Le Mans-gnifica: giorno 1
Formulacritica ha preso parte alla 24 ore di Le Mans, offrendovi un punto di vista oltre la gara e cogliendo per voi emozioni e sensazioni dell’evento più atteso dell’anno.

Questo articolo nasce con il preciso intento di farvi sentire parte integrante dell’evento più totalizzante nel mondo del motorsport: raccontare la 24 Ore di Le Mans cercando di trasferire le emozioni attraverso un articolo è ambizioso, ma desidero tentare ugualmente. Provate ad immedesimarvi.
24 Ore di Le Mans, l'impatto col circuito
Il primo impatto con il Circuit de la Sarthe è pari ad un battesimo di fuoco: una volta varcati i cancelli d’ingresso, qualsiasi altra pregressa esperienza nel motorsport viene automaticamente annientata. Banalmente, qui è tutto amplificato all’ennesima potenza, d’altronde quei 13,626 km bastano per sottolineare l’eterna lunghezza di questo storico tracciato.

La sensazione è quella di perenne spaesamento: è tutto così grande, così distante, così caotico, così affollato e così gioioso, che spesso la cognizione di dove si è e cosa si sta facendo, vacilla.
È una grande e rumorosa festa a tutti gli effetti, a cui migliaia e migliaia di persone partecipano ogni anno attendendola quasi come il Natale. Mi ci è voluto un po’ prima di realizzare di essere realmente qui da media journalist accreditata, e probabilmente essere riuscita ad arrivare soltanto di venerdì non ha granché aiutato.
E per l’appunto, persino ritirare l’accredito qui è stata un’avventura: probabilmente “colpa” del gentilissimo driver Uber che ha deciso di lasciarmi in un punto ben distante da quello che avevo segnalato, ma tant’è. Il media accreditation centre sembra quasi fatto apposta per non essere trovato, ed è abbastanza lontano dai vari ingressi del circuito – come di consueto.
Una volta entrata però, è accaduto uno strano incantesimo: idealmente avrebbe dovuto essere un momento topico, di quelli che si aspettano e sognano tutta la vita, concretamente si è invece rivelato ai limiti del conturbante. Una formica, un granello di polvere, un’inezia. Non ero niente. Tutto così più grande di me da arrivare a domandarmi più volte: “Ma cosa ci faccio io qui?!”. Eppure non era affatto la prima volta per me in un circuito ad un evento mondiale. Ma Le Mans è un’incredibile storia a sé.
Tutto ciò che viene costruito intorno alla corsa è un vero e proprio villaggio con attrazioni ed intrattenimento di ogni genere: ruota panoramica, dirigibile Goodyear, un’infinità di padiglioni con le più disparate tecnologie e case automobilistiche, persino un centro benessere. D’altronde 24 ore non passano mica velocemente.
C’è talmente tanta carne al fuoco dislocata in ogni angolo del circuito che è praticamente impossibile riuscire a vedere tutto se si è soggetti a tempistiche ristrette, per cui è inevitabile perdersi qualcosa durante il weekend. E la cosiddetta FOMO (Fear Of Missing Out, per l’appunto il timore di perdersi esperienze appaganti) la fa da padrone.
Fortuna che la sala stampa ha una visuale magnifica da cui poter godere del rettilineo: il caos all’esterno regna sovrano, e la contrapposizione con la calma apparente dall’interno sembra aiutare a ristabilire il livello di scombussolamento altalenante. Da qui si assiste alla cerimonia di avvicinamento alla gara, ed in griglia oltre ad esserci piloti e vetture (ben 62), c’è un mare di gente ed un’infinità di personalità di spicco: da Benedetto Vigna a Mark Cavendish, passando per Ben Sulayem in grande spolvero per l’occasione.

24 Ore di Le Mans: il solenne momento dello start
Sulle note de La Marsellaise il rito di avvicinamento può dirsi concluso, ed in un attimo siamo pronti per la rolling start: spegnimento dei semafori e partenza del conto alla rovescia lungo 24 ore. Seguire la corsa è quasi come avere una perenne compagnia di sottofondo, ma nello stesso tempo essere troppo occupati a non perdersi niente di tutto il caotico contorno che è stato creato ad hoc. Credetemi, è una faticaccia gestire un tale frullatore di emozioni per tutte quelle ore.
Ogni fuoripista, ogni colpo di scena viene accompagnato da un boato che esplode all’unisono da ogni angolo del circuito, e via tutti di corsa verso il maxischermo più vicino per cercare di capirci qualcosa. Impossibile sperare di raggiungere le zone sensibili del tracciato di giorno: l’assurdità della folla che c’è è davvero indescrivibile a parole e visivamente impressionante.
Io ho avuto la fortuna di fare il tour in notturna post fuochi pirotecnici, con le vetture che sfrecciavano con fari e lucine accesi, suggestivamente seguite anche da scintille. È decisamente un’atmosfera magica. Tantissimi i tifosi sdraiati per terra, in molti seguono strenuamente la corsa, ed altrettanti sonnecchiano in attesa dell’alba.

Il ritorno in sala stampa è pressappoco apocalittico: anche qui giornalisti che dormono accanto al pc e fotografi stesi per terra accanto alle loro attrezzature. Mentre sto ultimando l’articolo sono quasi le 6, a momenti albeggerà e probabilmente dovrei dormire. Al comando per le Hypercar c’è Cadillac, mentre per le LMP2 Dunqueine Team ed infine Heart of Racing Team per le LMGT3, ma la gara è ancora lunga. Staremo a vedere cosa succederà domani (che poi in realtà è già oggi).
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