Lewis Hamilton precede Charles Leclerc durante la Sprint Race del Gp di Austin 2025
Lewis Hamilton precede Charles Leclerc durante la Sprint Race del Gp di Austin 2025

C'era una volta la Formula 1. Quella delle qualifiche del sabato vissute come un rito, della domenica consacrata alla gara, dei venerdì dedicati alle prove libere in cui gli ingegneri smanettavano sui dati e i piloti affilavano la messa a punto. Era uno sport complicato, aristocratico, a tratti persino ermetico. E forse era proprio questo il suo fascino. Oggi, quella F1 è sempre più un ricordo.

La F1 Commission punta alle 12 Sprint Race

La F1 Commission ha infatti sottoposto al Consiglio Mondiale del Motorsport l'ipotesi di portare le sprint race da sei a dodici nell'arco di un campionato. Se approvata, la misura entrerebbe in vigore dal 2027 e rappresenterebbe la più profonda trasformazione del formato di gara nella storia recente della categoria. Si tratterebbe, in sostanza, della realizzazione del sogno di Stefano Domenicali, il CEO che da anni spinge per moltiplicare i momenti ad alta intensità agonistica nel weekend. Il CIO di Imolese ha trovato sponda tra i team principal: Fred Vasseur, come riportato da ieri da noi di Formulacritica, si è dichiarato favorevole. E se Vasseur parla, non parla mai a caso.

Stefano Domenicali, CEO della Formula 1

Il più entusiasta di tutti, però, è Flavio Briatore. Il dirigente Alpine non si è limitato ad approvare la proposta: ne vorrebbe addirittura ventiquattro. E alle obiezioni di chi fa notare che le sprint non consentono di sviluppare le auto - perché il regolamento parc fermé congela le modifiche - ha risposto con quella disinvoltura che lo contraddistingue: "Lo sviluppo si prova direttamente durante la sprint". Una frase che la dice lunga sulla filosofia che sta guidando questa trasformazione. Il problema non è tecnico. È culturale.

La F1 in costante mutazione genetica

La Formula 1 ha sempre avuto nell'ingegneria il suo cuore pulsante. La gara della domenica era il punto d'arrivo di un processo lungo, raffinato, fatto di simulazioni, aggiornamenti, correlazioni tra pista e galleria del vento. Le prove libere del venerdì non erano ore morte da riempire con contenuti social: erano lavoro. 

Erano il momento in cui si capiva se la macchina rispondeva, se la strategia era percorribile, se le gomme reggevano il piano. Ridurre ulteriormente quello spazio per far posto a un altro mini-show sprint significa erodere ulteriormente l'identità tecnica dello sport. Ma è chiaro che non è questo l'obiettivo di Liberty Media.

L'obiettivo è il fatturato. È la platea globale, quella che guarda qualche minuto su una piattaforma in streaming tra una storia di Netflix e l'altra. È il pubblico "mordi e fuggi" che non ha la pazienza per aspettare la domenica, che vuole adrenalina immediata, classifiche ribaltate, sorpassi serviti a cadenza regolare come episodi di una serie tv. E la gara veloce (con tanto di qualifiche), con la sua brevità e la sua imprevedibilità, è il formato perfetto per quell'audience.

Lewis Hamilton festeggia la vittoria della Sprint Race del Gp della Cina 2025

Non è un giudizio morale su chi guarda la Formula 1 in quel modo. È semplicemente la fotografia di una scelta precisa e consapevole: quella di privilegiare l'entertainment sull'essenza sportiva, l'engagement sull'approfondimento, il prodotto sul fenomeno. 

Il Circus di Liberty Media è questo: brillante, redditizio, globale, sempre in scena. Ma ogni volta che aggiunge uno show, sottrae un po' di anima. Dodici sprint race non sono il futuro della Formula 1. Sono il segnale più chiaro finora che il futuro di questo sport è già scritto, e assomiglia sempre meno a ciò che conosciamo.


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