Power unit Honda
La power unit Honda per la stagione 2026

Dalla delusione alla reazione. In casa Honda non c’è spazio per le recriminazioni dopo una pre-stagione della F1 che ha assunto i contorni di un assordante campanello d’allarme. I test in Bahrain hanno restituito un quadro tecnico decisamente problematico e preoccupante: la nuova Aston Martin AMR26 è stata la monoposto meno affidabile del lotto, unica a non riuscire a completare più di dodici giri consecutivi, con l’aggravante di non aver potuto svolgere neppure le simulazioni di partenza.

Un dato che ha innescato un’immediata risposta industriale dopo che Adrian Newey, resposabile del progetto e team principal dell'equipe di Lawrence Stroll, ha lasciato intendere che le criticità maggiori provenivano dal V6 turbo-ibrido della “Grande H”. 

A Sakura è stato attivato un piano straordinario: banchi dinamici operativi ventiquattro ore su ventiquattro per isolare e correggere l’anomalia. Il problema, già emerso nei primi giorni di prove a Barcellona, è stato apparentemente circoscritto ma non risolto. Il fulcro dell’intervento riguarda il sistema batterie del nuovo gruppo propulsore.

Aston Martin AMR26 Honda
Stroll con la sua AMR26 bloccata nella ghiaia durante i test del Bahrain

Omologazione e margini regolamentari

Il calendario impone tempi strettissimi. L’omologazione del motore è fissata al 1° marzo, ma il nodo attuale non concerne l’incremento prestazionale bensì l’affidabilità e la corretta funzionalità del sistema ibrido basato sul solo MGH-K. In questi casi, il regolamento consente interventi giustificati da esigenze di sicurezza o affidabilità, a patto che si dimostri che le modifiche non abbiano finalità di performance.

La vera incognita è la tempistica. L’obiettivo è presentarsi in Australia (qui il programma competo del weekend di gara) con una soluzione pronta, ma mancano meno di due settimane e nessuno, al momento, può garantire che l’aggiornamento sia validato in tempo. In alternativa, il debutto potrebbe slittare alla gara successiva in Cina o, scenario simbolicamente rilevante, in Giappone a Suzuka, davanti al pubblico di casa.

Aston Martin AMR26 Honda
Alonso alla guida della AMR26 nei test in Bahrain.

Power Unit Honda - Effetto domino: batterie, raffreddamento e vibrazioni

La criticità delle batterie potrebbe essere la radice di un problema più esteso. Una gestione termica non ottimale inciderebbe infatti sul raffreddamento generale e sull’efficienza di altri sottosistemi. Una volta rimosso questo collo di bottiglia, il potenziale della power unit dovrebbe emergere con maggiore chiarezza.

Tuttavia, il quadro non è lineare. Restano sotto osservazione la trasmissione (che un temo Aston Martin riceveva da Mercedes insieme al motore) e le vibrazioni generate dal motore endotermico. Oscillazioni fuori range possono innescare effetti a catena: interferenze con la piattaforma aerodinamica, perdita di stabilità del carico, compromissione della guidabilità. In un’architettura tecnica sempre più integrata, un’anomalia energetica può riverberarsi sull’intero equilibrio della vettura.

L’ipotesi in fabbrica è che la risoluzione del problema principale consenta di stabilizzare progressivamente gli altri parametri. Ma, in un progetto nuovo, l’emersione di criticità secondarie è un rischio concreto.

Aston Martin Honda
La sede dove saranno prodotte le power-unit RA626H della Honda, a Sakura, in Giappone

Melbourne a rischio per Fernando Alonso e Lance Stroll?

Il dato più preoccupante riguarda la tenuta sul lungo periodo. Il cedimento si manifesta oltre una determinata soglia di giri e di potenza, elemento che rende incerto non solo il passo gara, ma persino la possibilità di completare la qualifica.

In Bahrain le temperature ambientali si attestavano attorno ai 26 gradi, condizioni tutt’altro che estreme per gli standard della categoria. Questo rende ancora più delicata la prospettiva australiana, dove il carico termico può aumentare sensibilmente.

Se la soluzione non dovesse arrivare in tempo, Fernando Alonso e Lance Stroll rischierebbero di affrontare il primo appuntamento stagionale con un margine operativo estremamente ridotto, se non addirittura di non riuscire a portare a termine l’evento. Rischio concreto che non possiamo escludere.

A Sakhir, per sei giorni, la reazione più frequente nel paddock è stata un’alzata di spalle. Ora, però, il tempo delle attese è finito. Per Honda, la corsa più importante non è contro gli avversari, ma contro il calendario.

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