F1 - Red Bull, la pazienza si sta per esaurire definitivamente?
Dopo un 2025 incoraggiante, il team di Milton Keynes è precipitato in una crisi tecnica profonda. E ora il malcontento del campione olandese diventa un rebus strategico

In Red Bull c’erano stati segnali che lasciavano immaginare una transizione meno traumatica. La chiusura della passata stagione aveva infatti restituito l’immagine di un team capace di reagire alle difficoltà, trovando una direzione tecnica credibile sotto la nuova gestione. Un capitale di fiducia che sembrava poter accompagnare la squadra verso l’inedito scenario regolamentare del 2026. La realtà emersa nei primi mesi del campionato, però, racconta una storia completamente diversa.
Dopo nove appuntamenti iridati, la scuderia di Milton Keynes occupa soltanto la quarta posizione nel mondiale costruttori. Un dato che, da solo, fotografa la portata del ridimensionamento. Davanti ci sono Mercedes, Ferrari e McLaren, tre squadre che hanno saputo interpretare meglio il nuovo quadro tecnico, mentre la RB22 continua a mostrare limiti strutturali che ne condizionano il rendimento praticamente in ogni fase del weekend.
Il problema non riguarda esclusivamente la classifica. Ciò che preoccupa maggiormente è l’impressione di una monoposto che non riesce mai a entrare in una corretta finestra di funzionamento. Una vettura imprevedibile, instabile e incapace di offrire ai piloti quella fiducia necessaria per attaccare il limite.

Red Bull: Verstappen non nasconde più il disagio
Quando un pilota del calibro di Max Verstappen inizia a palesare pubblicamente il proprio malcontento, significa che le difficoltà hanno superato una soglia critica. Le sue dichiarazioni rilasciate nel corso della stagione hanno progressivamente assunto toni sempre più severi.
In Cina, dopo una qualifica sprint particolarmente complicata, l'olandese arrivò a definire la RB22 una vettura praticamente impossibile da interpretare. Un giudizio estremamente duro che evidenziava la distanza tra le aspettative del team e il comportamento reale della monoposto.
La situazione non è migliorata nei mesi successivi. A Silverstone, il quattro volte iridato ha nuovamente evidenziato come la Red Bull sia ancora lontana dagli standard prestazionali richiesti per competere nelle posizioni di vertice. Le criticità emerse nelle curve veloci, unite alle difficoltà operative legate all'ala posteriore rotante, hanno contribuito ad alimentare una frustrazione ormai evidente.
Il dato più significativo, tuttavia, non è rappresentato dalle singole dichiarazioni. È la loro frequenza. Quando le stesse problematiche vengono denunciate con continuità per mesi, significa che gli interventi introdotti non stanno producendo gli effetti sperati.

Mekies chiamato alla prova più difficile
Per Laurent Mekies la situazione rappresenta probabilmente il primo vero esame della sua gestione. I risultati ottenuti nella fase finale del 2025 avevano contribuito a consolidarne la credibilità interna, generando un clima di fiducia attorno al nuovo corso tecnico e manageriale.
Oggi quel patrimonio si sta progressivamente erodendo. La F1 concede poco tempo. Le valutazioni vengono inevitabilmente influenzate dai risultati e la classifica attuale racconta di una scuderia distante dai riferimenti del campionato, con Verstappen fuori dalla lotta per il titolo e senza successi all'attivo dopo nove gare.
Per questo motivo le prossime settimane assumono un valore enorme. Non si tratta soltanto di recuperare prestazioni o migliorare il comportamento della RB22. In gioco c'è qualcosa di molto più importante: la capacità del team di convincere il proprio pilota di riferimento che esiste ancora un progetto vincente sul quale costruire il futuro.
Quando una squadra perde competitività può sempre lavorare per recuperarla. Quando invece inizia a incrinarsi il rapporto di fiducia con il proprio campione, il rischio è che la crisi tecnica si trasformi rapidamente in una crisi strategica molto più difficile da gestire.
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