La battaglia a distanza: Mercedes provoca, Ferrari non ci sta
Tra provocazioni e risposte a distanza, il sette volte campione del mondo rilancia il dibattito sulla power unit Mercedes alla vigilia del GP di Silverstone.

Quando i motori sono spenti, spesso a rimanere acceso è il fuoco delle polemiche e dei botta e risposta a distanza. Per fortuna, tra due giorni, la Formula 1 tornerà in pista per il nono appuntamento stagionale. Inizia infatti il weekend, con il format Sprint, del Gran Premio di Gran Bretagna, in programma sullo storico e iconico circuito di Silverstone.
In questi giorni è andato in scena uno scambio di frecciate tra Mercedes e Ferrari. Va premesso che la Stella a Tre Punte, nelle otto gare disputate finora, ne ha vinte ben sette. L'unico successo sfuggito al team di Brackley è stato quello conquistato dalla Ferrari a Barcellona.
Eppure, come abbiamo raccontato in un altro approfondimento, Toto Wolff continua spesso a guardare verso Maranello, quasi a manifestare una sorta di complesso di inferiorità storico, ci sia consentita l'espressione. Anche quando la squadra che dirige domina il campionato, infatti, non manca mai un riferimento alla Ferrari.

Il manager austriaco ha dichiarato di essere sorpreso dal ritmo con cui la Ferrari sta continuando a sviluppare la SF-26, sottolineando come il Cavallino Rampante abbia ancora una notevole capacità di introdurre aggiornamenti, mentre Brackley avrebbe scelto una strategia più conservativa, limitandosi a pacchetti evolutivi di minore entità e con una frequenza inferiore.
Si tratta, con ogni probabilità, di una piccola provocazione. Ogni squadra, infatti, nel rispetto del budget cap e dei limiti imposti dall'Aerodynamic Testing Restriction, è libera di introdurre gli aggiornamenti che ritiene opportuni. Inoltre, Ferrari è nella posizione di chi deve inseguire, mentre Mercedes rappresenta oggi il benchmark del campionato. È quindi abbastanza naturale che chi rincorre sviluppi con maggiore intensità rispetto a chi si trova già al vertice.
Hamilton risponde e riapre il dibattito sulla power unit Mercedes
In questa battaglia mediatica è intervenuto anche Lewis Hamilton. Dopo il quinto posto ottenuto nel Gran Premio d'Austria - un risultato oggettivamente non soddisfacente né per il britannico, reduce dalla vittoria di Barcellona, né per Ferrari, che ha chiuso il fine settimana anche con l'ottavo posto di Charles Leclerc, sempre più alle prese con un momento complicato - il sette volte campione del mondo ha risposto smascherando, almeno secondo la sua interpretazione, il reale potenziale della Mercedes.

La W17, infatti, è entrata anch'essa nelle tabelle ADUO senza risultare il riferimento assoluto tra le unità motrici turbo-ibride della Formula 1. Un dato che ha fatto storcere il naso a molti osservatori e ha alimentato il sospetto che Mercedes abbia volutamente gestito i livelli di potenza per non mostrare il proprio reale vantaggio.
Va ricordato che il meccanismo ADUO prende in considerazione esclusivamente la parte endotermica della power unit, ambito nel quale Red Bull sarebbe emersa come riferimento. Hamilton, però, non è d'accordo con questa lettura e sostiene che Mercedes continui a fare qualcosa di diverso rispetto agli altri.
"Per un motivo o per l'altro è stata una questione di deployment. Alla fine del rettilineo restavo indietro e la Mercedes semplicemente continuava ad andare. Hanno senza dubbio il motore migliore. Non so come sia stato possibile che l'ADUO sia andata esattamente al contrario", ha tuonato il britannico.
Si tratta di un'affermazione importante da parte del sette volte iridato, perché continua ad alimentare i dubbi che da tempo circolano nel paddock sul fatto che Mercedes possa aver adottato strategie specifiche per non apparire come il punto di riferimento motoristico della Formula 1.
Il britannico ha poi aggiunto: "Hanno una potenza notevole alla fine del rettilineo, questo fine settimana molto più degli altri. Non so da dove derivi tutto questo. Dipende dalla batteria, è semplicemente dovuto a una maggiore velocità in rettilineo, a una minore resistenza aerodinamica o al turbo più piccolo? E in questa gara eravamo anche in alta quota".

Mercedes e l’arte della mimetizzazione
Parole che assumono un peso particolare perché arrivano da un pilota che ha trascorso dodici stagioni in Mercedes e conosce perfettamente le dinamiche interne del costruttore tedesco. Inevitabilmente il pensiero torna al 2014, quando Andy Cowell, allora direttore di Mercedes High Performance Powertrains, spiegò come il reparto motori evitasse in alcune circostanze di utilizzare tutta la potenza disponibile per non attirare eccessivamente l'attenzione della FIA, che avrebbe potuto intervenire per riequilibrare le prestazioni.
Non si può parlare di una vera e propria guerra tra Mercedes e Ferrari, né di un clima apertamente conflittuale. Tuttavia, continuano queste frecciate a distanza: da una parte Mercedes che allude alla straordinaria capacità di sviluppo della Ferrari, dall'altra il Cavallino che, attraverso le parole di Hamilton, lascia intendere qualche dubbio sul reale potenziale della power unit tedesca.
Sarà uno dei temi destinati ad accompagnare il Mondiale 2026. Nel frattempo, l'attenzione si sposta su Silverstone, gara di casa per Lewis Hamilton, circuito sul quale ha scritto alcune delle pagine più importanti della sua carriera e dove Mercedes potrebbe presentarsi ancora una volta come il punto di riferimento tecnico del weekend.
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