Ferrari Gp Austria 2026
Lewis Hamilton nella penombra dei box di Spielberg

Ci sono venerdì che delineano con chiarezza le gerarchie del weekend e altri che, invece, finiscono per alimentare più interrogativi che certezze. Quello vissuto dalla Ferrari sul Red Bull Ring appartiene decisamente alla seconda categoria. La scuderia di Maranello ha concluso la seconda sessione di prove libere del GP d'Austria con Lewis Hamilton quinto e Charles Leclerc ottavo, ma il semplice dato cronometrico racconta solo una parte della storia.

Il confine tra una Ferrari realmente in difficoltà e una Ferrari impegnata a mascherare parte del proprio potenziale è apparso estremamente sottile. Le sensazioni emerse dalla pista, le dichiarazioni dei protagonisti e perfino l'analisi di Frédéric Vasseur sembrano infatti andare in direzioni differenti, rendendo particolarmente complicato comprendere il reale livello della SF-26.

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Beganovic in azione durante le FP1 del GP D'Austria

Hamilton ha parlato di una monoposto che fin dalle prime uscite ha trasmesso sensazioni positive, pur riconoscendo la necessità di rifinire il bilanciamento. Leclerc, al contrario, ha descritto una Ferrari poco competitiva, sottolineando difficoltà evidenti sia in curva sia nei rettilinei e lasciando intendere come il potenziale mostrato sia stato inferiore alle aspettative.

Anche il team principal francese non ha contribuito a dissipare i dubbi. Vasseur ha ammesso che la squadra è ancora lontana dal proprio potenziale, attribuendo parte delle difficoltà alle condizioni estreme di Spielberg, tra altitudine elevata e temperature molto alte, ma ha contemporaneamente ridimensionato l'impatto della nuova power unit, spiegando che il motore aggiornato non rappresenta un salto prestazionale significativo.

Il risultato è un quadro estremamente ambiguo. Se da una parte la Ferrari appare effettivamente in ritardo rispetto ai riferimenti del venerdì, dall'altra esistono diversi elementi che suggeriscono come il valore reale della SF-26 possa essere almeno parzialmente nascosto.

Bilanciamento, motore e mappature: il triplo rebus della SF-26

L'analisi dei dati raccolti nelle due sessioni offre indicazioni molto più interessanti della classifica finale. La prima evidenza riguarda il comportamento della monoposto. Diversamente da quanto accaduto in altre occasioni durante la stagione, la SF-26 non ha mostrato un difetto specifico capace di compromettere l'intera prestazione. Non si è vista una vettura eccessivamente sovrasterzante o caratterizzata da un marcato sottosterzo, né una macchina palesemente ingestibile nelle fasi di percorrenza. Ed è proprio questo l'aspetto più curioso.

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La Ferrari in configurazione aggiornata al giovedì dell'Austria

La Ferrari è sembrata semplicemente lenta. Una condizione molto diversa rispetto ai classici problemi di bilanciamento, perché rende assai più difficile individuare una singola direzione di sviluppo durante il lavoro notturno. Quando una monoposto presenta una criticità ben definita, gli ingegneri possono intervenire in maniera relativamente mirata. Quando invece manca prestazione in modo diffuso, significa che diversi fattori stanno contribuendo contemporaneamente a limitare il rendimento. Anche il comportamento degli pneumatici racconta una storia particolare.

Sul giro secco il degrado è apparso superiore alle attese, con una perdita di prestazione decisamente più marcata rispetto a quanto osservato appena due settimane fa. Nel long run, invece, la situazione si è ribaltata: la SF-26 ha mostrato un degrado relativamente contenuto, ma associato a tempi sul giro costantemente elevati.

Un dato che suggerisce come il problema principale non sia l'usura delle gomme, bensì una monoposto incapace di generare il livello di carico e di efficienza necessario per esprimere il proprio potenziale. In sostanza, la Ferrari non consuma eccessivamente gli pneumatici perché non riesce mai ad entrare nella finestra di prestazione ideale.

Ferrari SF-26 Gp Austria
Gli sfoghi maggiorati sulla Ferrari SF-26 per il Gp d'Austria 2026 - Crediti: Chiara Avanzo

Ferrari: la power unit resta il grande punto interrogativo

Se il comportamento telaistico lascia aperte diverse interpretazioni, il comparto motore rappresenta probabilmente l'elemento più difficile da decifrare.

