F1 - Jeddah e Imola: i figli e i figliastri di Liberty Media
Considerazioni sull’atteggiamento del gruppo americano nel voler recuperare a tutti i costi il GP d’Arabia Saudita. Cosa che non volle fare con quello di Imola del 2023.

Liberty Media sta valutando di reinserire il Gran Premio d’Arabia Saudita di F1, a Jeddah, nel calendario 2026 spostandolo a dicembre come evento di fine stagione. Una mossa che, se confermata, arriverebbe dopo la cancellazione delle gare mediorientali previste ad aprile a causa del conflitto fra gli Stati Uniti, Israele e l’Iran. L’obiettivo dichiarato è mantenere un numero elevato di appuntamenti per soddisfare gli accordi commerciali con broadcaster e sponsor. Tuttavia, questa operazione solleva dubbi consistenti sulla coerenza e sulla reale priorità del management della Formula 1.

Il precedente di Imola e l’alluvione del 2023
Nel 2023, il Gran Premio di Imola fu cancellato con soli quattro giorni di preavviso a causa delle devastanti alluvioni che colpirono la regione, causando vittime e danni ingenti. In quel caso, Liberty Media non cercò soluzioni alternative per recuperare l’evento in altra data della stessa annata.
La cancellazione fu accettata senza particolari tentativi di riprogrammazione, nonostante Imola rappresenti un circuito storico, amato dagli appassionati e situato in un Paese con forte tradizione motoristica. Il messaggio implicito fu chiaro: quando le difficoltà riguardano una località europea e coinvolgono questioni di sicurezza pubblica e solidarietà territoriale, la flessibilità sembra limitata.
Ieri, l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari ha ospitato con successo la 6 Ore di Imola, 1° round del WEC. L’evento ha confermato l’efficienza logistica del circuito e la capacità della città di organizzare un grande appuntamento internazionale di motorsport in piena sicurezza, con una forte partecipazione del pubblico.

Il contrasto con l’Arabia Saudita
Oggi, di fronte alla cancellazione di due gare mediorientali per motivi geopolitici, si discute invece di un recupero a fine anno, potenzialmente inserendo Jeddah tra Abu Dhabi e altre date di dicembre. Si tratterebbe di un calendario compresso, con possibili back-to-back o quadruple header, che aumenterebbero la fatica di team e piloti.
La differenza di trattamento appare evidente: da un lato un evento cancellato per cause di forza maggiore legate a una catastrofe naturale non viene recuperato; dall’altro, una gara legata a un contesto geopolitico instabile viene considerata per un ripescaggio tardivo, pur di preservare i ricavi da diritti televisivi e ospitalità.

Priorità commerciali sopra ogni altra considerazione
Liberty Media, da quando ha acquisito la F1, ha spinto per un’espansione globale del calendario, aumentando il numero di gare e puntando su mercati emergenti con forti investimenti statali. Questa strategia ha portato benefici economici, ma ha anche esposto il campionato a rischi di instabilità geopolitica e a critiche per la percezione di eccessiva dipendenza da certi partner. Il possibile recupero del GP saudita a dicembre appare come l’ennesimo segnale che le logiche di revenue prevalgono su coerenza sportiva, sostenibilità del calendario e rispetto per le tradizioni europee.
Imola, che ha già dimostrato resilienza dopo l’alluvione del 2023, rimane un’alternativa logica e culturalmente più coerente. Eppure, la scelta sembra orientata altrove. È un approccio che rischia di alienare il pubblico storico a favore di un’espansione che, pur remunerativa nel breve termine, appare sempre più fragile e opportunistica.
La Formula 1 di oggi sembra troppo spesso disposta a piegare il calendario alle esigenze commerciali, trattando diversamente emergenze simili a seconda della loro collocazione geografica e del loro impatto sui conti. Un atteggiamento che, a lungo andare, potrebbe erodere la credibilità del campionato più prestigioso del motorsport.
Crediti foto:F1, Getty Images, IMAGO