George Russell e quella chance che potrebbe non ritornare
Da potenziale pretendente al titolo a quasi separato in casa tra paranoie e rassegnazione. L'inglese sembra aver rinunciato alla corsa mondiale dopo soli 6 gran premi, schiacciato dai problemi di affidabilità della W17 e da un atteggiamento passivo

George Russell avrebbe rinunciato a quel tanto atteso e sognato titolo mondiale. Uno scenario che, nel guardare la prima gara stagionale, che si è conclusa proprio con la sua vittoria, nessuno avrebbe immaginato. Eppure, alla prima vera occasione di potersi giocare un titolo in carriera, Russell sta facendo tutto tranne che cogliere l'opportunità. Almeno, tale è l’impressione.
È vero, in gare come quelle della Cina o del Canada è rimasto vittima di problemi d'affidabilità della monoposto. A Shanghai si trattò di un bug al software della power unit mentre in Canada un guasto al motore lo costrinse al ritiro. Ma quello che non convince in George è l'atteggiamento. È un approccio un po' passivo, simile a quello che spesso viene imputato a Charles Leclerc. Un arrendersi agli eventi accettandoli con rassegnazione.
Si può comprendere la frustrazione per la sfortuna che lo ha colpito in quattro gare su sei - perché a Monaco non si sorpassa - ma questo vittimismo - se così possiamo definirlo - non fa bene né alla squadra né a se stesso.
Russell rischia di perdersi in un vortice di paranoie e preoccupazioni, dimenticando che la Formula 1 è soprattutto uno sport mentale, dove l'equilibrio psicologico fa la differenza, come sottolineato anche da Lando Norris durante la scorsa stagione.

L'ombra di Verstappen e la presunta clausola rescissoria
George Russell sta avendo un rendimento che non fa bene nemmeno alla squadra, soprattutto in un momento in cui nel paddock si parla già di un possibile riavvicinamento tra la Mercedes e Max Verstappen e dell'esistenza di una clausola contrattuale che potrebbe vedere il #63 lasciato a piedi qualora non fosse al passo del compagno di squadra. Ovviamente non c’è nulla di ufficiale, ma sono voci che a Monaco sono tornate in auge con insistenza.
Al di là della sfortuna, l’impressione è che a Russell manchi quella giusta attitude. Monte Carlo non era una pista, almeno sulla carta, in grado di esaltare le caratteristiche della W17. Ed invece, quasi a sorpresa, Kimi Antonelli ha portato a casa un weekend da leader assoluto. Ha vinto la gara, ma la prestazione migliore l’ha offerta al sabato, sottraendo all’ultimo istante la pole a Verstappen per una quarantina di millesimi.
Il britannico, al contrario, non ha mostrato quella grinta o quella marcia in più. Vero che il layout non aiuta, però guidando la stessa monoposto la domanda sorge spontanea: perché non è riuscito ad essere sullo stesso ritmo del team mate? Nel sentire le sue dichiarazioni post qualifica, non c’è stato nessun problema di natura tecnica o meccanica, ma semplicemente uno stile di guida che mal si sposa con la monoposto.
Parole dal quale si evince un pilota confuso, che non comprende come sia possibile che la vettura non sia più come quella di Melbourne, nonostante il suo stile - così come quello di Kimi - non sia cambiato. Ed è da qui che nasce il suo voler “abbandonare” la speranza chiamata mondiale.

Il confronto distruttivo con Antonelli e la chance del Montmeló
Vedersi sopravanzare in classifica piloti, al termine del 6° round stagionale dall’ex compagno di squadra, Lewis Hamilton, non migliora la situazione, anzi, non fa che aumentare il suo malumore. Però osservare un pilota che alla sesta gara di ventidue dichiara già chiuso il discorso mondiale, è sì sinonimo di demoralizzazione comprensibile, ma è un qualcosa che alla lunga può ritorcerglisi contro.
Per tornare a quanto accennato in precedenza, se Mercedes ha davvero intenzione di far valere quella clausola - qualora esistesse - o se nutre ancora un interesse concreto per Max Verstappen, l’atteggiamento di Russell non può che favorire i piani del team. Ciò che è certo è che George ha necessità di riscattarsi, anche per una questione personale.
Antonelli ha dalla sua la spensieratezza dei diciannove anni, un'età in cui si corre con zero preoccupazioni e con l'unico pensiero di premere il piede sull'acceleratore. Dall’altro lato dei box, invece, in questo momento non si ha quella lucidità ed è palese il periodo che sta affrontando, che non gli permette il pieno focus una volta abbassata la visiera.
Ma l’occasione potrebbe essere rappresentata dal GP di Barcellona (qui gli orari). Il tracciato del Montmeló è molto tecnico, presenta un lungo rettilineo iniziale che esalterà la power unit di Brixworth e offre molti cambi di direzione sia veloci che lenti. Guardando le prestazioni del Canada e di Monte Carlo, dove è rimasto in lotta fino al momento del ritiro, la W17 sembra sposarsi perfettamente con ogni caratteristica dei tracciati in calendario.
Il circuito spagnolo, dove l’anno scorso fu spinto fuori dall’olandese della Red Bull, può metterlo in lotta con il team mate e se così dovesse essere, la replica di una bagarre è da prendere in considerazione. Ad ogni modo, in questo momento, circondato da mille indiscrezioni di mercato, a Russell non serve a nulla abbattersi. Deve fare un reset totale, fare un passo indietro, lavorare su se stesso e ritrovare la rotta. Anche perché così facendo, il suo primo avversario non sarà più il bolognese, ma direttamente se stesso.