F1 2026, Red Bull: risultati in calo e un futuro tutto da decifrare
La pausa della Formula 1 porta con sé numerose voci attorno a Red Bull: dall’addio di Lambiase alle incertezze sul futuro di Verstappen, fino al confronto tra vecchia e nuova leadership.

Il team protagonista di questa pausa “forzata” della Formula 1 - che potremmo quasi definire una pausa primaverile - è senza ombra di dubbio Red Bull. Tutto è iniziato la scorsa settimana con la notizia clamorosa inerente al futuro di Gianpiero Lambiase. A partire dal 2028, infatti, non siederà più al muretto del team austriaco in quanto si trasferirà a Woking.
Una notizia che ha tracciato la strada a tante altre, suddivise tra le cosiddette voci di paddock e quelle di fanta mercato. Tra tutte, quella che riecheggia ancora e che probabilmente sentiremo ancora, è quella inerente al futuro di Max Verstappen. Lo scopo, sarà capire se il suo destino resterà legato a Milton Keynes o, addirittura, al mondo della Formula1.

Red Bull tra mercato e voci: un equilibrio che vacilla
Lambiase in McLaren ha dato vita al pensiero comune che il quattro volte campione del mondo possa seguirlo, in seguito anche a dichiarazioni rilasciate qualche anno fa, in cui ammetteva di voler lavorare solo con lui. E da qui, le domande in merito al futuro degli attuali piloti papaya e quelle inerenti a chi ricoprirà l’eventuale sedile lasciato vuoto da Max.
Ma non è finita qui, anche perché nella giornata di ieri, abbiamo riportato un certo interessamento da parte della Ferrari per Hannah Schmitz, attuale responsabile delle strategia Red Bull. Si tratta di una figura chiave, che ha permesso al team di portare a casa dei risultati importanti.
È chiaro che il sommarsi di tutte queste voci, alimenta domande, degli interrogativi su cosa stia succedendo all'interno del box austriaco. A parte Lambiase, per il resto si tratta di indiscrezioni - a volte speculazioni - ma l’immaginario collettivo è che quella solidità costruita nel tempo stia venendo meno.
Che il tutto sia collegato alla fuoriuscita di volti storici come Christian Horner ed Helmut Marko? E di conseguenza, all’arrivo di Laurent Mekies? Sono domande a cui solo il tempo darà risposte, ma non c’è dubbio che la dipartita di Lambiase, costringe Red Bull a ricomporre un puzzle, volto a mantenere intatti gli obiettivi prefissati e che per ora, non sembrano essere nelle condizioni per essere raggiunti.
La stagione attuale, infatti, è ben lontana dalle precedenti. La squadra è reduce da un dominio assoluto nell’era delle monoposto ad effetto suolo, permettendo a Verstappen di poter vincere i quattro titoli iridati. L’anno scorso, seppur iniziato - se così possiamo dire - in difficoltà, l’arrivo di Merkies ha permesso all’olandese la possibilità di rimettersi in carreggiata e di poter conquistare il titolo piloti fino all’ultima gara.

Red Bull 2026: crisi tecnica e nuova leadership a confronto
Il 2026, invece, sta rappresentando una bella gatta da pelare. I nuovi regolamenti hanno messo in difficoltà il team e mandato in crisi il pilota di punta, ammettendo più volte di non trovarsi a suo agio con le nuove monoposto. D’altronde Mekies, durante la presentazione della monoposto a Detroit, lo aveva annunciato: “Abbiate pazienza qualora non dovessimo vincere subito”.
La questione quindi, si sposta sul piano gestionale, ed è inevitabile il confronto con il suo predecessore Christian Horner. In particolar modo, il confronto subentra nello stile dell’esser team principal: se Horner appariva un uomo politico, strategico, che molto spesso si perdeva in provocazioni e speculazioni, Mekies assume uno stile low profile, mantenendo l’attenzione principalmente sulla squadra e di come migliorarla insieme a tutti i membri di essa.
Intervenuto a Beyond The Grid, podcast della F1, Laurent Mekies è interrogato proprio sulla differenza di stile tra i due e di come apparisse chiara la leadership di Horner. Ma l’importante, dice l’ex ingegnere Ferrari, non è nello stile che va fatto il paragone, ma nei risultati raccolti.
“Non penso che lo stile di leadership conti davvero. Si trovano stili molto diversi lungo tutta la pit lane e in qualsiasi azienda”. Secondo lui, ciò che conta davvero è altro: “Quello che importa è che, come leader, ti prendi cura delle persone, le metti al centro del progetto e dai loro l’ambiente per esprimere il proprio talento. Questo è ciò che conta”. Ha aggiunto che il modo in cui questo viene fatto è secondario: “Come lo fai, con quale stile, non è così importante… alla fine saranno i risultati a dirlo”.

Red Bull tra risultati e identità: quale direzione?
I risultati contano e quelli di quest’anno non sono in linea con un team che ha dominato nelle ultime stagioni. Nelle prime tre gare dello scorso anno, Verstappen ha collezionato un secondo posto in Australia, un quarto in Cina ed una vittoria in Giappone. Quest’anno, invece, un sesto posto in Australia, costretto al ritiro a Shanghai e terminato ottavo sul circuito nipponico.
È chiaro come Red bull si trovi in una fase delicata. Non è più il punto fermo della Formula 1, ma un sistema in evoluzione. E quando cambiano gli equilibri interni prima ancora dei risultati in pista, il rischio non è solo perdere terreno, ma perdere identità. Le prossime gare diranno se si tratta di una fase di transizione o dell’inizio di un nuovo ciclo tutto da costruire.