toyota wec
La Toyota #8 in azione alla Variante Alta - Alessio Garofoli per Formulacritica

Il percorso verso i regolamento tecnico hypercar del FIA WEC 2030 è ufficialmente entrato nella sua fase embrionale, ma i primi segnali politici iniziano già a delineare uno scenario complesso. L’obiettivo condiviso da FIA e ACO è chiaro: superare la coesistenza tra LMH e LMDh per convergere verso una piattaforma tecnica unica.

Una direzione che, nelle intenzioni, dovrebbe semplificare il sistema e ridurre – se non eliminare – il ricorso al Balance of Performance, tema sempre più centrale nel dibattito interno al paddock.

IMSA osserva: il contesto globale cambia

Nel processo di definizione dei regolamenti sarà coinvolta anche IMSA, oggi parte integrante dell’ecosistema Hypercar. Il campionato nordamericano sta però vivendo una fase delicata, con un parco vetture in progressiva contrazione: Lamborghini ha già concluso il proprio programma, mentre Acura ha già annunciato che alla fine della stagione 2026 lascerà la competizione, chiudendo anche le porte ad eventuali supporti da parte di team privati.

L'Acura #60 in azione nel corso del Roar Before the Rolex 24

Un elemento che rende ancora più strategica la definizione di un regolamento comune: mantenere attrattiva globale e sostenibilità economica sarà fondamentale per evitare una riduzione ulteriore della griglia.

Il nodo centrale: costi contro libertà tecnica

La convergenza tra LMH e LMDh apre inevitabilmente un confronto tra due filosofie opposte. I costruttori LMDh spingono per mantenere una struttura regolamentare controllata nei costi, elemento chiave del loro modello. Al contrario, i marchi LMH difendono la possibilità di sviluppare tecnologie proprietarie, ritenute essenziali sia sul piano sportivo che industriale.

Uno dei punti più sensibili riguarda il sistema ibrido: secondo quanto emerso, diversi costruttori LMH non sono favorevoli a una standardizzazione completa della componente, considerata parte integrante dell’identità tecnica delle vetture.

Sarà un vero e proprio rompicapo per FIA ed ACO riuscire a trovare un compromesso regolamentare utile a tutti, vista anche la netta sproporzione tra corruttori LMDh e LMH, con un netto vantaggio dei primi. Cercare di accontentare tutti e scontentare meno squadre possibili, soprattutto tra i costruttori hypercar, sarà impresa ardua, ma sarà necessario se si vorranno mantenere i grandi nomi da entrambe le parti.

Le posizioni di Toyota e Peugeot

Le dichiarazioni di due dei costruttori impegnati nel fronte LMH aiutano a comprendere meglio la direzione del confronto.
 

TR010 Hybrid
TR010 Hybrid

Per Toyota è David Floury, direttore tecnico di Toyota Gazoo Racing, a delineare il quadro politico e tecnico:

“Ci sono molte parti coinvolte, tra FIA, ACO e IMSA, oltre ai costruttori. Non sarà facile accontentare tutti”.

E aggiunge, facendo capire come non ci sia alcuna urgenza di rivoluzione:

“È ancora presto, non abbiamo davvero iniziato a lavorare sul tema. Probabilmente non serve rivoluzionare tutto”.

Parole che confermano due concetti chiave: complessità politica e assenza di fretta, con un riferimento implicito anche alle priorità attuali – su tutte il BoP.

Sul piano tecnico, la posizione Toyota resta netta anche sul tema ibrido, ritenuto un elemento da preservare e non da uniformare.

Peugeot 9x8
Peugeot 9x8

Dal lato Peugeot, è invece Emmanuel Esnault a rappresentare la posizione del marchio francese. Anche Peugeot, come Toyota, sviluppa internamente il sistema ibrido anteriore e considera questo aspetto un punto non negoziabile nel processo di convergenza.

In questo senso, la linea condivisa dai costruttori LMH è chiara: apertura a un regolamento comune, ma netta contrarietà a una standardizzazione completa – soprattutto della componente ibrida.

Tempistiche e scenario politico

Dalle federazioni filtra un cauto ottimismo sulla possibilità di arrivare a una prima definizione del regolamento in tempi relativamente brevi. Tradizionalmente, annunci di questa portata trovano spazio nel weekend della 24 Ore di Le Mans, ma un’ufficializzazione già nell’edizione di quest’anno appare, al momento, prematura.

Non solo per la complessità della trattativa, ma anche per le priorità attuali evidenziate dagli stessi costruttori.

Toyota, infatti, attraverso le parole di Floury, ha sottolineato come non ci sia un’urgenza immediata nel definire il 2030, lasciando intendere che le criticità del presente – con un chiaro riferimento al BoP – rappresentino un tema ben più urgente da risolvere.

Un equilibrio ancora tutto da costruire

Il quadro che emerge è quello di un cantiere regolamentare aperto, dove gli interessi in gioco sono molteplici e spesso divergenti. FIA e ACO puntano a semplificare e rendere più trasparente il sistema, mentre i costruttori chiedono garanzie sulla tutela degli investimenti e dell’identità tecnica.

Nel mezzo, IMSA osserva e partecipa, consapevole che il futuro della categoria passerà inevitabilmente da un equilibrio globale.

Più che una rivoluzione tecnica, il WEC 2030 si sta configurando come una lunga e delicata trattativa politica. E il punto di equilibrio, oggi, è ancora lontano.

crediti foto: Alessandro Vecchiarelli, Alessio Garofoli

Seguici e commenta sul nostro canale YouTube: clicca qui