Ferrari-Hamilton: Barcellona basta per credere al titolo mondiale?
Montoya analizza il trionfo di Lewis Hamilton a Barcellona, spezzando l'idea di una Mercedes imbattibile ma rimandando il giudizio definitivo sulla Ferrari al GP del Belgio.

Juan Pablo Montoya è tornato a parlare della vittoria di Lewis Hamilton a Barcellona, che ha rappresentato il primo trionfo del pilota inglese con la Ferrari dopo 31 gare disputate. L’ex driver di F1, però, in realtà non si è soffermato su quanto accaduto sul circuito catalano, ma ha sottolineato un aspetto che può dire tanto sia sul livello di feeling e di connessione che Lewis ha con la vettura, sia del livello tecnico della SF-26.
Al momento i giochi per il Mondiale sono ancora aperti. Hamilton è tra i contendenti al titolo piloti della stagione 2026 e questo significherebbe non soltanto vincere l'ottavo titolo mondiale della carriera e diventare quindi il pilota più vincente di tutti i tempi, ma soprattutto conquistare il suo primo titolo in rosso. Diventerebbe così il primo pilota dell'era attuale ad aver vinto il mondiale con tre scuderie diverse.
Inoltre, prima di addentrarci nelle dichiarazioni del colombiano, lo zero di Kimi Antonelli nella scorsa gara, può assumere un peso significativo qualora le prestazioni del #44 dovessero continuare a progredire, non rendendo la vittoria di Barcellona un caso isolato.

Montoya vede in Spa-Francorchamps il vero esame per Hamilton e Ferrari
“La vittoria di Lewis Hamilton ha infranto l'idea che la Mercedes sia imbattibile" ha dichiarato Montoya. "La gente è entusiasta perché qualcuno ha messo sotto pressione la Mercedes. Ora c'è un'altra dimensione. In più, c'è il 'vecchietto' che tutti pensavano fosse finito che sta di nuovo lasciando il segno al volante della Ferrari".
Parole alle quali ha aggiunto un dettaglio di importante rilevanza: "Dobbiamo aspettare Spa per avere un quadro più chiaro. Al momento, l'affidabilità della Ferrari è sicuramente migliore. Ma sanno di essere indietro in termini di potenza".
Andando con ordine, si è sempre detto che fare bene sul circuito di Barcellona significa automaticamente aver prodotto una macchina solida. Ma che Ferrari avesse realizzato una monoposto ottimale dal punto di vista tecnico lo si era già capito nelle gare precedenti e nelle fasi iniziali dei test.
Più volte le altre squadre hanno preso ispirazione dal team di Maranello. Ne è un esempio la Red Bull, che ha realizzato una propria reinterpretazione dell’ala macarena. Quello che manca al Cavallino Rampante, come noto, è qualche cavallo rispetto alla Mercedes. La Power Unit italiana presenta ancora dei deficit rispetto a quella tedesca.
Dovrebbe però arrivare l'ADUO a partire dal GP d'Austria (qui il programma). Se la FIA deciderà di deliberare l’utilizzo del correttivo previsto dal regolamento, Ferrari dovrebbe ottenere un primo incremento pari al 2%, che tuttavia non dovrebbe produrre differenze enormi, anche perché un adeguamento analogo verrebbe concesso pure alla Mercedes.
Quel "tuttavia" potrebbe diventare qualcosa di concreto quando Ferrari potrà utilizzare anche l'altro 2% a disposizione. Ricordiamo infatti che il margine complessivo di ADUO è pari al 4%, ma probabilmente, potrà essere utilizzato soltanto tra il GP d'Olanda e quello d'Italia.

Ferrari e Hamilton: perché Spa può dire molto di più di Barcellona
Tornando al discorso principale, fare bene a Barcellona significa avere una macchina performante e Ferrari ha fatto bene in Catalogna, soprattutto con Hamilton. Questo è indice non soltanto della solidità tecnica della monoposto, ma anche di un pilota che quest'anno è veramente un tutt'uno con la vettura, al centro del progetto e ha realmente messo parte del proprio DNA all'interno della macchina.
Ci sono però altri circuiti che possono confermare il livello della monoposto e soprattutto il livello di confidenza del pilota. Fred Vasseur, al termine della gara catalana, lo aveva detto chiaramente: “Quest'anno non conta soltanto Barcellona, ma conta tutto il percorso di sviluppo tecnico nel corso della stagione”.
Se Montoya cita Spa-Francorchamps, alla lista potremmo aggiungere il circuito di Silverstone, perché si tratta di tre tracciati che per certi aspetti sono molto simili: presentano lunghi rettilinei, cambi di direzione e curve a media e alta velocità. Sono impianti che permettono di analizzare e verificare la vettura in molteplici situazioni e in una moltitudine di aspetti che poi si ritrovano nei vari layout presenti nel calendario.
Ma perché Montoya parla proprio di Spa-Francorchamps? Perché il circuito del Belgio viene da sempre soprannominato "l'università della Formula 1". Se a Barcellona si verifica principalmente il livello della vettura, a Spa non è che l'auto passi in secondo piano, ma emerge molto il pilota.
Viene fuori il livello prestazionale, il livello di confidence con la vettura, ecc. È giusto, quindi, ciò che dice Montoya: se lì Hamilton farà bene, dimostrerà che c'è davvero, che è pienamente consapevole del progetto, che è parte integrante di esso e che comprende perfettamente cosa stia facendo la squadra, a che punto si trovi e cosa possa ancora fare nel corso della stagione.

Lewis Hamilton: Silverstone e Spa per confermare la rinascita
In generale, Lewis Hamilton non ha bisogno di dimostrare nulla a nessuno. Quest'anno, però, ha bisogno di confermare i progressi fatti dalla prima gara stagionale fino allo scorso GP. È veramente a suo agio, è concentrato, si è circondato di persone che lo aiutano a estrarre il suo massimo potenziale e quello della vettura. Ha veramente le redini della situazione in mano, sa ciò che bisogna fare, sa cosa modificare, conosce il modo di lavorare della squadra e sa come lavorare con essa. È davvero tutto l'opposto rispetto alla stagione precedente.
Dopo Barcellona, quindi - seguendo il discorso del trittico - restano Silverstone e soprattutto Spa per capire se Hamilton potrà continuare ad avere concrete possibilità di giocarsi non soltanto l'ottavo titolo mondiale della carriera, ma anche il primo e, chissà, forse unico titolo con la Ferrari.