WEC 2026 - Analisi 6 Ore di Spa: cosa è successo col BoP e cosa aspettarsi a Le Mans
BMW conquista la prima vittoria assoluta nel WEC, ma come leggere i risultati alla luce delle mille incognite in campo?

BMW vince la 6 Ore di Spa, portando a casa la prima vittoria della M Hybrid V8 nel Mondiale Endurance. La vettura #20 di WRT ha scelto una strategia alternativa ad inizio gara, togliendosi dal traffico e massimizzando il tempo in aria pulita. Il podio è completato dalla seconda BMW e dalla Ferrari #50, massimizzando il risultato di una gara corsa in condizioni non ottimali.
Analisi 6 Ore di Spa: ‘free air is king'
Sin dalle prove libere del giovedì, si era capita la compattezza che avrebbe caratterizzato il fine settimana belga. Le vetture, LMH e LMDh, tendono ad esprimere ragionevolmente il loro massimo potenziale nelle sezioni veloci, nelle quali a dominare è un flow da alta percorrenza. Non a caso, tenendo a mente la variabile del BoP, sulle Ardenne le differenze tra le vetture si sono assottigliate.
Persino i membri della squadra Genesis avevano parlato con fiducia all'alba del fine settimana. Come analizzato nella mattinata di venerdì, la situazione in pista presentava un gruppo molto compatto, nel quale a fare la differenza sarebbe stata la raceability delle singole monoposto. Allo stesso modo, il traffico compone un elemento cardine nell'espressione del massimo potenziale delle vetture. Viaggiare in aria libera, come è stato affermato in passato, garantisce una condotta di gara ottimale, come confermato da Hanson nel dopo gara.

Come è immaginabile, quindi, la BMW #20 possiede la media nettamente migliore del lotto. Avendo completato gran parte della gara in aria pulita, sono stati in grado di massimizzare la gestione delle gomme, fattore determinante su una pista ad alta energia laterale. Lo stesso Rast ha sottolineato l'importanza della chiamata strategica, parlando di una leggera mancanza di ritmo all'alba della gara.
Ferrari è riuscita a massimizzare la giornata con la #50, chiudendo sul podio nonostante lo sfortunato episodio ai box. Purtroppo, come osservato nelle ultime fasi di gara, Fuoco non aveva a disposizione i mezzi per sorpassare la BMW di Magnussen, con una 499P estremamente castrata nel suo punto di forza. Tuttavia, a Maranello possono ritenersi soddisfatti della strategia di gara, sfruttata egregiamente puntando sui punti di forza della monoposto italiana.

Sin dalle qualifiche le 499P facevano il tempo nel secondo settore, dove a dominare è il bilanciamento tra le sezioni lente, medio-veloci e veloci. Le vetture del Cavallino sembrano aver conservato una buona gestione delle gomme, seppur le Michelin 2026 restano ancora da scoprire del tutto. In Ferrari sembrano essere in grado di smorzare la potenza del BoP, con una vettura capace di passare sopra alle penalizzazioni imposte dagli organizzatori grazie ad una consistenza più che buona, similmente a quanto fatto dalla Toyota i primi anni di competizione.
I nipponici si sono ritrovati in difficoltà a Spa, con una vettura che sin dall'inizio del fine settimana non ha risposto come atteso. Sono stati svolti molti esperimenti a livello di assetto, con una valenza anche in ottica Le Mans, svolgendo la gara con filosofie di messa a punto differenti tra le vetture. Senza l'errore strategico dell'ultima neutralizzazione la #8 avrebbe molto probabilmente concluso sul podio. Nonostante ciò, resta la beffa di aver perso la lotta con la #20 a parità di strategia, e di aver perso la battaglia per il podio con la #7 di Kobayashi negli ultimi attimi di gara, sorpassata anche dalla Aston Martin #007.
Purtroppo, rimanendo all'oscuro del BoP, non siamo in grado di trarre vere e proprie conclusioni dal fine settimana belga, se non l'ennesima conferma della bontà delle 499P.
Analisi 6 Ore di Spa: la prima Le Mans ‘al buio’
L'appuntamento belga ha sempre rappresentato una sorta di preview della tappa francese, soprattutto alla luce delle caratteristiche del tracciato delle Ardenne. Spa tende a premiare l'efficienza aerodinamica, intesa come rapporto tra carico generato e resistenza all'avanzamento, fattore determinante a Le Mans.
Nel corso dell'inverno su queste pagine avevamo parlato di come Ferrari, nonostante un BoP a dir poco sfavorevole in tale ambito, riuscisse lo stesso a fare la differenza sugli allunghi del tracciato francese. I rumors parlavano di una 499P in grado di sfruttare più di altri un'efficace flessione dei profili alari, semi-confermati dalle parole di Cannizzo: “Abbiamo trovato un modo per essere competitivi, non possiamo dire che non lo fossimo, ma non è stato certamente facile”.
Da questa stagione gli organizzatori hanno introdotto modifiche al regolamento tecnico su questo aspetto, introducendo test statici più severi. Ciò ha ridotto il vantaggio delle 499P sul rettilineo? Ancora presto per dirlo, soprattutto alla luce di un BoP “invisibile” che rende praticamente impossibile andare oltre a semplici speculazioni.

Come osservato in Belgio, quando si è veloci in punti sbagliati è estremamente difficile progredire nelle classifiche. A Le Mans la raceability delle singole vetture sarà determinante, come lo è stata l'anno scorso. Cadillac, Toyota e BMW hanno lavorato sull'efficienza, cercando di colmare le lacune che il BoP non era in grado di tappare. Proprio in Jota, nonostante una gara a dir poco da dimenticare con una chiamata strategica da rivedere, si sono detti soddisfatti delle prestazioni, provando molte cose in ottica Le Mans.
Fino ad ora potremmo non aver assistito ai veri potenziali delle vetture, come successo la passata stagione con Porsche, in sordina fino proprio all'appuntamento francese. Lo scorso anno il BoP è stato deciso in base ai parametri di omologazione e della pista, senza basarsi sulle ultime gare e sui risultati migliori, riducendo il rischio di sorprese in gara. Tuttavia, le squadre restano in grado di nascondersi, seppur in maniera minima.
Lo scorso anno la gara si è giocata sulla gestione gomme negli attimi finali tra la Porsche #6 e le tre Ferrari, con le ufficiali beffate dal doppio stint e da errori di troppo. Questa stagione i protagonisti sembrano essere di più, alla luce di un BoP più penalizzante per tutti in modo da assottigliare quanto possibile le differenze.
Crediti Foto: Ferrari, Toyota