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Bandiera con il logo della F1

La F1 rappresenta uno degli sport più avanzati dal punto di vista tecnologico al mondo. La sua vera essenza strutturale è quella di un’impresa fondata sulla proprietà intellettuale, con un’architettura commerciale capace di trasformare intere città, come dimostrato dall’impatto del recente Gran Premio di Miami che ha continuato a influenzare il sud della Florida per settimane dopo l’evento.

Eliminando le auto e i circuiti rimane un solido portafoglio di asset immateriali. Esiste una vasta gamma di marchi attivi che riguardano lo sport, le squadre e i piloti. Funziona una licenza globale che monetizza quasi ogni superficie commerciale. L’inventario degli sponsor viene valutato con precisione. Al centro si registra quasi nessuna attività brevettuale: l’entità Formula One Licensing B.V., che controlla il marchio "F1", non detiene brevetti registrati. Questa impostazione è deliberata, perché nella Formula 1 la tecnologia è a valle mentre la proprietà intellettuale costituisce il prodotto principale.

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Stefano Domenicali, Presidente e CEO della F1

I motivi per cui i brevetti non convengono

La regolamentazione della Formula 1 rende il brevetto controproducente per tre ragioni fondamentali. Innanzitutto, la FIA può esaminare e modificare attraverso i regolamenti tecnici qualsiasi innovazione brevettata già nella stagione successiva, annullando il vantaggio protetto. 

In secondo luogo, la protezione brevettuale impone la divulgazione pubblica, che in uno sport con margini ingegneristici misurati in millesimi di secondo fornisce una mappa dettagliata ai concorrenti. Il segreto industriale si adatta molto meglio alle dinamiche del paddock

In terzo luogo, il ritmo dell’innovazione supera i tempi di concessione dei brevetti: quando un brevetto viene rilasciato, la tecnologia può essere già obsoleta o alterata dai cambiamenti regolatori.

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Posteriore della Mercedes di George Russell

Come funziona davvero un Gran Premio

Durante il weekend di gara al complesso dell'Hard Rock Stadium a Miami, l’intera struttura di proprietà intellettuale è stata esposta in azione. Formula One Licensing B.V. e le sue affiliate controllano il nome “F1” e i diritti globali di trasmissione, che hanno portato milioni di spettatori in una sede poco conosciuta fino a pochi anni prima. 

L’organizzatore della pista ottiene in licenza la designazione della gara e gestisce la propria attività di brand. Gli sponsor acquistano spazi specifici su auto, tute, caschi e segnaletica, ognuno negoziato separatamente. Ognuna delle 11 squadre gestisce il proprio portafoglio di marchi, livrea e merchandising. Ogni pilota sovrappone la propria attività di brand a quella esistente. Si tratta di cinque livelli di proprietà intellettuale in un unico weekend, senza che nulla sia lasciato al caso.

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Fasi di gara a Miami

Il pilota come piattaforma di proprietà intellettuale

Il livello dei piloti è particolarmente rilevante per l’intero settore sportivo. Un pilota moderno di Formula 1 non è solo un atleta ma una vera piattaforma di proprietà intellettuale e licensing

Lewis Hamilton gestisce la struttura più sviluppata: la sua holding controlla oltre cento registrazioni di marchi in quasi tutte le categorie rilevanti, dall’abbigliamento ai cosmetici, dalla gioielleria all’intrattenimento, cinema, servizi finanziari, fondazione benefica e venture personali. Include nome, firma, numero di gara in varie configurazioni e persino frasi celebri, con copertura in decine di giurisdizioni. Il risultato è un’attività di brand con al centro il pilota, non il contrario, e l’asset resiste oltre la carriera agonistica. 

Max Verstappen ha protetto gli elementi essenziali: nome nei mercati principali, logo e classi di merchandising di base, con una copertura difensiva ma avanzata rispetto alla media degli atleti. 

Al contrario, Kimi Antonelli, attuale leader del Campionato Mondiale, non detiene al momento alcuna registrazione di marchio a suo nome nelle principali giurisdizioni. A 19 anni, il valore commerciale del suo nome e immagine viene catturato dalle squadre e dai partner circostanti.

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Il podio del GP del Canada: Lewis Hamilton, Kimi Antonelli e Max Verstappen

Le lezioni per lo sport moderno

La differenza tra i portafogli di Hamilton e Antonelli mostra come si costruisce il valore nello sport contemporaneo: non dipende dal talento o dalla traiettoria, ma da chi inizia per tempo il lavoro di protezione. Nel panorama sportivo americano molti atleti si trovano nella posizione di Antonelli, con contratti che inglobano i diritti di immagine senza esclusioni adeguate, o che costruiscono marchi in modo reattivo solo dopo le prime offerte. A quel punto gran parte del valore è già stato acquisito da chi ha agito prima.

Gli atleti che avranno vera leva nei prossimi anni saranno quelli che tratteranno la propria proprietà intellettuale come fa la F1: come asset primario e non come ripensamento. Prima si definisce il quadro del brand, si registrano i marchi in anticipo, si preparano strutture di licensing e si ritagliano i diritti di immagine. Solo un approccio proattivo e protettivo genera valore duraturo.

La Formula 1 non vende la gara ma i diritti su di essa. L’infrastruttura di proprietà intellettuale continuerà a spostarsi di città in città, trasformando le sedi in piattaforme commerciali globali. Per atleti, agenti e operatori sportivi la vera questione è se considerare questo approccio un semplice intrattenimento oppure un modello da adottare. Nella Formula 1 la prossima gara, il prossimo mercato e la prossima opportunità di licensing sono già in movimento.


Crediti foto: USA Today Sports, ANP, XPB, Miami F1 Grand Prix

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