F1 – GP Monaco: la fortuna di non chiamarsi “Las Vegas”
Considerazioni sull’atteggiamento di fan ed appassionati a proposito dell’episodio dell’asfaltato saltato a Monte Carlo.

Nel GP di Monaco, l’asfalto ha ceduto in modo visibile su un tratto di pista recentemente rifatto, all’approccio dell’ultima curva. Il degrado ha generato detriti che probabilmente hanno contribuito a incidenti, come quelli di Charles Leclerc e Lance Stroll, costringendo la direzione gara a esporre la bandiera rossa con 10 giri rimanenti. Si è trattato di un’interruzione clamorosa su uno dei circuiti più iconici e delicati del calendario.
È significativo notare che la direzione gara, con a capo Rui Marques e i delegati FIA, aveva effettuato ispezioni preventive e avevano ufficialmente avallato la sicurezza del circuito prima dell’inizio dell’evento. Dopo l’interruzione, sono state condotte ulteriori verifiche sullo stesso tratto danneggiato, al termine delle quali è stato comunque dato il via libera alla ripartenza.
L’episodio ha evidenziato le difficoltà intrinseche nella gestione di un tracciato cittadino temporaneo, anche quando sottoposto a lavori di riasfaltatura mirati.

Il diverso trattamento mediatico
L’incidente ha generato commenti e analisi, ma è rimasto prevalentemente confinato nell’ambito delle discussioni tecniche e sportive, con toni generalmente comprensivi. Un’ipotesi controfattuale appare istruttiva: se un problema analogo di degrado della superficie si fosse verificato sul circuito di Las Vegas (che ha da poco rinnovato con un contratto fino al 2037), le reazioni di fan, appassionati e media sarebbero state presumibilmente molto più severe e generalizzate. Le critiche avrebbero probabilmente investito duramente l’organizzazione, la qualità dei lavori e l’affidabilità complessiva dell’evento.
Questo diverso approccio rivela una chiara tendenza di parte della comunità F1 a creare gerarchie di merito tra i circuiti. Monte Carlo beneficia spesso di un trattamento di favore: errori o problemi vengono minimizzati come “inevitabili conseguenze della storia e dell’unicità del tracciato”, mentre gli stessi inconvenienti su piste più recenti o americane scatenano attacchi feroci, meme virali e richieste di espulsione dal calendario.
Gli appassionati, in particolare sui social, dimostrano un atteggiamento ipocrita: difendono strenuamente la tradizione di Monaco anche di fronte a evidenti criticità di sicurezza e preparazione, ma diventano intransigenti giudici quando si tratta di Las Vegas o di altri eventi moderni. I media, dal canto loro, contribuiscono spesso a questa doppia morale, riservando coperture indulgenti alle leggende storiche e toni più aggressivi verso le nuove destinazioni commerciali. Tale approccio selettivo danneggia la credibilità complessiva del dibattito e impedisce un’analisi oggettiva e uniforme degli standard di sicurezza.

I precedenti di Las Vegas
Nel 2023, durante la prima sessione di prove libere, un tombino danneggiò gravemente la Ferrari di Carlos Sainz, causando la cancellazione della sessione. L’episodio divenne noto come “Manhole Gate”.
Nel 2025 lo scenario si è ripetuto: un tombino provocò due bandiere rosse nella seconda sessione di prove, costringendo gli organizzatori a interventi estesi su molteplici punti critici della pista.
Questi casi attirarono critiche molto più intense e prolungate rispetto a quanto osservato a Monaco, confermando la disparità di trattamento.

Il futuro di Monaco: tra tradizione e incertezze
Il contratto del GP di Monaco è stato esteso fino al 2035, superando la scadenza intermedia del 2031. Tuttavia, permangono rischi legati al rinnovo a lungo termine. Le pressioni economiche del calendario F1, la concorrenza di nuovi eventi con maggiori contributi finanziari e le sfide logistiche di un circuito cittadino storico rendono periodiche le discussioni sulla permanenza di Monte Carlo. Nessuna sede, per quanto leggendaria, è immune da valutazioni di sostenibilità.
L’episodio dell’asfalto a Monte Carlo richiama l’attenzione sulla fragilità dei tracciati stradali e sulla necessità di standard uniformi di preparazione e manutenzione, indipendentemente dal prestigio storico del luogo. La doppia morale di fan, appassionati e media - che creano figli e figliastri tra i Gran Premi - indebolisce il dibattito e ostacola il progresso della Formula 1 verso livelli di sicurezza e professionalità omogenei. Mentre la categoria continua a espandersi, la tutela di appuntamenti storici come Monaco deve basarsi su meriti concreti e non su protezioni sentimentali. La tradizione va meritata ogni anno, non concessa per diritto acquisito.
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Crediti foto: Pirelli, Fulvio Vigilante/Talk Racing/Crigu, Getty Images