F1 – Graeme Lowdon: “Bianchi non sarà dimenticato”
Il ricordo dell’incidente del pilota francese, avvenuto a Suzuka, è uno dei momenti più dolorosi nella carriera del team principal della Cadillac, all’epoca in Marussia

Nel 2014 Graeme Lowdon ricopriva il ruolo di team principal della scuderia Marussia. Il GP del Giappone si disputò con condizioni meteo estreme: pioggia torrenziale e visibilità molto ridotta nelle fasi finali della gara. Dopo l’incidente di Adrian Sutil con la Sauber, alla curva Dunlop, una gru entrò nella zona di fuga per rimuovere la monoposto. Pochi istanti dopo, nella stessa curva, Jules Bianchi perse il controllo della sua vettura e impattò violentemente contro il mezzo di soccorso, riportando gravi traumi cranici. Il pilota francese entrò in coma e si spense il 17 luglio 2015 in un ospedale di Nizza.

Le sensazioni immediate di Lowdon
Lowdon ha ricordato che fin dai primi istanti apparve chiaro quanto la situazione fosse drammatica: “Io stesso sono padre. Non riesco a immaginare cosa abbiano provato i genitori di Bianchi quando hanno preso l’aereo dalla Francia. Sono arrivati in ospedale e hanno chiesto immediatamente delle sue condizioni”.
Ha raccontato di aver accompagnato personalmente Bianchi all’ospedale di Mie Prefectural General Medical Center, dove rimase diversi giorni, dormendo a volte sul pavimento. Solo quando uscì dall’edificio e tornò alla luce del sole, ancora con addosso la divisa da gara, realizzò pienamente la gravità di quanto era accaduto.
Lowdon ha ammesso che la sensazione che ancora oggi prevale è una profonda tristezza: “L’emozione dominante è sicuramente quella della tristezza”.

La gestione del team nei giorni successivi
Nonostante lo shock, il team dovette prepararsi per il successivo Gran Premio di Russia. Lowdon arrivò a Sochi in ritardo perché era rimasto in Giappone accanto a Bianchi e alla sua famiglia. La Marussia scelse di non schierare la seconda vettura, ma decise comunque di preparare la monoposto di Bianchi con un telaio di riserva, come se il pilota dovesse tornare in pista.
Il manager ricorda quei momenti: “Volevo dare al team qualcosa su cui concentrarsi. C’è un legame molto forte tra un pilota e il suo team, ma senza nulla da fare in pista i ragazzi non riuscivano a smettere di pensare all’incidente. Anche i meccanici più esperti faticavano a gestire la situazione e avevamo bisogno di aiutarli a ritrovare un minimo di normalità”. Mentre Max Chilton correva, il personale addetto alla vettura di Bianchi lavorò sulla macchina di riserva per mantenere un senso di operatività.
Lowdon ha raccontato anche le difficoltà logistiche e umane di quei giorni: “Eravamo lì a cercare di prenderci cura di Jules e della sua famiglia, mentre lui era in coma”.

Il messaggio a Bianchi e l’importanza del suo ricordo
Quando la Marussia rischiava seriamente di chiudere, Lowdon si impegnò con tutte le forze per trovare nuovi sponsor principali. Una volta assicurato il sostegno necessario, andò a trovare Bianchi in ospedale a Nizza e gli parlò, anche se si trattava di un monologo: “Gli ho detto che il team avrebbe continuato a operare nel 2015. Era una conversazione a senso unico, ma per me era molto importante”. Ha sottolineato più volte il ruolo fondamentale di Bianchi per la squadra: “Senza Jules, il team non esisterebbe, senza dubbio. Nella mia carriera ho visto tanti piloti, ma lui aveva quella qualità in più di cui hai bisogno”.
Graeme Lowdon ha concluso ribadendo quanto sia importante mantenere vivo il ricordo di Jules Bianchi: “Per me è fondamentale che Jules non venga dimenticato. Era un grande pilota e un grande membro del team. Avrebbe potuto ottenere ancora molto di più in questo sport. È importante che la F1 lo ricordi. Anche la sua famiglia non vuole che venga dimenticato”. Ha ricordato inoltre l’attività della fondazione intitolata a Bianchi, che organizza eventi di karting per bambini, come un segno concreto di continuità e tributo al pilota francese.
Il manager ha descritto Bianchi come un pilota dal talento speciale e dal carattere che ha lasciato un segno indelebile su tutta la squadra, sottolineando che la sua eredità deve essere preservata sia nello sport sia attraverso iniziative come la sua fondazione.
Crediti foto: SkySports, Getty Images