Gp Gran Bretagna 2026 telemetria

Gp Gran Bretagna 2026 - La telemetria del giro che vale la pole position a Silverstone evidenzia un aspetto: Kimi Antonelli non è semplicemente il più veloce, è colui che riesce a sfruttare con maggiore continuità il pacchetto auto-motore. Ferrari resta molto competitiva nel misto, ma la gestione della power unit e delle fasi transitorie fa emergere differenze significative soprattutto nel secondo e nel terzo settore.

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Primo settore: Antonelli costruisce il vantaggio nelle transizioni

Silverstone è un circuito che premia la fluidità molto più della violenza nelle frenate. Nel primo settore il confronto tra Antonelli, Charles Leclerc e Lewis Hamilton mostra tre interpretazioni differenti della vettura e, soprattutto, della gestione della potenza disponibile.

Già dall'uscita della Abbey si nota come Antonelli riesca ad anticipare leggermente il ritorno al gas rispetto ai due ferraristi, mantenendo un'accelerazione estremamente progressiva. La curva della velocità resta quasi perfettamente sovrapponibile fino all'avvicinamento della staccata di Village, ma è proprio nella fase di rilascio che l'italiano fa la differenza.

La telemetria dell'acceleratore evidenzia infatti una modulazione molto pulita. Antonelli passa rapidamente dal 100% allo zero senza esitazioni, mentre Leclerc e Hamilton presentano piccole oscillazioni nella riapertura dell'acceleratore in uscita dalle curve lente. Sono dettagli apparentemente trascurabili, ma che incidono direttamente sulla stabilità della piattaforma aerodinamica e sulla capacità della power unit di erogare coppia senza richiedere continue correzioni.

Anche la pressione sul freno racconta una storia interessante. Le tre curve risultano molto simili come intensità massima, ma Antonelli tende a rilasciare il pedale con maggiore anticipo, lasciando che sia la percorrenza della vettura a completare la rotazione. È una tecnica che riduce il tempo trascorso nelle fasi di transizione e permette di anticipare il ritorno all'acceleratore.

Hamilton appare invece il più aggressivo nelle staccate iniziali, mentre Leclerc ricerca una rotazione leggermente più accentuata, sacrificando però qualche metro nella fase di riallineamento.

La conseguenza è evidente nel delta: il vantaggio Mercedes nasce proprio in questa parte del giro, quando Antonelli riesce a limitare le perdite di energia cinetica senza ricorrere a interventi bruschi dell'acceleratore.

Secondo settore: Maggotts-Becketts mette in evidenza la superiorità della Mercedes

È nel settore centrale che emerge il cuore della prestazione. La sequenza Maggotts-Becketts-Chapel rappresenta probabilmente il tratto più impegnativo dell'intero Mondiale, perché obbliga pilota, telaio e power unit a lavorare contemporaneamente ai massimi livelli.

Qui Antonelli mantiene il gas completamente aperto con una continuità impressionante. Le leggere modulazioni dell'acceleratore risultano minime rispetto a quelle osservate sulle Ferrari, segno che la W17 riesce a rimanere maggiormente stabile durante i rapidi trasferimenti di carico. Anche la velocità minima nelle variazioni di direzione resta mediamente superiore.

La differenza non nasce da un picco di potenza superiore, quanto dalla capacità della Mercedes di consentire al pilota di mantenere la vettura sempre all'interno della finestra ideale di aderenza.

Leclerc, osservando la telemetria, appare il pilota che cerca maggiormente la rotazione dell'anteriore. Questo comporta piccoli alleggerimenti dell'acceleratore prima del necessario e una leggera perdita di velocità nella seconda parte della sequenza.

Hamilton, invece, utilizza una guida più “tradizionale”, privilegiando la stabilità rispetto all'aggressività nell'inserimento. Il suo grafico dell'acceleratore mostra interventi leggermente più marcati, probabilmente per mantenere il retrotreno maggiormente sotto controllo.

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Compare dei giri motore Antonelli, Leclerc, Hamilton

Interessante anche l'analisi del regime motore (grafico in alto). Nel secondo settore Antonelli mantiene un andamento estremamente regolare degli RPM, indice di una gestione molto efficiente dei rapporti del cambio e dell'erogazione della parte elettrica della power unit. Le oscillazioni presenti sulle due Ferrari risultano invece leggermente più accentuate, suggerendo un utilizzo meno lineare della coppia disponibile.

