Ferrari: Leclerc verso Monaco apprendendo la lezione di Hamilton
A Montecarlo il simulatore conta meno: Leclerc può seguire la strada tracciata da Hamilton per esaltare la SF-26 sulla pista più speciale della F1

Tra esattamente sette giorni la Formula 1 tornerà in pista per il Gp di Monaco, la tappa più iconica del mondiale, checché se ne dica. Sono stati introdotti tanti nuovi Gran Premi in calendario, ma nessuno, tra palazzi scintillanti, lustrini e location mirabolanti, riesce a raggiungere e ad eguagliare il fascino del budello rivierasco.
Monaco, la pista dove conta il pilota
Montecarlo è una gara deviante, un unicum nel motorsport, un tracciato nel quale conta più la meccanica che l'aerodinamica. Ma soprattutto conta il pilota: conta il pelo sullo stomaco, conta la capacità di sfidare la pista, di non avere paura di quei muretti a pochi centimetri, dei cordoli alti, del ritmo sfiancante di una gara lunga che sfiora ogni volta le due ore.

A Monaco contano altri valori, altre dinamiche, e contano i piloti che con quella pista hanno un feeling particolare. Tra questi, ovviamente, c'è l'idolo di casa, il ferrarista Charles Leclerc, che arriva da un Gran Premio del Canada nel quale non ha trovato il feeling con la Ferrari SF-26.
Da questo punto di vista emerge una valutazione interessante. A Montreal, pista sulla quale invece è Lewis Hamilton a esaltarsi storicamente (il secondo posto finale lo ha confermato), il sette volte campione del mondo era arrivato annunciando che non avrebbe lavorato al simulatore e che si sarebbe affidato alle sensazioni emerse dalla pista. Proprio quelle sensazioni gli hanno consentito di individuare un setup che gli ha permesso di guidare meglio e di avere una gestione delle gomme superiore rispetto a quella ottenuta da Leclerc.
Pare che la vettura di Hamilton fosse leggermente più alta rispetto a quella del compagno di squadra e questa scelta ha favorito, soprattutto con le gomme medie, una migliore gestione termica. Ovviamente Hamilton ci ha messo anche del suo, perché con una sola sessione di prove libere a disposizione ha subito battezzato un tipo di assetto che ha funzionato.

Leclerc può seguire la strada del compagno di squadra
Ecco allora che, con meno simulatore e più sensazioni di pista, l'ex Mercedes ha dimostrato che si possono individuare dinamiche e assetti validi anche affidandosi all'istinto e alla lettura dell'asfalto.
Nell'avvicinamento al Gran Premio di Montecarlo, Leclerc sta lavorando al simulatore, ma la sensazione è che possa in qualche modo replicare ciò che ha fatto Hamilton: scendere in pista e cercare quasi di dimenticare ciò che il "ragno" di Maranello gli ha suggerito. Annusare l'asfalto, capirne le caratteristiche, parametrarle alle condizioni ambientali, al grip, al feeling con i muretti: tutti elementi che il monegasco intende mettere insieme per trovare quella quadratura del cerchio che non è riuscito a raggiungere la settimana scorsa in Canada.
È come se Hamilton avesse tracciato una strada. Non significa che il simulatore di Maranello non funzioni o che la sfera virtuale non sia importante, ma il britannico ha stabilito un principio preciso: bisogna dare alla simulazione la giusta collocazione, senza pensare che rappresenti la componente preponderante del lavoro, perché ciò che conta davvero è sempre la pista e il feeling che essa riesce a trasmettere.

Leclerc, che a Montreal ha accusato distacchi importanti, potrebbe aver assimilato questa lezione e mettersi in scia del suo scafato compagno di squadra, provando almeno nella gara di casa ad affidarsi maggiormente alle sensazioni che emergono dalla pista piuttosto che a ciò che restituisce un algido sistema elettromeccanico come il simulatore.
Vedremo tra sette giorni se la lezione di Hamilton sarà stata davvero recepita e se Leclerc tornerà a ruggire nella sua Montecarlo, una pista nella quale il deficit motoristico della Ferrari non dovrebbe pesare e dove l'ottimo telaio della SF-26 potrebbe fare la differenza. La Ferrari vuole puntare alla vittoria nel Gran Premio più iconico della Formula 1.
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