La F1 ha fallito e ha capito che deve cambiare radicalmente strada
Dopo le evidenze emerse in questo abbrivio iridato, la Formula 1 riflette su un cambio di rotta: meno elettrico e carburanti sostenibili al centro del progetto 2031

La Formula 1 guarda oltre, deve necessariamente farlo per dare un segnale a chi manifesta disagio dopo le problematiche venute a galla nei primi mesi del 2026. I vertici ora hanno fretta, i riscontri non sono positivi. C'è quasi un'insofferenza verso un presente che, dopo appena tre gare del nuovo ciclo regolamentare, mostra crepe che rischiano di farsi profonde.
Il tema motoristico è tornato al centro del dibattito con parole che non lasciano spazio a interpretazioni: il sistema attuale non convince. Non convince i piloti, non convince i motoristi e, soprattutto, non convince i tifosi.
Le dichiarazioni di Stefano Domenicali ad Autosport sono un potenziale punto di svolta. Non tanto per ciò che dicono esplicitamente, ma per ciò che sottintendono: la necessità di correggere una direzione tecnica che rischia di allontanare la F1 dalla sua stessa essenza.
"Non possiamo perdere troppo tempo, perché il tempo scorre troppo velocemente. Dobbiamo essere abbastanza solidi da non trovarci con le spalle al muro, dobbiamo decidere il prima possibile", questo il commento di Domenicali.
"Naturalmente, ne discuteremo insieme alla FIA. Ma è qualcosa che dobbiamo decidere quest'anno. Spetta ovviamente alla Federazione proporlo, ma personalmente vedo il carburante sostenibile al centro del futuro, con un diverso equilibrio tra elettrico e un motore a combustione. Questo è motorismo, ci permetterà di avere macchine più leggere, in grado di spingere al massimo, e gare migliori. Credo che si stia andando nella direzione che dovrebbe rendere più felici i puristi".

F1 2026 - 2030: un regolamento nato male e vecchio
Il paradosso è evidente: il regolamento 2026, pensato per proiettare la Formula 1 nel futuro, appare già superato nella sua concezione. La ricerca ossessiva di un equilibrio tra sostenibilità, complessità tecnica e spettacolo ha prodotto un ibrido difficile da decifrare.
Le power unit attuali non sono semplicemente sofisticate: sono cervellotiche. Il livello di gestione richiesto ai piloti – tra harvesting, deployment, mappature e strategie energetiche – ha trasformato il ruolo del driver in qualcosa di molto distante dal concetto di racer. Più amministratori di sistema che protagonisti di un duello.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: gare frammentate, ritmi artificiali, sorpassi sovente determinati da differenze di energia disponibile piuttosto che da talento o coraggio. Un contesto in cui il tifoso fatica a orientarsi, sommerso da una mole di dati che non arricchiscono la comprensione dello spettacolo, ma la complicano fatalmente.

Il tifoso escluso dal gioco
La Formula 1 ha sempre vissuto su un equilibrio delicato tra complessità tecnica e leggibilità. Oggi, quel bilanciamento sembra essersi rotto. Il pubblico si trova davanti a uno spettacolo in cui il fattore umano è mediato – se non soffocato – da logiche energetiche opache.
Non è un caso che il dibattito interno alla categoria si stia spostando verso un concetto chiave: semplificare per esaltare. Ridurre la dipendenza da sistemi elettrici invasivi e restituire centralità alla componente termica significa anche restituire immediatezza allo spettacolo. In altre parole, tornare a una categoria che si capisca senza bisogno di un manuale di ingegneria.
2031: il ritorno a una F1 più “pura”
Il nuovo orizzonte è già tracciato. Il ciclo regolamentare 2031-2035 potrebbe segnare un’inversione netta rispetto all’attuale filosofia. L’idea è chiara: meno elettrico, più combustione, con i carburanti sostenibili – le cosiddette "benzine drop-in” – a fare da ponte tra performance e responsabilità ambientale.
Una visione che riporta al centro il motore come elemento identitario della Formula 1. Motori più leggeri, più semplici nella loro architettura e, soprattutto, più “vivi”: capaci di restituire quella dimensione sensoriale – rumore, vibrazione, aggressività – che negli ultimi anni si è progressivamente attenuata. Non è solo una questione tecnica, ma culturale. È il tentativo di recuperare un linguaggio smarrito.

F1 - Anticipo al 2030? L’ipotesi sul tavolo
Il malcontento attorno al regolamento attuale è tale da aver aperto anche a un’ipotesi più radicale: anticipare il nuovo ciclo regolamentare prima della scadenza del 2030. Una possibilità che, tuttavia, richiede una “supermaggioranza” tra i motoristi, oltre a un delicato equilibrio politico.
Domenicali non chiude la porta, ma invita alla cautela, soprattutto nei confronti dei costruttori che hanno investito ingenti risorse per l’ingresso nel ciclo 2026. Per Cadillac, che nel 2029 farà debuttare il suo propulsore turbo-ibrido, sarebbe uno spreco di risorse e di tempo inammissibile. Il CEO della F1 incaricato da Liberty Media lo sa e per questo si è così espresso pur senza nominare il gruppo americano.
"Il ciclo scadrà alla fine del 2030. Dopodiché, la FIA potrebbe elaborare un nuovo regolamento. Collaboreremo sicuramente con la Federazione su questo fronte. In seguito, si tratterà di capire se sia possibile anticipare questa evoluzione. Questo sarà uno degli argomenti che tratteremo nella prossima discussione. In questo momento, però, avere un costruttore che investe in Formula 1 è qualcosa di incredibile, di non scontato, che merita il nostro totale rispetto. Lasciamo che la FIA si coordini con la sua visione di quale potrebbe essere il giusto regolamento da proporre a motoristi e team".
La sensazione è che la Formula 1 si trovi davanti a un bivio. Continuare su una strada che privilegia la complessità a scapito dello spettacolo, oppure correggere la rotta e tornare a una forma più essenziale di competizione.
Il messaggio che filtra è netto: il pilota deve tornare a essere protagonista, non gestore. E per farlo servono motori che non chiedano permesso, ma impongano rispetto