Ferrari 499P e Ferrari SF-26
La Ferrari 499P e la Ferrari SF-26 a confronto

Dopo il gran clamore suscitato dallo scorso weekend ad Imola, tappa inaugurale del World Endurance Championship 2026, avete iniziato a pensare che probabilmente esiste un mondo oltre la F1. Ed in effetti avete ragione: il WEC è un campionato mondiale che negli ultimi anni sta godendo di una splendente rifioritura, probabilmente incentivato anche dall’ampliamento degli orizzonti del pubblico sempre più affascinato dal Motorsport ad ampio raggio, oramai non più centrato prettamente sulla classe regina delle corse.

Perché se è vero che la serie tv Netflix “Drive to survive” ha raccolto parecchi proseliti per quanto riguarda esclusivamente la F1 (sebbene questa categoria di fan non sia stata ben accolta dai supporters storicamente fedeli), è altrettanto vero che una fetta di spettatori sembra genuinamente affascinata dal mondo dei motori in generale.

Audi R26
La Audi R26 in azione

WEC - F1: due mondi lontani

Il WEC è una grandiosa realtà ben consolidata: nata nel 2012 dalla partnership tra FIA (la celebre Fédération Internationale de l'Automobile) ed ACO (Automobile Club de l’Ouest) nel formato che conosciamo noi oggi, eredita tuttavia una modalità di gara vecchia oltre un secolo che culmina nel suo aspetto più popolare nella 24 ore di Le Mans.

Partendo proprio da questo, riconosciamo il primo evidentissimo tratto distintivo con la F1: qui parliamo di competizioni di durata (da un minimo di 6 ore come ad Imola, sino ad un massimo di 24 come a Le Mans), in cui la differenza la fanno non solo velocità e strategia, ma anche e soprattutto l’affidabilità. In F1, sebbene questi aspetti siano senz’altro cruciali, è importante poter spingere dall’inizio alla fine della competizione (salvo alcuni tratti guidati in gestione, qualora quel particolare stint ed i distacchi sugli avversari lo consentano) coprendo un arco temporale di massimo 2 ore.

Toyota TR010 Hybrid 6 ore Imola
Toyota TR010 Hybrid 6 ore Imola

E proprio a proposito di avversari, se in F1 il compagno di squadra è automaticamente il primo nemico in pista, al contrario nel WEC ogni vettura è guidata da un equipaggio di ben tre piloti: se per certi aspetti anche la F1 a suo modo è uno sport di gruppo, nel WEC questa sfumatura diventa evidente e si accentua in maniera esponenziale dal momento che quella stessa auto deve calzare a pennello per tre persone differenti, con stili di guida e reazioni diverse. Quindi se in F1 si cerca di creare un fit quanto più permeante possibile al singolo pilota che guiderà quella determinata monoposto, nel WEC la vettura sarà portata al successo grazie alle straordinarie capacità di adattamento dei tre piloti che entrano in gioco in fasi diverse della gara.

In che modo? Tramite i pit stop, altra evidente differenza: in F1 sono fulminei – dove una sosta di tre secondi si tramuta in un ritardo incisivo sul risultato finale – e prevedono solo cambio gomme, mentre nel WEC non solo è previsto quest’ultimo aspetto ma anche rifornimento carburante e sostituzione pilota, motivi per cui le soste diventano automaticamente più lunghe e complesse. Talvolta la chiave per ridurre le tempistiche sta nello scegliere di conservare uno stesso set di gomme per almeno due stint, riducendo le operazioni per i meccanici.

Il WEC e la sua varietà automobilistica

Ma uno degli aspetti che senz’altro desta più curiosità (o forse confusione) in chi guarda il WEC per le prime volte, è la molteplicità di vetture che vi corrono: in F1 le monoposto sono tutte uguali, ideate e sviluppate ognuna dal proprio team seguendo dettami derivanti dalle regole FIA dalle quali si può sfuggire soltanto sfruttando furbescamente le zone grigie, al contrario nel WEC si sfidano in contemporanea due classi differenti. Le Hypercar (cioè i prototipi più veloci) e le LMGT3 (derivate dalle auto stradali, quali Ferrari926 o Porsche 911): il risultato? Un festival di sorpassi in cui le Hypercar sono spesso in vantaggio, lottando parecchio non solo con l’avversario da superare ma anche con la gestione del traffico per arrivare al successo.

Charles Milesi Imola
Charles Milesi durante la 6 Ore di Imola 2026

Ed infine, la tematica più spinosa: su quale parametro si stabilisce una vittoria? Bella domanda. In F1 il punteggio è omologato a 25 per una vittoria, 18 per una medaglia d’argento e 15 per un bronzo, mentre nel WEC ogni competizione annovera una determinata cifra sulla base della durata di quella specifica tappa in calendario.

Se la gara in questione è una 6 ore (quindi una gara base), il sistema adottato è uguale a quello della F1 ma se invece parliamo di una durata di 8-10 ore, allora il podio varierà in 38-27-23 punti, cambiando ancora in 50-36-30 per quelle di 24 ore. In ogni caso, è sempre previsto un punto addizionale per la pole position in ogni categoria, ed è fondamentale aver coperto almeno il 70% della distanza percorsa dal vincitore della propria classe per poter effettivamente ottenere un punteggio. Per dirla in termini più semplicistici, vince chi macina più chilometri in tutte quelle ore: il parametro dunque non sono i giri come in F1, ma semplicemente lo scorrere del cronometro sino all’ora X.

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