Ferrari Canada Lewis Hamilton
La vettura di Lewis Hamilton prima della partenza della Sprint Race del Gp del Canada

Sarebbe prematuro, quasi irrazionale, considerare il mondiale 2026 già indirizzato quando il quinto appuntamento della stagione deve ancora vedere lo spegnimento dei semafori rossi. La F1 insegna che le gerarchie possono cambiare rapidamente. Così come le prospettive. Eppure, osservando ciò che si è visto nelle prime uscite stagionali, emerge una sensazione chiara: la Ferrari ha costruito una monoposto valida, probabilmente anche molto valida, ma non completa. Ed è proprio questa incompletezza che rischia di trasformare il campionato in una rincorsa quasi impossibile.

La SF-26, sin dai test e poi nelle prime gare, ha mostrato qualità importanti. Sul piano telaistico la vettura è ben concepita. L'inserimento in curva, la stabilità nelle variazioni di carico e soprattutto la capacità di mantenere costante la finestra aerodinamica hanno restituito l'immagine di una monoposto finalmente coerente. Gli aggiornamenti introdotti a Miami hanno confermato ulteriormente questa impostazione tecnica, e il weekend canadese ha rappresentato una prova significativa: Montreal, almeno teoricamente, non sembrava una pista ideale per il progetto guidato da Loic Serra, eppure la Rossa si è dimostrata competitiva sul giro e discretamente solida anche sul passo. Almeno con Hamilton. Ed è qui che emerge il grande paradosso della stagione di Maranello.

Jerome D'Ambrosio (Vice TP Scuderia Ferrari) e Loic Serra (DT Chassis Scuderia Ferrari)

La Ferrari ha una buona monoposto, ma non abbastanza potenza

La SF-26 non è una vettura sbagliata. Probabilmente è la miglior Ferrari degli  ultimi anni sotto il profilo della piattaforma aeromeccanica. Il problema è che l'intero progetto sembra frenato da un deficit di potenza che continua a manifestarsi in maniera evidente soprattutto nei tratti di piena accelerazione e nelle fasi di deployment energetico.

La Mercedes, in questo momento, rappresenta il riferimento tecnico della Formula 1 2026. La power unit di Brixworth ha trovato un equilibrio estremamente avanzato tra efficienza elettrica, recupero energetico e capacità di scaricare potenza senza compromettere affidabilità e gestione termica. Attorno a quel motore si è costruita una monoposto dominante, ma la vera differenza continua a nascere dal propulsore.

Anche la McLaren ha compiuto un salto in avanti significativo. Il team di Woking, dopo un avvio interlocutorio, sembra aver finalmente compreso come sfruttare appieno il potenziale della power unit Mercedes. Gli aggiornamenti introdotti tra Miami e Canada hanno completato il quadro, permettendo alla monoposto inglese di consolidarsi stabilmente davanti alla Ferrari.

In questo momento, dunque, il quadro tecnico appare piuttosto definito: Mercedes davanti a tutti, McLaren seconda forza e Ferrari terza, con un margine che rischia di diventare strutturale.

L'impressione è che nemmeno l'ADUO possa realmente ribaltare questi equilibri. A breve la FIA dovrebbe pubblicare le nuove tabelle ufficiali e anche la nuova verifica dei rapporti di compressione non dovrebbe intaccare il vantaggio Mercedes. Anzi, il rischio concreto è che il costruttore tedesco abbia già costruito un margine sufficientemente ampio da assorbire qualsiasi intervento regolamentare di breve periodo.

Hamilton Ferrari Canada
Lewis Hamilton lascia i box, Gp Canada 2026

Hamilton ha già compreso la dimensione reale del progetto Ferrari

In questo scenario assumono un peso particolare le parole di Lewis Hamilton. Il britannico, nel corso del media day canadese, ha fotografato la situazione con lucidità quasi disarmante. Da un lato ha spiegato di sentirsi finalmente a proprio agio sulla SF-26, di aver contribuito a orientare lo sviluppo e di percepire la vettura sempre più vicina alle sue esigenze di guida. Un elemento importante, perché testimonia come il lavoro di integrazione tra pilota e squadra stia procedendo nella direzione corretta.

Dall'altro lato, però, il sette volte iridato ha ammesso apertamente ciò che ormai appare evidente anche dall'esterno: la Ferrari paga un ritardo motoristico consistente rispetto a Mercedes. E quando a dirlo è un sette volte campione del mondo che per oltre un decennio ha guidato monoposto spinte dalla power unit di Brixworth, il giudizio assume inevitabilmente un valore specifico enorme.

Hamilton conosce perfettamente le differenze di erogazione, recupero energetico, efficienza elettrica e modalità di deployment. Sa riconoscere immediatamente quando una monoposto perde tempo per limiti aerodinamici e quando invece il problema nasce dal gruppo propulsore. Le sue dichiarazioni sembrano quindi il risultato di una valutazione estremamente concreta: nel 2026 sarà molto difficile chiudere il gap nei confronti dei motorizzati Mercedes.

Ferrari SF-26 Canada - Lewis Hamilton
Lewis Hamilton durante le qualifiche del Gran Premio del Canada

E forse è proprio qui che si nasconde il significato più profondo delle sue recenti aperture sul futuro. Hamilton ha allontanato le voci di ritiro perché ha compreso che il progetto Ferrari necessita di tempo. L'eventuale corsa all'ottavo titolo mondiale non appare più come un obiettivo immediato, ma come un percorso pluriennale. Il britannico sembra aver accettato l'idea che il vero punto di svolta possa arrivare soltanto dal 2027 in avanti.

Per questo il 2026 rischia di assumere contorni amari per Maranello. Perché la sensazione dominante è quasi frustrante sotto il profilo tecnico: la Ferrari, finalmente, possiede una monoposto valida dal punto di vista aerodinamico e telaistico, ma non dispone della power unit necessaria per trasformare quel potenziale in una reale candidatura mondiale.


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