piede dall’acceleratore nel mezzo dei rettilinei, intervenendo sul cambio e modulando la velocità per favorire la ricarica dei sistemi elettrici. Un comportamento che, fino a pochi anni fa, sarebbe stato impensabile nella massima categoria del motorsport.
Non si tratta delle pratiche ormai familiari come il lift and coast o il cosiddetto clipping. Qui siamo davanti a qualcosa di diverso: una gestione energetica così invasiva da influenzare direttamente la dinamica del giro lanciato.
Le stesse criticità erano già state segnalate nei mesi scorsi da diversi piloti. Tra i più espliciti c’è stato Max Verstappen, ma osservazioni simili erano arrivate anche da Lewis Hamilton e da altri interpreti della cosiddetta “vecchia scuola”, che avevano espresso dubbi sull’eccessivo peso attribuito alla componente elettrica nel nuovo regolamento. La realtà vista in pista sembra aver superato le preoccupazioni iniziali.

Una Formula 1 che rischia di perdere la propria identità
Il momento più emblematico si è verificato durante la Q3. Nella fase decisiva della sessione, quella più calda e tirata, alcuni piloti hanno affrontato addirittura due giri di preparazione con l’obiettivo di caricare al massimo le batterie prima di tentare il giro veloce.
Una strategia che, paradossalmente, non ha nemmeno risolto il problema. Anche nella tornata lanciata è stato necessario ricaricare energia in determinate zone del circuito, proprio in quei tratti che storicamente rappresentano i punti di massima velocità delle monoposto di Formula 1. È un cambio culturale prima ancora che tecnico.
La Formula 1 ha sempre rappresentato la massima espressione dell’ingegneria applicata alla velocità, un laboratorio in cui l’ibridazione è stata introdotta senza mai mettere del tutto in discussione il principio fondamentale della prestazione assoluta. Oggi, invece, sembra che l’equilibrio si sia spostato troppo verso l’elettrificazione. Il rischio è che la categoria perda progressivamente la propria identità tecnica.
La Formula 1 non può sovrapporsi alla Formula E
Quando Verstappen ha parlato del pericolo di trasformare la Formula 1 in una sorta di nuova Formula E, non lo ha fatto con intento polemico nei confronti della serie elettrica. La Formula E rappresenta un percorso tecnico coerente con la propria filosofia.
Il problema nasce quando due mondi diversi finiscono per sovrapporsi fino a confondersi. La Formula 1 ha costruito la propria storia su un altro tipo di paradigma ingegneristico. Spingere eccessivamente verso una gestione energetica così invasiva rischia di alterare proprio quella dimensione tecnica che ha reso questo sport unico. Per questo motivo serve una riflessione seria e condivisa.

Nel nostro piccolo, come Formulacritica, riteniamo che chi ha il compito di legiferare nel motorsport debba osservare con grande attenzione quanto emerso in queste prime qualifiche stagionali. Non si tratta di chiedere interventi affrettati o decisioni unilaterali, ma di aprire un confronto strutturato tra tutte le parti coinvolte.
Da un lato la FIA, che scrive e applica i regolamenti. Dall’altro Liberty Media, attraverso la FOM, insieme ai team e ai costruttori di power unit. Solo un tavolo tecnico condiviso può affrontare il nodo che sta emergendo. Perché ciò che si è visto oggi non è semplicemente una novità regolamentare da digerire. È il segnale di un possibile impasse tecnico che, se non affrontato con rapidità e risolutezza, rischia di incidere sulla natura stessa della Formula 1.