UFFICIALE - Red Bull annuncia l'ennesimo scossone organizzativo
La squadra di Milton Keynes interviene sulla struttura Performance e Design per aumentare integrazione e velocità di sviluppo

Nel bel mezzo della stagione 2026, Red Bull Racing interviene in maniera mirata sulla propria architettura tecnica, ridefinendo ruoli e responsabilità in uno dei nodi più sensibili dell’organizzazione: l’integrazione tra progettazione e performance.
Red Bull ridefinisce la catena tecnica
La mossa principale riguarda Ben Waterhouse, che assume con effetto immediato un ruolo ampliato come Chief Performance and Design Engineer. Una posizione che, nella sostanza, centralizza sotto un’unica guida due aree che nel ciclo regolamentare attuale devono dialogare in modo sempre più stretto: il design puro e la prestazione veicolo.
Waterhouse risponderà direttamente al direttore tecnico Pierre Waché (che resta al suo posto allontanando le ultime voci), rafforzando una linea decisionale più corta e, soprattutto, più coerente sul piano dello sviluppo. Il suo profilo interno garantisce continuità: arrivato nel 2014 dal mondo BMW Sauber, ha attraversato tutta l’evoluzione Red Bull moderna, passando per la Scuderia Toro Rosso fino a diventare Head of Performance Engineering nel 2017.

Il senso dell’operazione è dichiarato: aumentare l’integrazione tra i reparti e accelerare la produzione di soluzioni ad alte prestazioni. Tradotto in termini tecnici, significa ridurre i tempi tra concezione aerodinamica, validazione simulativa e riscontro in pista.
L’innesto di Andrea Landi e la logica di sistema
A partire dal 1° luglio entrerà nella struttura anche Andrea Landi, che assumerà il ruolo di Head of Performance riportando direttamente a Waterhouse. Il suo arrivo introduce un elemento esterno in una struttura tradizionalmente molto focalizzata sulla crescita interna.
Landi porta con sé un background rilevante maturato in Ferrari, dove ha ricoperto il ruolo di Deputy Head of Vehicle Performance, oltre a un’esperienza come Deputy Technical Director in VCARB. Un profilo quindi trasversale, con competenze che spaziano dalla dinamica veicolo alla gestione tecnica.

L’inserimento non è casuale: Red Bull sta cercando di rafforzare la propria capacità di interpretare un regolamento che richiede sempre più correlazione tra dati, simulazione e comportamento reale della monoposto. In questo contesto, la funzione performance diventa il vero snodo tra pista e fabbrica.
Red Bull - Una scelta che riflette il momento tecnico
Questi cambiamenti non sono una semplice rotazione interna, ma indicano una direzione precisa dopo mesi tumultuosi. Red Bull punta a consolidare un modello tecnico in cui le barriere tra reparti vengono progressivamente abbattute.
Nel ciclo regolamentare attuale il vantaggio competitivo non deriva solo dalla qualità delle singole soluzioni, ma dalla velocità con cui queste vengono concepite, validate e portate in pista. L’accentramento sotto Waterhouse e l’arrivo di Landi rispondono esattamente a questa esigenza.
Il comunicato parla di “ambizioni tecniche di lungo termine”, ma il tempismo suggerisce anche un’esigenza immediata: mantenere la leadership in un contesto in cui la convergenza prestazionale tra team è sempre più evidente.
Red Bull, ancora una volta, interviene non sul prodotto visibile – la monoposto – ma sulla struttura invisibile che lo genera. Ed è spesso lì che si costruiscono i vantaggi più difficili da recuperare.