Ferrari, linea dura sul motore 2027: il no di Maranello mette in discussione le revisioni
La Scuderia si oppone ai cambiamenti sulla ripartizione endotermico-elettrico: al centro della discussione c’è l’ADUO, considerato decisivo per recuperare terreno sui rivali

La Ferrari parrebbe aver scelto una posizione netta. A Maranello non piace l’idea di intervenire nuovamente sull’equilibrio tra componente endotermica ed elettrica delle power unit previste per il 2027. Questa l'indiscrezione di The-Race. Una presa di posizione che, dietro la superficie politica, nasconde una convinzione tecnica molto precisa: l’attuale architettura regolamentare offre alla Ferrari margini concreti di crescita, soprattutto attraverso lo sviluppo dell’ADUO, il sistema di recupero energetico destinato a diventare uno degli elementi cardine della nuova generazione di propulsori.
Non è soltanto una questione di conservazione normativa. La Ferrari ritiene che modificare oggi la ripartizione energetica significherebbe alterare un intero impianto filosofico e progettuale costruito negli ultimi anni attorno a specifici parametri tecnici. Il tema centrale è la possibile revisione dell’attuale equilibrio 50/50 tra potenza elettrica e termica, soluzione che alcuni costruttori vorrebbero correggere temendo problemi di gestione energetica e competitività nelle future stagioni.

L’ADUO è il nodo centrale della partita politica
Dietro il dibattito regolamentare si muove una partita molto più delicata. La Ferrari considera l’ADUO uno strumento essenziale per colmare il gap che ancora separa la propria power unit da quella Mercedes che attualmente rappresenta il benchmark della categoria. Per questo motivo a Maranello viene vista con forte preoccupazione l’ipotesi di un alleggerimento delle regole sui motori già dal prossimo anno.
L’eventuale aumento del flusso di carburante, ipotesi discussa per ridurre la dipendenza energetica dalla parte elettrica, potrebbe infatti rendere meno determinante proprio quel lavoro di recupero energetico sul quale Ferrari starebbe investendo. E qui emerge il vero timore politico della Scuderia: se alcuni costruttori hanno già programmato investimenti e aggiornamenti specifici sull’ADUO, modificare le regole in corsa rischierebbe di riscrivere completamente i rapporti di forza.
Da questo punto di vista la posizione Ferrari appare coerente con la sua visione, ma meno “amica” di chi critica l'attuale bilanciamento di potenza. A Maranello ritengono che l’attuale framework regolamentare offra ancora margini di sviluppo sufficienti per migliorare l’efficienza complessiva della power unit senza dover ricorrere a correzioni artificiali. Cambiare oggi la distribuzione della potenza significherebbe azzerare parte del lavoro svolto e, soprattutto, ridurre il peso strategico di quelle aree nelle quali la Ferrari pensa di poter recuperare competitività.

Ferrari difende stabilità tecnica e investimenti già avviati
La questione non riguarda soltanto le prestazioni pure. In Formula 1 ogni modifica regolamentare innesca conseguenze economiche, progettuali e industriali enormi. Il Cavallino teme che un cambiamento della filosofia energetica possa favorire chi si trova attualmente in difficoltà, penalizzando invece chi ha impostato il proprio sviluppo seguendo fedelmente le direttive tecniche già approvate.
È una dinamica che la Formula 1 ha già vissuto più volte nella propria storia: quando emergono criticità o differenze prestazionali importanti, la pressione politica porta spesso a cercare compromessi regolamentari. Ma questa volta Maranello sembra intenzionata a difendere la continuità tecnica con maggiore fermezza.
La sensazione è che la Ferrari abbia individuato nell’evoluzione dell’ADUO una delle chiavi principali per il salto di qualità futuro. Perdere questa opportunità significherebbe non soltanto rallentare il recupero sulla Mercedes, ma anche vedere svuotato parte del lavoro concettuale svolto sull'attuale generazione di motori che resterà in vigore fino al 2030.
Ed è proprio qui che la posizione del team italiano assume un valore rilevante. Perché il dibattito sul 2027 non riguarda semplicemente una percentuale tra elettrico ed endotermico. Riguarda la direzione tecnica della Formula 1 e il valore degli investimenti già compiuti dai costruttori. Il Cavallino Rampante, in questo momento, sta dicendo con chiarezza di non voler cambiare strada. Questa linea rischia di mettere in discussione quanto previsto e annunciato dalla FIA. Sarà una lunga partita…
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