La domanda è d'obbligo: ma questi sono del mestiere questi?
Honda di nuovo nel mirino: tra dubbi tecnici, gestione discutibile e un progetto Aston Martin già sotto pressione, mentre il futuro di Alonso appare sempre più lontano dalla Formula Uno.

Ci risiamo. Siamo qui a testimoniare l’ennesimo fallimento Honda. Dopo la figuraccia del 2015, il parziale fallimento con McLaren e il declassamento in Toro Rosso - un percorso costato molto in termini economici e di reputazione; ricordo le innumerevoli teste saltate a Sakura - Honda non si è minimamente posta il problema se il proprio organico fosse o meno preparato per questo nuovo progetto. Alcuni tecnici del passato vincente in Red Bull, a quanto pare, sono finiti addirittura a progettare pannelli solari.
E la cosa più grave di tutte è che l’azienda ha dato il via a una partnership pur sapendo - perché è semplicemente impensabile che Honda non fosse al corrente della situazione della squadra, non voglio crederci: in nessuna azienda una cosa del genere può accadere - di non essere minimamente in grado di garantire quella performance su cui Aston Martin F1 pensava di poter contare.
Del resto Aston Martin, per accrescere il proprio livello in ambito di progettazione, ha preso Newey, che non è certo il primo che passa per strada e non ha ingaggiato un neolaureato qualsiasi.

I fallimenti di Aston Martin F1 e Honda pesano su Alonso
Dopo questa delusione sportiva - l’ennesima - penso che Alonso debba iniziare a pensare al suo futuro, lontano da questo sport. È giusto che lasci, e mi costa dirlo. Non certo per la mancanza di competitività, che persiste nel tempo, ma perché per uno come lui è meglio uscire di scena nel momento migliore possibile.
Il ritorno nel 2021 ha rimesso in luce ancora una volta il suo talento e l’ingiustizia di aver vinto troppo poco. Ma a tutto c’è un limite: non è più rispettoso della sua carriera continuare a rimanere in questa posizione scomoda, dentro dinamiche dannose in cui sostanzialmente non ricava nulla, se non correre mettendo a rischio la propria incolumità.
Il fatto che siano sottoposti a vibrazioni dannose è grave. Ancora più grave è che, dopo il venerdì delle FP, la FIA non abbia ancora preso in considerazione l’idea di bandirli dal Circus.

Adrian Newey ha parlato chiaro: il “GP2 engine” del 2015 di Alonso, a confronto, è quasi acqua fresca. Ad ora, però, non rilevo levate di scudi o persone scandalizzate per la durezza con cui è stata descritta la situazione. Che poi, come allora, era semplicemente la descrizione della realtà.
A quanto pare Aston Martin sarebbe venuta a conoscenza di questa situazione già lo scorso novembre. Questo allora significa che i problemi di comunicazione e di condivisione delle informazioni sono nuovamente tornati, e i risultati sembrano persino peggiori rispetto a undici anni fa.
Questo non è minimamente accettabile. La strafottenza e la superbia di Honda nel non riconoscere i propri limiti potrebbero causare seri problemi economici alla squadra, condizionando magari anche gli investimenti futuri dell’azienda.
Se fossi Stroll senior rescinderei immediatamente il contratto con Honda. Non penso nemmeno sarebbe necessario pagare penali, visto che a malapena riusciranno a gestire i giri della qualifica. Immagino che il contratto abbia delle clausole, e nel 2026 difficilmente riuscirebbero a soddisfare anche solo la soglia minima accettabile.
Non ci sono i requisiti minimi per continuare un progetto tecnico del genere, che ha sempre più l’aria di un fallimento annunciato. Basterebbe provarli seriamente al banco prova, quei motori.

Fernando Alonso getta la spugna?
E torniamo a Fernando. La musica è finita: una macchina non c’è e, al momento, nemmeno un vero futuro. Non ero così entusiasta nel vederlo tornare, perché temevo che restare nel midfield lo avrebbe annientato. Invece è sempre rimasto se stesso.
Ci ha mostrato come si possa diventare grandi senza invecchiare, che la forza di volontà è ciò che ti porta davvero lontano nella vita, e che i numeri quasi sempre non raccontano tutta la storia. Ma è giusto finirla qui.
Diventerà papà a breve, può ancora inseguire il sogno della Indy 500, tornare nel WEC, pensare alla Dakar e a tante altre cose. Ma il tempo della Formula Uno, per lui, è ufficialmente finito. Ed è giusto riconoscerlo.
Lasciatemi una conclusione polemica. Il tempo di Fernando in Formula Uno è finito perché da tempo Fernando in QUESTA Formula Uno non ha spazio. E quello spazio non si è mai voluto creare, preferendo invece - ad esempio - piloti britannici yes men, se non nella forma del personaggio da team radio, ridotto ormai a macchietta umoristica.
Ma non siamo al cabaret: siamo in uno sport motoristico, in teoria. Invece nella pratica trova spazio chi, rispondendo - peraltro senza che nessuno glielo chiedesse - alle critiche di un collega sulle nuove vetture, consiglia semplicemente al collega di cambiare sport. Questo, purtroppo, è il livello.
L'incoerenza del Campione del Mondo
Il livello si abbassa ulteriormente se si considera che ora il campione del mondo si lamenta delle vetture attuali, ma di seguito ecco riportate le parole dedicate sempre a Verstappen, in linea col pensiero dell’amico di merende inglese:
“Le sue parole sono state molto divertenti. Se vuole ritirarsi, può farlo. La F1 è in continua evoluzione e a volte va meglio e altre peggio. Ma in fin dei conti veniamo pagati cifre assurde e non ci si può lamentare”.
“Non è obbligato a stare qui. Per me è una sfida divertente, bisogna guidare in modo diverso e gestire in modo diverso. Personalmente continuo a correre, a viaggiare per il mondo e a divertirmi un sacco. Quindi, niente di cui lamentarmi”.

E cos’altro dire se non: buon divertimento caro Norris, goditi le cifre assurde che prendi e, se ti dà così fastidio guidare queste vetture, ritirati pure. Non sentiremo la tua mancanza e ringrazia il cielo di essere capitato nel momento giusto al posto giusto, perché una congiunzione astrale del genere non ti ricapiterà nelle prossime cento vite.
E un piccolo pensiero a Verstappen: se un pilota così non si diverte più c’è un problema. Se la risposta è dirgli di ritirarsi forse allora è proprio quello che si meritano. Così diminuiranno gli abbonamenti delle pay TV, andrà la metà della gente nei circuiti e poi voglio proprio vedere dove li trovano i soldi per pagare Norris con cifre assurde.
Con queste premesse auguro buon divertimento a tutti per questa stagione, in cui si prospetta un dominio Mercedes e Russell campione del mondo. Esattamente come mi immagino l’inferno in terra.
Che la Formula Noia abbia inizio!