Non si tratta necessariamente di una minore potenza, quanto di una diversa strategia di rilascio dell'energia. Ed è proprio qui che sembra emergere una delle qualità principali della Mercedes 2026: la capacità di trasformare la disponibilità energetica in accelerazione continua, senza costringere il pilota a continui aggiustamenti.

Terzo settore: Ferrari recupera, ma Antonelli gestisce meglio l'energia

Nel tratto conclusivo del giro il confronto cambia nuovamente. Leclerc riesce infatti a recuperare parte del ritardo grazie a una percorrenza molto efficace nelle curve veloci che precedono Vale e Club.

La sua velocità resta praticamente sovrapponibile a quella di Antonelli fino all'ultima grande frenata. È però nell'uscita delle curve lente che la Mercedes torna a fare la differenza.

Osservando contemporaneamente acceleratore, regime motore e velocità emerge come Antonelli riesca a ottenere una fase di trazione estremamente progressiva. Non cerca mai di utilizzare immediatamente tutta la coppia disponibile, ma costruisce l'accelerazione con grande gradualità.

Hamilton mostra un comportamento quasi opposto. Nel tentativo di massimizzare la spinta in uscita tende ad anticipare maggiormente il pieno carico dell'acceleratore, generando però leggere oscillazioni del regime motore che indicano una fase di trazione meno lineare. Leclerc rimane nel mezzo.

Il #16 utilizza un'accelerazione molto pulita, ma in alcuni punti è costretto a modulare il gas leggermente più di Antonelli, probabilmente per contenere il pattinamento del posteriore o per rispettare la strategia di distribuzione dell'energia elettrica.

È interessante osservare il delta finale. Per larga parte del terzo settore Leclerc riesce progressivamente ad avvicinarsi alla prestazione Mercedes, ma negli ultimi metri Antonelli ricostruisce parte del margine grazie a un'uscita dall'ultima curva estremamente efficace.

È una differenza che vale pochi centesimi, ma in una qualifica tanto equilibrata rappresenta esattamente il confine tra pole position e prima fila.

GP Gran Bretagna, Ferrari: Leclerc ritrova il sorriso e batte Hamilton
Leclerc sul layout di Silverstone

La power unit non vince da sola: conta come viene utilizzata

La lettura della telemetria suggerisce una conclusione interessante. La differenza principale non sembra derivare da una superiorità schiacciante della power unit Mercedes in termini assoluti, bensì dalla qualità con cui Antonelli riesce a sfruttarla durante tutto il giro. E questa è la virtù principale del V6 di Brixworth.

La sua guida presenta pochissime correzioni, una gestione estremamente pulita dell'acceleratore e una notevole continuità nella costruzione della velocità.

Hamilton ricerca maggiormente la prestazione attraverso frenate più incisive e riaperture aggressive del gas, mentre Leclerc continua a privilegiare una vettura molto libera in inserimento, caratteristica che gli permette di essere competitivo nelle curve veloci ma che richiede qualche compromesso nelle fasi di trazione.

L'impressione complessiva è che Mercedes disponga oggi del pacchetto più armonico tra telaio, power unit e gestione elettronica dell'erogazione. Antonelli ne sfrutta pienamente il potenziale con uno stile estremamente maturo, riducendo al minimo le perdite nelle transizioni e mantenendo la vettura costantemente nella finestra ideale di funzionamento. Cosa che Russell, a parità d'auto, non riesce a fare. 

Ferrari resta molto vicina sul piano della prestazione pura e, soprattutto con Leclerc, dimostra di poter competere in quasi ogni tratto del circuito. Tuttavia, il confronto telemetrico evidenzia come siano proprio i dettagli nella gestione della potenza, dell'energia recuperata e della progressione dell'acceleratore a determinare quei 175 millesimi che separano la pole position dalla prima fila.

Con una Formula 1 sempre più condizionata dall'integrazione tra parte termica, sistema ibrido ed elettronica di controllo, il giro di Silverstone rappresenta un esempio quasi didattico: non basta avere cavalli a disposizione, occorre riuscire a distribuirli nel momento giusto, con la continuità giusta e senza interrompere il flusso della prestazione. È esattamente ciò che Antonelli è riuscito a fare nel giro perfetto che gli è valso la pole position del Gran Premio di Gran Bretagna.


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