Ferrari e i test Pirelli: metodologia, vincoli e valore strategico
Le parole di Mateo Togninalli chiariscono il ruolo della Scuderia nei test dedicati allo sviluppo degli pneumatici

All’interno del quadro normativo della Formula 1, i test Pirelli rappresentano una delle attività più specifiche e meno “visibili” al grande pubblico, ma allo stesso tempo fondamentali per l’evoluzione tecnica dello sport nella sua interezza. La Scuderia Ferrari, come tutte le squadre coinvolte, ha operato in questo contesto fornendo un vero e proprio servizio al fornitore unico di pneumatici, Pirelli.
A spiegare nel dettaglio il funzionamento di queste sessioni è Matteo Togninalli, responsabile di pista del team di Maranello, che ha delineato in maniera chiara le dinamiche operative e gli obiettivi di questo tipo di test che sono stati svolti nelle settimane scorse.
"Il test Pirelli è uno dei formati di test inclusi nel regolamento della Formula 1. Il team fornisce sostanzialmente un servizio a Pirelli. Abbiamo un certo numero di giornate assegnate durante l’anno. Tutti i test sono dedicati a Pirelli, quindi è Pirelli a fornirci gli pneumatici, è Pirelli a fornirci il piano di lavoro che desidera eseguire, e l’obiettivo è sviluppare le gomme per il futuro, tenendo conto dell’evoluzione delle vetture e dell’evoluzione delle corse".

Struttura dei test: run plan e comparazioni dirette
Le giornate di test seguono una struttura estremamente rigorosa, costruita per garantire la massima qualità del dato raccolto. L’obiettivo non è la performance pura della vettura, ma la comparazione diretta tra diverse specifiche di pneumatici.
"Una normale giornata di test è solitamente composta da diversi run, quindi abbiamo otto, dieci opzioni di pneumatici, magari da asciutto o da bagnato. In questo momento stiamo facendo un test sul bagnato, quindi è focalizzato sugli pneumatici wet. Pirelli ha solitamente un obiettivo, come migliorare la durata delle gomme oppure migliorare le prestazioni sul bagnato in determinate condizioni. Il nostro obiettivo è semplicemente eseguire ciò che ci viene richiesto".
Un elemento chiave è il vincolo regolamentare che impedisce modifiche alla monoposto durante queste sessioni, proprio per isolare il comportamento degli pneumatici.
"Tipicamente non modifichiamo la vettura, anche perché il regolamento non consente di cambiare la configurazione dell’auto, ma anche perché per testare nel modo migliore è sufficiente cambiare le gomme. In questo modo abbiamo dati puliti, possiamo fare confronti diretti e fornire tutte le informazioni a Pirelli, che poi svolge le proprie analisi", ha spiegato l'ingegnere ai canali ufficiali del team italiano.

Blind test e gestione delle informazioni
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il cosiddetto “blind test”, una modalità operativa che limita fortemente le informazioni tecniche a disposizione dei team.
"Blind test significa che Pirelli non ci fornisce alcun dettaglio tecnico sugli pneumatici. Pirelli ci fornisce solo le informazioni strettamente necessarie per far funzionare la vettura. Al momento non siamo autorizzati a conoscere alcun dettaglio tecnico. Quello che sappiamo è ovviamente l’obiettivo del test, long run o giro singolo, bagnato piuttosto che asciutto, e magari quale aspetto vogliono migliorare, perché possiamo lavorare con loro concentrandoci su questo".
Questa impostazione garantisce neutralità e impedisce che i team possano trarre vantaggi competitivi diretti dallo sviluppo degli pneumatici.

Il ruolo centrale dei piloti ufficiali
Se i dati telemetrici rappresentano una componente fondamentale, il contributo umano resta centrale. Ferrari, in linea con quanto previsto dal regolamento, sceglie di impiegare esclusivamente i piloti ufficiali per garantire un feedback qualitativo di alto livello.
"Il feedback sugli pneumatici durante i test è fondamentale, come in qualsiasi aspetto della Formula 1 che riguarda il bilanciamento o il comportamento della vettura. Gli pneumatici sono l’unico elemento a contatto con l’asfalto e l’unico che risponde agli input del pilota, ed è per questo che il regolamento ci richiede di utilizzare piloti ufficiali, cioè piloti con esperienza in Formula 1. La nostra scelta come Ferrari è sempre quella di utilizzare i piloti ufficiali, quindi Lewis e Charles, perché è il modo migliore per fornire il servizio di più alta qualità a Pirelli".
"Come ho detto, il feedback del pilota, la sensazione del pilota sugli pneumatici è fondamentale, ancora più importante dei dati stessi".
Condivisione dei risultati: un beneficio collettivo
Al termine di ogni giornata, tutto il materiale raccolto viene trasferito a Pirelli, che si occupa dell’analisi e della successiva redistribuzione delle conclusioni a tutti i team del campionato.
"Dopo la giornata, forniamo tutti i dati a Pirelli - spiega Togninalli - C’è una lista di canali telemetrici, commenti dei piloti, assetti della vettura che dobbiamo consegnare a Pirelli. Pirelli svolge le proprie analisi e poi il risultato del test viene condiviso con tutti i team di Formula 1. Quindi questo è un servizio per Pirelli e per la Formula 1. Noi forniamo la pista, la vettura, il pilota, la nostra competenza, ma il risultato è per tutti. È per il nostro business e per il nostro sport".
In questo contesto, emerge chiaramente come i test Pirelli rappresentino un equilibrio delicato tra collaborazione e competizione: le squadre mettono a disposizione risorse e know-how, ma il risultato finale contribuisce alla crescita complessiva della categoria, garantendo pneumatici sempre più adatti alle esigenze tecniche delle monoposto moderne.