F1
Le luci posteriori accese dell'Aston Martin

Nel paddock della Formula 1 si impara rapidamente a diffidare degli entusiasmi prematuri. Eppure, nel caso di Aston Martin e Honda, il fatto stesso che si inizi a parlare di “progressi” rappresenta già un cambio di scenario rispetto ai primi mesi del 2026. Perché la sensazione che emerge dall’ambiente tecnico anglo-giapponese è che la fase più turbolenta dello sviluppo stia lentamente lasciando spazio a una maggiore comprensione della vettura.

Aston Martin: piccoli passi avanti su cui costruire il futuro

Il Gran Premio di Miami, da questo punto di vista, ha avuto un peso superiore al semplice risultato sportivo. La AMR26 non è improvvisamente diventata una monoposto da vertice, ma per la prima volta entrambe le vetture hanno completato la gara senza problemi strutturali. Un dettaglio apparentemente minimo, ma che all’interno di un programma tecnico completamente nuovo assume un significato diverso. Fernando Alonso e Lance Stroll hanno portato la macchina al traguardo, consentendo agli ingegneri di iniziare finalmente a lavorare meno sull’emergenza e più sull’evoluzione.

Aston Martin F1
Lance Stroll osserva la sua Aston Martin AMR26 dopo l'ennesimo ritiro

È qui che cambia la prospettiva del progetto. Nei primi mesi della stagione Aston Martin era stata costretta a rincorrere problematiche basilari: vibrazioni, affidabilità, gestione termica e integrazione della power unit. Oggi, invece, la struttura tecnica sembra aver raggiunto un primo livello di stabilizzazione. Non definitivo, naturalmente, ma sufficiente per spostare parte delle risorse verso aree più raffinate della performance.

Dal Canada arrivano indicazioni piuttosto chiare in questo senso. Da una parte Mike Krack, dall’altra Shintaro Orihara, hanno delineato le priorità attuali del lavoro Honda a Sakura. E le dichiarazioni del responsabile giapponese spiegano bene il momento tecnico che sta vivendo il costruttore.

“Dobbiamo migliorare il nostro motore a combustione e ridurre gli attriti per aumentare le prestazioni. Questo lavoro avrà effetti anche sulla prossima stagione. La direzione è chiara: continuare a migliorare. La difficoltà reale non è tanto trovare performance, quanto renderle affidabili”.

È un passaggio significativo. Honda lascia intendere di aver individuato margini concreti di crescita sul fronte prestazionale, ma il problema resta trasformare quei dati da banco in una piattaforma stabile in pista. Ed è una differenza enorme. Nel primo caso manca la conoscenza tecnica; nel secondo manca soltanto la maturità del progetto. Anche perché i riscontri interni sembrano incoraggianti. “Abbiamo identificato aree precise in cui possiamo migliorare. Sul banco vediamo segnali positivi e sappiamo in quale direzione stiamo andando”, ha aggiunto Orihara.

F1 Aston Martin Fernando Alonso
Le Aston Martin di Stroll ed Alonso

Tradotto: Honda ritiene di avere ancora potenziale da estrarre dall’architettura della propria power unit, soprattutto nella parte endotermica e nell’efficienza energetica. Un aspetto centrale in questa Formula 1, dove il recupero di energia e la gestione elettrica influenzano profondamente guidabilità, trazione e bilanciamento. Ed è proprio sulla guidabilità che Aston Martin continua a concentrare una parte importante dello sviluppo della vettura.

Aston Martin: il cambio l'elemento critico della AMR26

Uno dei punti più critici della monoposto resta infatti il comportamento del cambio, elemento che ha accompagnato praticamente tutta la genesi del progetto. La squadra britannica ha deciso di produrre internamente la trasmissione e questo ha inevitabilmente aumentato il livello di complessità tecnica, soprattutto in un regolamento che ha modificato profondamente le logiche di recupero energetico in fase di scalata. Krack ha spiegato chiaramente il problema.

“La gestione della vettura, che include anche i cambi marcia, è diventata molto più complessa rispetto al passato. Le regole sul recupero energetico in fase di downshift sono cambiate radicalmente ed è una novità anche per noi”.

Il risultato è una monoposto ancora poco fluida in alcune sezioni del giro, soprattutto nelle transizioni di carico e nelle fasi di inserimento. Una situazione che i piloti continuano a segnalare con insistenza via radio e nei briefing tecnici. Lo stesso team principal  lussemburghese non ha nascosto le difficoltà. “I piloti si lamentano del comportamento del cambio. È una situazione complessa e sappiamo di avere ancora del lavoro da fare”.

F1 Aston Martin Honda
Mike Krack

La vera incognita, a questo punto, riguarda il valore prestazionale di questi miglioramenti. Perché la domanda che circola nel paddock è semplice: quanto può guadagnare Aston Martin una volta risolti i problemi di fluidità della trasmissione e ottimizzata la gestione energetica della power unit Honda?

Krack, su questo fronte, mantiene un approccio prudente. “Tutti gli ingegneri cercano sempre di quantificare il guadagno derivante da bilanciamento, cambi marcia o guidabilità. Ma oggi non abbiamo ancora un numero preciso”. Ed è probabilmente questa la fotografia più corretta dell’attuale Aston Martin-Honda: un progetto che non ha ancora trovato la prestazione assoluta, ma che finalmente sembra aver smesso di rincorrere soltanto la sopravvivenza tecnica.


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