F1 - Honda e il fantasma del 2015: è possibile una svolta rapida?
Le difficoltà della power unit nipponica hanno riportato alla memoria uno dei periodi più complicati della storia recente di Honda. Da Tokyo arriva un messaggio chiaro: il lavoro procede e c'è fiducia nella ripresa

In F1 c'è una convinzione che sta prendendo sempre più piede: il 2026, per certi aspetti, ricorda il 2015. Nel caso di Honda quell'anno segnò il difficile ritorno del costruttore giapponese nella massima categoria accanto alla McLaren.
Quando il passato torna a bussare alla porta
Undici anni dopo, il copione sembra aver riproposto alcune delle stesse criticità. Il debutto della nuova generazione di power unit non ha rispettato le aspettative e l'avvio del programma condiviso con Aston Martin è stato accompagnato da problemi di affidabilità e prestazioni che hanno inevitabilmente richiamato alla memoria le difficoltà vissute da Fernando Alonso durante la prima fase dell'avventura McLaren-Honda.
Un paragone che non arriva soltanto dagli osservatori esterni. Anche all'interno della casa giapponese esiste la consapevolezza di trovarsi di fronte a una situazione assai complessa, sebbene la convinzione sia quella di poter invertire rapidamente la tendenza.

A confermarlo è stato il presidente di Honda Racing Corporation, Koji Watanabe, che in un messaggio diffuso attraverso i canali ufficiali del marchio ha riconosciuto apertamente le difficoltà incontrate nella prima parte dell'annata iridata. "L'inizio della stagione 2026 è stato molto complicato. La nostra posizione attuale non è dove vorremmo essere. Tuttavia, nei momenti difficili ci affidiamo al nostro spirito di sfida che fa parte del DNA di Honda e HRC".
La nuova power unit Honda e il progetto “AMR26B”
Se il presente racconta una fase di sofferenza, il futuro del programma Aston Martin-Honda è legato a un pacchetto di aggiornamenti sul quale entrambe le strutture stanno concentrando gran parte delle proprie risorse. Da un lato c'è il lavoro portato avanti a Sakura per correggere le criticità emerse sulla power unit. Dall'altro prosegue lo sviluppo della AMR26, destinata a ricevere una profonda evoluzione che internamente viene identificata come AMR26B.
L'obiettivo è quello di far convergere gli aggiornamenti motoristici e quelli telaistico-aerodinamici, creando un salto prestazionale complessivo che possa consentire alla squadra di Silverstone di abbandonare le posizioni di rincalzo e avvicinarsi ai vertici della categoria.
Honda, almeno pubblicamente, evita di fissare scadenze precise. Il costruttore è consapevole che il recupero richiederà tempo e preferisce non alimentare aspettative difficili da soddisfare. Tuttavia, l'evoluzione della power unit rappresenta il fulcro dell'intero piano di rilancio.
Watanabe ha inoltre sottolineato come il rapporto operativo con Aston Martin stia crescendo costantemente settimana dopo settimana. "Tutti nel team stanno ancora lavorando duramente per migliorare l'unità di potenza del 2026. Il nostro rapporto con Aston Martin si rafforza ogni giorno. Al Gran Premio di Barcellona abbiamo avuto una riunione di squadra che ci ha dato l'opportunità di parlare apertamente e rafforzare la nostra fiducia. Mi è piaciuto parlare direttamente con molti membri del team".

La lezione della storia
Se c'è un elemento che distingue l'attuale situazione da quella vissuta nel 2015, è probabilmente l'esperienza accumulata da Honda negli ultimi dieci anni. Dopo il traumatico ritorno in Formula 1, il costruttore del Sol Levante è riuscito a impostare, insieme a Red Bull, uno dei cicli tecnici più dominanti dell'era moderna, conquistando titoli mondiali e imponendosi come riferimento assoluto nella progettazione delle power unit turbo-ibride.
Per questo motivo, all'interno dell'azienda prevale la convinzione che le difficoltà attuali rappresentino una fase transitoria e non una condizione strutturale del progetto. Il messaggio finale lanciato da Watanabe va proprio in questa direzione: riconoscere le delusioni accumulate nella prima parte della stagione senza però perdere di vista gli obiettivi di lungo periodo.
"Come squadra, continueremo a lavorare sodo insieme. Non ci arrenderemo mai, qualunque cosa accada. Comprendiamo che i risultati finora sono stati frustranti e condividiamo questo sentimento. Ma crediamo che il nostro duro lavoro ripagherà e continuiamo ad andare avanti".
Parole che ricordano da vicino quelle pronunciate da Honda nei momenti più difficili dell'era McLaren. La differenza, oggi, è che il motorista nipponico può guardare al proprio recente passato sapendo di aver già attraversato una crisi simile e di essere riuscito a trasformarla, nel giro di pochi anni, in una storia di successo. Ora Aston Martin attende che quella stessa capacità di reazione possa riportare competitività a un progetto nato per lottare ai vertici della Formula 1.
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