Ferrari, il caso freni denota una autoimposta disparità di trattamento tra Leclerc e Hamilton
Le difficoltà di Leclerc sono frutto del diverso approccio adottato da Hamilton. Il monegasco è stato tropp passivo in certe scelte?

Alcuni episodi che rischiano di diventare il simbolo di una problematica più profonda. Quanto accaduto a Charles Leclerc nel Gran Premio di Monaco appartiene a questa categoria.
L'incidente nelle fasi finali della corsa, alla Antony Noghes, è stato soltanto l'ultimo atto di un fine settimana vissuto in costante tensione dal pilota monegasco. Una tensione che non nasce da un errore di guida o da una scelta strategica sbagliata, ma da una fiducia mai realmente trovata nei confronti della propria vettura in una delle aree più delicate per un pilota: la frenata.
La reazione radio di Leclerc dopo il contatto è stata eloquente e ha fotografato perfettamente il suo stato d'animo. Il ferrarista ha attribuito apertamente l'accaduto ai problemi accusati in frenata, esternando una frustrazione che in realtà covava da diversi appuntamenti.

Monaco ha portato allo scoperto un problema che Ferrari non può più ignorare
Già nelle settimane precedenti il monegasco aveva lasciato intendere di non essere completamente soddisfatto del comportamento dell'impianto frenante. A Monaco, però, il problema è diventato impossibile da mascherare. Sul circuito cittadino del Principato, dove la fiducia in ingresso curva vale spesso più del carico aerodinamico stesso, anche una minima incertezza può trasformarsi in decimi persi e in errori che si pagano a caro prezzo.
Leclerc aveva mostrato un passo competitivo nelle prove libere con la sua Ferrari SF-26, arrivando a candidarsi come uno dei principali contendenti per la pole position. Tuttavia, nel momento decisivo del weekend, quando occorre attaccare il limite con assoluta convinzione, qualcosa si è inceppato. I giri decisivi non sono mai arrivati e la sensazione è stata quella di un pilota incapace di sfruttare completamente il potenziale della vettura.
Ferrari - La scelta di Hamilton apre nuovi interrogativi
A rendere ancora più interessante la vicenda sono le indiscrezioni che riguardano Lewis Hamilton. Il sette volte campione del mondo avrebbe intrapreso già dal Gran Premio del Giappone una strada differente rispetto al compagno di squadra. Pur continuando a utilizzare pinze Brembo, Hamilton sarebbe tornato a impiegare dischi forniti da Carbon Industries, azienda con la quale aveva sviluppato un rapporto di fiducia durante la lunga esperienza in Mercedes.

Si tratta di una distinzione importante, perché il dibattito non riguarda una presunta inadeguatezza dell'impianto Ferrari o del partner tecnico storico della Scuderia. La questione sembra concentrarsi soprattutto sul feeling trasmesso dai dischi e sulla risposta percepita dal pilota nelle fasi di staccata.
Per un driver il concetto di "sensazione" non è un dettaglio secondario. La capacità di modulare la frenata al limite dell'aderenza dipende da percezioni estremamente raffinate, costruite in anni di esperienza. Hamilton avrebbe individuato proprio in questo aspetto uno dei punti chiave del proprio processo di adattamento alla Ferrari.
Secondo le ricostruzioni più in voga in queste ore, il britannico avrebbe chiesto già in precedenza la possibilità di adottare una soluzione differente, ritenuta più vicina alle proprie abitudini di guida. A dicembre 2024, noi di Formulacritica rilanciammo una notizia proveniente dal Giappone che era indicativa delle richieste di Lewis: leggi qua. Dopo una stagione difficile, il mondiale 2025, e i test invernali del 2026, la squadra avrebbe infine aperto a questa possibilità, consentendogli di seguire un percorso tecnico distinto.
Leclerc pronto a cambiare strada
Le dichiarazioni rilasciate da Leclerc dopo Monaco assumono oggi un significato diverso rispetto a quanto apparso inizialmente. Il monegasco aveva già ammesso che Ferrari disponeva di una possibile soluzione, ma che lui stesso aveva preferito non introdurla su una pista particolare e impegnativa come Monte Carlo. Una scelta comprensibile, considerando i rischi legati all'introduzione di una novità tecnica in un contesto dove ogni riferimento costruito durante il weekend assume un'importanza fondamentale. Una scelta però penalizzante. E presa in maniera volontaria.
Adesso, però, la situazione sembra essere cambiata. Lo stesso Leclerc ha lasciato intendere che sui freni potrebbe seguire la strada già intrapresa da Hamilton, adottando una configurazione differente a partire dalle prossime gare. Un'indicazione che conferma come all'interno del box Ferrari sia in corso una riflessione approfondita sul tema.
Il prossimo appuntamento potrebbe quindi trasformarsi in un banco di prova estremamente interessante. Se Leclerc dovesse realmente convergere verso una soluzione simile a quella utilizzata dal compagno di squadra, Ferrari avrebbe finalmente la possibilità di effettuare un confronto diretto e raccogliere dati preziosi per comprendere l'origine delle difficoltà emerse negli ultimi mesi.
Nel frattempo Brembo ha invitato alla cautela, sottolineando come qualsiasi valutazione definitiva richieda un'analisi completa dei dati raccolti insieme agli ingegneri Ferrari. È una posizione comprensibile, soprattutto considerando la complessità di sistemi che coinvolgono materiali, temperature di esercizio, strategie di raffreddamento, stile di guida e caratteristiche specifiche dei circuiti.
Resta però un dato chiaro: quella che inizialmente poteva apparire come una semplice lamentela del pilota si è progressivamente trasformata in uno dei temi tecnici più interessanti all'interno della stagione Ferrari. Da una parte c'è Hamilton, che sembra aver trovato maggiore continuità di rendimento dopo aver adottato una configurazione più vicina alle proprie preferenze. Dall'altra c'è Leclerc, che continua a cercare quel livello di fiducia necessario per esprimere il suo talento nelle fasi più aggressive della guida.

Ferrari: Leclerc è stato troppo morbido all'interno team?
Quel che emerge da questa situazione è che in Ferrari si sia adottata una politica a doppia velocità. Forse anche come conseguenza del fatto che Hamilton sia riuscito a imporre il proprio punto di vista all'interno del box, forte del suo carisma, della sua personalità e della sua esperienza. Il britannico avrebbe insistito per oltre un anno, ottenendo infine la possibilità di utilizzare dischi freno di un altro fornitore, mentre Leclerc sarebbe rimasto più fedele alla linea aziendale, assumendo un atteggiamento più morbido nelle richieste rivolte alla squadra.
Alla fine, però, la realtà potrebbe aver presentato il conto, dimostrando che, dal punto di vista delle indicazioni tecniche, l'esperienza accumulata da Hamilton in Mercedes con i dischi Carbon Industries abbia avuto un peso significativo. Per Leclerc, se vuole riprendersi il centro del progetto Ferrari, non sarà sufficiente ritrovare il feeling con la vettura e con la frenata. Potrebbe essere necessario anche assumere un ruolo più incisivo all'interno del team nelle scelte tecniche.
In Formula 1, infatti, non si conquista una posizione centrale soltanto con il cronometro. La si costruisce anche influenzando lo sviluppo della vettura, indirizzando le scelte degli ingegneri e imponendo la propria visione tecnica. È anche così che un pilota marca il territorio e diventa il riferimento attorno al quale si sviluppa il progetto.
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