Per tutta la giornata la SF-26, equipaggiata dalla versione del motore “ADUO-1” ha accusato perdite molto evidenti in tutti i tratti di pieno gas del Red Bull Ring. Non soltanto sul lungo rettilineo principale, ma anche negli allunghi successivi e soprattutto nel tratto finale in discesa verso curva 9, dove il distacco dalle Mercedes e dalle altre vetture di riferimento è apparso particolarmente marcato.

Una differenza così consistente difficilmente può essere spiegata esclusivamente dal livello prestazionale della nuova unità motrice. La sensazione è che entrino in gioco più fattori contemporaneamente.

Da una parte resta il limite strutturale del turbo di dimensioni ridotte, caratteristica che continua a condizionare l'efficienza della power unit Ferrari alle alte velocità. Dall'altra è plausibile che la squadra abbia utilizzato mappature particolarmente conservative, sia per raccogliere dati sia per preservare la nuova specifica del motore introdotta proprio a Spielberg.

Lo stesso Vasseur, del resto, ha invitato a non attendersi miracoli dalla nuova unità motrice. Le modifiche introdotte rappresentano un'evoluzione, non una rivoluzione, e difficilmente avrebbero potuto cancellare in un solo weekend il gap accumulato rispetto ai migliori propulsori della griglia.

Questo rende ancora più complessa la lettura del venerdì. Quanto della perdita velocistica è reale? Quanto deriva invece dalla gestione elettronica e dalle mappature adottate durante le prove? Sono domande alle quali soltanto la qualifica potrà fornire una risposta.

Mercedes ha mostrato tutto, Ferrari probabilmente no

Un ulteriore elemento da considerare riguarda il confronto con la concorrenza. La Mercedes ha dato l'impressione di affrontare il venerdì con un livello di utilizzo del motore più aggressivo rispetto al consueto. Se questa interpretazione fosse corretta, parte dell'ampio divario registrato nei tempi sul giro potrebbe essere spiegata anche dalla differente filosofia di lavoro adottata dalle due squadre.

Ferrari, al contrario, sembra aver privilegiato la raccolta dati e la comprensione del comportamento della vettura, senza cercare necessariamente la prestazione assoluta nelle prove libere.

Naturalmente questa resta un'ipotesi. Ed è proprio qui che nasce il "mistero" della giornata. Le dichiarazioni dei piloti - specie quelle di Leclerc - raccontano una Ferrari in difficoltà, Vasseur conferma che il potenziale non è stato espresso, mentre i dati suggeriscono contemporaneamente una vettura lenta ma anche una power unit probabilmente utilizzata in modalità estremamente prudenziale. È possibile che tutte queste letture siano contemporaneamente vere.

La SF-26 potrebbe infatti essere realmente lontana dall'assetto ideale e, nello stesso tempo, aver nascosto parte della propria velocità attraverso una gestione molto conservativa del propulsore.

F1 Mercedes Antonelli Russell
Antonelli al Red Bull Ring

La notte di Maranello può cambiare il weekend

Per questo motivo il lavoro degli ingegneri Ferrari sarà determinante. Le possibilità di intervento sul motore sono inevitabilmente limitate, mentre il margine maggiore risiede nella ricerca del corretto equilibrio meccanico e aerodinamico della monoposto. Se la prestazione mancante dipende prevalentemente dal telaio, la squadra dispone ancora di strumenti concreti per modificare il comportamento della SF-26.

Diversamente, se il ritardo fosse realmente imputabile al livello assoluto della vettura, il margine di recupero sarebbe inevitabilmente più contenuto.

Il venerdì austriaco lascia quindi una sensazione insolita. Non restituisce l'immagine di una Ferrari definitivamente ridimensionata, ma nemmeno quella di una squadra che abbia volutamente nascosto tutto il proprio potenziale.

La verità, probabilmente, si trova nel mezzo. La SF-26 è apparsa lontana dalla miglior configurazione possibile, ma allo stesso tempo alcuni indizi fanno pensare che il cronometro non abbia raccontato l'intera storia.

Sarà la qualifica a chiarire se quello di Spielberg è stato semplicemente un venerdì di lavoro, oppure il primo segnale di un weekend più complicato del previsto. Oggi, più che in altre occasioni, la Ferrari resta un enigma difficile da interpretare.


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