La nuova F1 ha già bisogno di correttivi profondi?
Regole sotto accusa: la Formula 1 rischia di perdere la propria identità. Il legislatore ha fatto un buco nell’acqua?

Il coro degli scontenti della Formula Uno “Next Gen” si fa sempre più corposo e canta a decibel crescenti. Vi abbiamo dato conto delle posizioni di Max Verstappen, Lewis Hamilton, Charles Leclerc e Fernando Alonso, tutti più o meno insoddisfatti di alcune caratteristiche emerse tra simulazioni e giri in pista. A quanto pare non sono i soli piloti a dolersi per la parabola tracciata dal legislatore. A esprimere insoddisfazione arriva anche il team principal del team campione del mondo che ha chiesto correzioni immediate dopo che, a Sakhir, sono emerse.
Le perplessità, quindi, non arrivano più soltanto dall’abitacolo. Dopo le prese di posizione dei piloti – che abbiamo già analizzato in un precedente focus, leggi qui – ora anche i team principal iniziano a esporsi pubblicamente sulla F1 2026 - 2030. E quando a farlo è Andrea Stella, n°1 del team campione del mondo in carica, il segnale merita attenzione.

Andrea Stella sottolinea le criticità della F1 2026
La nuova Formula 1, così come configurata dall’attuale impianto regolamentare, presenta criticità che iniziano a scontentare. Stella, nelle dichiarazioni riportate da Autosport, ha toccato alcuni nodi strutturali: sicurezza in partenza, difficoltà nei sorpassi e gestione energetica estrema in gara. Aspetti che, se non affrontati, rischiano di alterare l’identità stessa della categoria.
Il primo tema è quello delle procedure di partenza. L’ingegnere orvietano è netto: “Non stiamo parlando della velocità che raggiungi nelle qualifiche. Parliamo della sicurezza sulla griglia di partenza. Ci sono alcuni argomenti che sono semplicemente più importanti dell’interesse competitivo. E per me, garantire la sicurezza sulla griglia, che può essere ottenuta con una semplice regolazione, è una cosa ovvia".
"Dobbiamo assicurarci che la procedura di partenza della gara consenta a tutte le vetture di avere il propulsore pronto a partire, perché la griglia non è il luogo in cui si vuole che le vetture siano lente a partire. Questo è un interesse più grande di qualsiasi interesse competitivo. Quindi, penso che tutte le squadre e la FIA dovrebbero assumersi le proprie responsabilità quando si tratta di ciò che è necessario”.

Il passaggio chiave è il seguente: la griglia non può diventare un terreno di compromesso tecnico. Se la gestione energetica o le procedure attuali espongono al rischio di partenze ritardate o propulsori non pronti, l’intervento deve essere immediato. Non si tratta di spettacolo, ma di integrità operativa. Il concetto di sicurezza, stella polare brillantissima per FIA e FOM, non può essere subordinata a considerazioni strategiche.
F1 2026: ritorna l'incubo sorpassi difficili?
Il secondo fronte è prettamente sportivo. Con la revisione dei meccanismi legati al DRS e alla gestione dell’energia, la dinamica del sorpasso sembra essersi irrigidita. II legislatore aveva venduto la “nuova F1” come un inno alla facilità di sopravanzamento e invece ci ritroviamo con vecchi demoni a rinnovare antiche paure.
“In passato, il DRS creava un vantaggio dal punto di vista della resistenza aerodinamica per l’auto che seguiva. Quest’anno, quando si segue qualcuno, si ha la stessa resistenza e la stessa potenza, quindi diventa piuttosto difficile sorpassare. I nostri piloti hanno gareggiato con altri piloti durante questi tre giorni di test in Bahrain e hanno trovato estremamente difficile sorpassare".
"Il fatto di avere una quantità aggiuntiva di energia quando si segue e si è entro un secondo è difficile da sfruttare, perché questa energia extra può significare solo un po’ più di velocità alla fine del rettilineo. Come comunità dovremmo valutare cosa si può fare per garantire una ragionevole fattibilità quando si tratta di sorpassare. Altrimenti, perdiamo uno degli elementi fondamentali della natura delle corse: la possibilità di superare”.

Il punto è tecnico ma con ricadute identitarie. Se chi segue dispone della stessa resistenza e della stessa potenza, l’inerzia aerodinamica torna dominante. L’energia extra disponibile non si traduce in un reale delta di performance utile all’attacco, ma soltanto in pochi chilometri orari a fine rettilineo. La conseguenza è una Formula 1 più statica, dove la posizione in pista pesa oltre misura. E quando la possibilità concreta di sorpasso si riduce drasticamente, viene meno uno degli assi portanti della disciplina.
F1 2026: la sicurezza prima di tutto
Il terzo elemento riguarda la gestione del consumo energetico e carburante. E qui arriva la simbiosi tra Stella e i piloti che si sono lamentati di certe derive. Il ritorno massiccio del lift and coast, necessario per rispettare i limiti imposti, introduce variabili di rischio nelle fasi di inseguimento ravvicinato.
“Questa potrebbe non essere una situazione ideale quando si segue da vicino e può portare a una situazione di gara come quella che abbiamo visto diverse volte in passato con Webber a Valencia, Patrese in Portogallo e altri casi che sicuramente non vorremmo più vedere in Formula 1 (il decollo dell’auto che segue in seguito al contatto).
Insomma, variazioni improvvise di velocità in frenata o rilascio possono generare differenze di passo non prevedibili per chi segue, aumentando il rischio di contatti con conseguenze potenzialmente spettacolari ma pericolosissime. Se la gestione energetica diventa così invasiva da incidere sulla prevedibilità dinamica delle vetture, il problema non è più soltanto tecnico, ma sistemico.

F1 2026 - Guai a ignorare i campanelli d’allarme
Non sono più soltanto i piloti a dichiararsi spaesati rispetto alle nuove norme di pilotaggio. Ora anche un team principal di primo piano mette in discussione l’equilibrio complessivo del regolamento. Quando sicurezza, sorpassi e dinamica di gara finiscono contemporaneamente sotto esame, la questione non può essere archiviata come fisiologico assestamento post-regolamentare.
La Formula 1 ha sempre evoluto le proprie regole, ma senza snaturare i propri capisaldi: vetture pronte a scattare, duelli possibili in pista, prevedibilità dinamica sufficiente a garantire sicurezza. Se questi elementi vengono compressi in nome di un’architettura normativa troppo rigida, il rischio è una progressiva perdita di identità. Le parole di Stella non sono uno sfogo isolato. Sono un invito alla responsabilità collettiva. E, soprattutto, un promemoria: l’innovazione regolamentare non può diventare un esercizio autoreferenziale. Deve restare funzionale alla natura delle corse.
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