Ferrari: Hamilton ricrea la connessione vincente della Mercedes
Carlo Santi ha costruito con il britannico un rapporto tecnico e umano che sta contribuendo alla rinascita del sette volte campione del mondo.

È un nuovo Lewis Hamilton quello che stiamo vedendo nel Mondiale 2026. Nuovo rispetto alla versione osservata lo scorso anno, nel suo primo anno in Ferrari, quando ha faticato notevolmente sia con la SF-25, ultima vettura della generazione a effetto Venturi, sia nel processo di adattamento al team.
Un Hamilton diverso rispetto al primo anno in Ferrari
Non era semplice passare dal mondo Mercedes, nel quale ha sviluppato gran parte della sua carriera, a un ambiente completamente diverso, dove trovava un pilota come Charles Leclerc già perfettamente inserito e con un peso tecnico e carismatico molto importante all'interno della squadra.

Una delle cose che non hanno funzionato nella prima stagione è stata anche la relazione con il suo ingegnere di pista, Riccardo Adami, già storico riferimento di Carlos Sainz. I due, a pelle, non si sono mai realmente presi. Non c'è stata empatia, ma non si è nemmeno sviluppata una vera sintesi tecnica. I team radio ascoltati durante le sessioni e le gare erano spesso caratterizzati da incomprensioni e, talvolta, anche da tensioni eccessive, inevitabilmente alimentate da prestazioni inferiori alle aspettative di tutti.
Nel 2026 Ferrari, direttamente con Fred Vasseur, ha deciso di intervenire per sanare questa problematica. Come spesso accade, è stata la figura meno esposta mediaticamente a pagarne le conseguenze. Maranello non poteva certo rimuovere Lewis Hamilton e ha quindi riallocato Riccardo Adami in altri programmi interni al team. L'ingegnere italiano non opera più al fianco del sette volte campione del mondo.
Si è discusso molto del possibile sostituto. A un certo punto Ferrari aveva acquisito le competenze di Cedric Michel-Grosjean, proveniente dalla McLaren, e sembrava che fosse questi il principale candidato a diventare il nuovo ingegnere di pista del britannico.

Carlo Santi, il "Bono italiano" che ha conquistato Hamilton
Invece è emersa con forza la figura di Carlo Santi, ingegnere di lungo corso all'interno di Maranello, professionista preparatissimo e persona dai modi estremamente pacati.
Santi ha iniziato a lavorare con Hamilton già durante l'inverno al simulatore, prima ancora della presentazione della SF-26. È stato accanto al pilota nei test con le vetture di vecchia generazione, nelle sessioni TPC a Fiorano, nei pre-test di Barcellona e successivamente in tutte le prove invernali svolte con la nuova monoposto in Bahrain.
Un feeling che si è acceso immediatamente e che si è consolidato progressivamente, favorito anche dalle sensazioni decisamente più positive che Hamilton ha sviluppato nei confronti delle monoposto nate sotto l'attuale regolamento tecnico.
Così, mentre il ruolo di Micheel-Grosjean è gradualmente passato in altri reparti, è cresciuta sempre di più la centralità di Carlo Santi, diventato ufficialmente e definitivamente l'ingegnere di pista di Lewis Hamilton.
Proprio ieri, nel media day del Gran Premio di Montecarlo, il britannico ha parlato di Santi definendolo il Peter Bonnington della Ferrari, il "Bono italiano", richiamando la figura dell'ingegnere che ha avuto un ruolo fondamentale nei suoi anni di successi e vittorie in Mercedes.
È come se Ferrari, a un certo punto, avesse compreso che per esaltare al massimo le prestazioni di Lewis Hamilton fosse necessario riportarlo in una comfort zone non soltanto tecnica, ma anche mentale. Il rapporto con il proprio ingegnere di pista ha accompagnato tutta la carriera del britannico e si è spesso rivelato determinante nel valorizzarne le indiscutibili qualità.
Anche la scelta, ribadita per il Gran Premio di Monaco dopo quanto già avvenuto a Miami, di non utilizzare il simulatore per preparare il weekend sembra andare in questa direzione. Una decisione condivisa proprio con Carlo Santi, che ha assecondato il pilota senza spingerlo, come invece accadeva più frequentemente in passato, verso una metodologia nella quale Lewis probabilmente credeva poco.

Lewis è un racer di vecchio stampo. Ha bisogno di annusare l'asfalto, di percepire direttamente le sensazioni che arrivano dalla pista. Il simulatore, in diverse occasioni, ha contribuito a mandarlo fuori strada nelle valutazioni. Anche durante gli anni in Mercedes, pur utilizzandolo regolarmente, non è mai stato tra i piloti che vi facevano maggiore affidamento, preferendo fidarsi delle indicazioni che emergono dal contatto diretto con il tracciato.
In questa particolare fase della sua carriera, Lewis Hamilton sembra aver trovato una spalla forte sulla quale appoggiarsi e con cui costruire nuovamente le proprie prestazioni. Sarà interessante capire se, nel prosieguo della stagione, questo legame riuscirà a tradursi in risultati ancora più importanti rispetto a quelli che stanno già emergendo in questa prima fase del campionato.
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