Ferrari SF-26 Hamilton
Lewis Hamilton striglia la Ferrari SF-26 nei test del Bahrain

In un’intervista esclusiva rilasciata a L’Equipe, Fred Vasseur ha delineato con chiarezza l’approccio della Ferrari alla stagione 2026, entrando nel merito delle scelte tecniche che stanno alla base della SF-26. Il quadro che emerge è quello di una struttura che ha sfruttato la discontinuità regolamentare come leva progettuale, ma con la consapevolezza dei rischi insiti in una “tabula rasa” tecnica.

Uno dei temi centrali riguarda l’FTM, il sistema per il recupero di energia dai gas roventi di scarico che ha attirato l’attenzione del paddock nei test in Bahrain. Vasseur ha voluto ridimensionare ogni personalizzazione del merito:

"Non è una mia idea. Appartiene a un team. Io sono solo l’ultimo della catena. Ma sì, è bello vedere l’effetto che le nostre creazioni hanno nel paddock". Un passaggio che chiarisce due aspetti: da un lato la natura collettiva dell’innovazione tecnica, dall’altro la soddisfazione nel constatare l’impatto delle soluzioni Ferrari sul resto della griglia.

Fred Vasseur, team principal Ferrari

Nel lavoro sul concept 2026, Vasseur sottolinea come la libertà regolamentare abbia rappresentato al tempo stesso un’opportunità e un’insidia: "Per questa normativa del 2026 avevamo una tabula rasa, ed è stato entusiasmante. Ma è anche una trappola. La difficoltà sta nel mantenere l’esplorazione il più ampia possibile e nel non precipitarsi troppo presto in una direzione. Il vantaggio di una tabula rasa è che offre molte opportunità; lo svantaggio è che sono talmente tante da potersi perdere molto rapidamente".

È una lettura lucida dell'attuale fase concettuale: l’ampiezza delle variabili progettuali impone metodo, capacità di filtrare e disciplina nel processo decisionale.

Vasseur sulla Ferrari SF-26 modulare: progetto aperto e sviluppo integrato

Proprio per evitare rigidità strutturali, la SF-26 è stata concepita con un’impostazione modulare, in grado di integrare modifiche anche profonde nel corso della stagione, qualora il piano iniziale non producesse i risultati attesi.

Sul confronto con la concorrenza, Vasseur è netto: "Sarebbe poco professionale non farlo". Il riferimento è all’analisi delle soluzioni altrui. In un contesto regolamentare nuovo, il benchmarking incrociato resta una prassi tecnica imprescindibile. Ma il team principal richiama anche un punto spesso sottovalutato nel dibattito mediatico: "Ciò che conferisce a un’auto le sue prestazioni è raramente visibile. E le parti di cui parliamo servono solo a far funzionare il concetto generale della vettura. In realtà, le prestazioni sono l’insieme di una moltitudine di piccole cose".

Ferrari SF-26 Bahrain
Charles Leclerc nelle fasi finali dei test di Sakhir

Una dichiarazione che ridimensiona la centralità delle singole innovazioni “da fotografia” e riporta l’attenzione sulla coerenza sistemica del progetto: aerodinamica, meccanica, power unit, raffreddamento, controlli e gestione energetica devono operare come un unico organismo.

Fine dell’effetto suolo: il concetto 2026

Sul piano concettuale, la SF-26 nasce in un contesto segnato dalla fine della filosofia di effetto suolo. La priorità, secondo Vasseur, è chiara: "La ricetta, per tutti, con la fine dell’effetto suolo, è massimizzare la deportanza e consentire una buona interazione telaio-motore".

In questo scenario si inserisce anche la scelta del cosiddetto “DRS invertito”, resa possibile da margini regolamentari prima inesistenti: "I regolamenti precedenti non ci davano questo grado di libertà. Abbiamo visto in questa lacuna l’opportunità di massimizzare la SML (Straight Mode Line), per scivolare più facilmente nell’aria in rettilineo".

L’obiettivo è evidente: ottimizzare l’efficienza aerodinamica nelle fasi di massima velocità, senza compromettere il carico necessario in curva. La SML diventa così un parametro chiave nella nuova equazione prestazionale.

Charles Leclerc, Ferrari SF-26 Bahrain
Charles Leclerc alla guida della Ferrari SF-26

Vasseur: Ferrari SF-26 e lo sviluppo come priorità strategica

Nonostante le innovazioni già emerse nei test del Bahrain, Vasseur evita qualsiasi autocompiacimento. La prospettiva è orientata al medio periodo: "La cosa più importante non è avere una buona macchina adesso, ma riuscire a migliorarla nel corso della stagione. E con i ragazzi che abbiamo a Maranello, non vedo perché non possiamo farlo".

È un messaggio operativo più che motivazionale. Nel 2026, con architetture tecniche completamente ripensate, la capacità di aggiornamento continuo sarà determinante tanto quanto la bontà del concept iniziale.

L’intervista restituisce quindi un’impostazione metodica: esplorazione ampia in fase di progetto, modularità strutturale, attenzione alla coerenza sistemica e centralità dello sviluppo. In una stagione che si annuncia come una delle più complesse dell’era ibrida, la Ferrari punta a costruire un percorso, più che a inseguire un exploit isolato.

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