F1 - Stefano Domenicali: niente di nuovo sul fronte occidentale
Il manager imolese ha fornito degli importanti aggiornamenti per quanto riguarda l’imminente futuro del Campionato Mondiale della massima categoria.

Il Presidente e CEO della F1, Stefano Domenicali, ha espresso serie preoccupazioni riguardo alla tenuta del calendario 2026 a causa dell'escalation del conflitto in Medio Oriente, in particolare dopo gli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran e le successive rappresaglie iraniane che hanno coinvolto anche Bahrain e Arabia Saudita.
Il Gran Premio del Bahrain è in programma dal 10 al 12 aprile, seguito immediatamente da quello dell'Arabia Saudita dal 17 al 19 aprile a Jeddah. Queste due prove rappresentano la quarta e quinta tappa della stagione, dopo Australia, Cina e Giappone. Il conflitto ha già colpito direttamente la regione: basi statunitensi in Bahrain sono state prese di mira, e missili iraniani hanno raggiunto aree vicine, rendendo l'area instabile. Molti governi hanno emesso avvisi di non viaggiare, e la sicurezza per i team, personale e spettatori è diventata la priorità assoluta.
Domenicali ha ribadito a Sky F1 che nessuna decisione affrettata verrà presa: "Il nostro approccio, prima di tutto, è la sicurezza per tutti gli stakeholder rilevanti, le persone e anche il promotore stesso. Non vogliamo fare alcuna dichiarazione oggi, perché le cose si stanno evolvendo, cambiando, abbiamo ancora tempo per prendere la decisione giusta. Questa decisione sarà presa insieme".
Ha sottolineato che F1 sta monitorando la situazione ora per ora, in coordinamento con la FIA, i promotori locali e le autorità governative. Il presidente FIA Mohammed Ben Sulayem ha confermato che "la sicurezza e il benessere guideranno ogni scelta", escludendo rischi inutili.

Conseguenze logistiche e i possibili scenari
La complessità della Formula 1 rende ogni variazione un'operazione titanica: circa 3.000 persone devono essere spostate in tutto il mondo, con 900 tonnellate di attrezzature via aereo e ulteriori carichi via nave. Un test Pirelli in Bahrain è stato cancellato all'ultimo minuto a causa degli sviluppi, con evacuazioni rapide da Dubai, Bahrain e Doha. Domenicali ha descritto quei giorni come "molto intensi" per rivedere piani e proteggere il personale. Il trasporto marittimo verso il Golfo richiede decisioni entro circa due settimane, altrimenti diventa impossibile organizzare le gare in tempo.
Se le due gare venissero cancellate – scenario ritenuto probabile da molti osservatori se il conflitto non si placasse – il calendario passerebbe da 24 a 22 eventi, con un buco di oltre un mese tra il Gran Premio del Giappone a fine marzo e quello di Miami ad inizio maggio.
A differenza di altri casi, non sono previsti sostituti immediati: circuiti come Imola, Portimão, Istanbul o Paul Ricard sono stati menzionati in speculazioni, ma fonti interne indicano che F1 preferirebbe non forzare rimpiazzi logistici impossibili a breve termine, optando per una riduzione temporanea del programma piuttosto che rischiare instabilità ulteriore.

Prospettive e coinvolgimento dei team
I team chiedono chiarezza in tempi rapidi: Zak Brown CEO della McLaren ha rivelato incontri imminenti per discutere la crisi, mentre il pilota francese dell’Alpine Pierre Gasly ha espresso fiducia nelle scelte della F1, definendole "la decisione giusta". Toto Wolff CEO e team principal della Mercedes ha ricordato che la Formula 1 è "secondaria" rispetto alle priorità geopolitiche e di sicurezza globale.
Stefano Domenicali mantiene un approccio collaborativo, lasciando aperte tutte le opzioni – inclusa la cancellazione definitiva – ma attendendo evoluzioni concrete prima di agire, per bilanciare integrità del campionato e protezione di ogni persona coinvolta.
Crediti foto: F1, X, Red Bull Content Pool