Ferrari, Lewis Hamilton - John Elkann: la pax mediatica è servita
Dopo un 2025 complicato, segnato da tensioni interne e risultati deludenti, Hamilton e Ferrari sembrano aver ritrovato equilibrio e fiducia

Il 2025 di Lewis Hamilton non è stato esattamente esaltante. Una stagione complessa, caratterizzata dalle difficoltà di adattamento alla Ferrari SF-25, da un rapporto non sempre lineare con l’ingegnere di pista Riccardo Adami e, soprattutto, dall’assenza totale di podi. Un digiuno che il sette volte campione del mondo è riuscito a interrompere soltanto nel Gran Premio di Cina, chiuso al terzo posto dopo ben 26 apparizioni in rosso.
Un bilancio negativo, reso ancora più evidente dal confronto interno con Charles Leclerc, decisamente più efficace nell’arco della stagione e capace di conquistare sette podi nel campionato scorso. Una disparità di rendimento che aveva inevitabilmente acceso molti interrogativi sulla validità dell’operazione Ferrari - Hamilton.

Ferrari - Le parole di Elkann e le tensioni interne
A rendere esplicito il clima non semplice era stato John Elkann, intervenuto pubblicamente nel momento in cui Ferrari celebrava il successo nel mondiale Endurance. In quell’occasione, il presidente aveva sottolineato il valore del lavoro di squadra, lasciando però filtrare una critica diretta nei confronti dei piloti di F1.
“Abbiamo dei piloti che è importante che si concentrino a guidare e parlino meno. Abbiamo ancora delle gare importanti davanti a noi, non è possibile ottenere il secondo posto nei costruttori. Questo è l’invito più importante che arriva dal Bahrain: la dimostrazione che quando la Ferrari è una squadra, noi vinciamo”.
Parole che avevano il sapore di una presa di posizione netta: la percezione, ai piani alti di Maranello, era che i piloti fossero più concentrati su dinamiche individuali che sul rendimento collettivo. Una frattura comunicativa che rifletteva una stagione tecnicamente e sportivamente complicata, una delle peggiori della lunghissima storia rossa.

F1 - Ferrari 2026: nuove regole, nuovo equilibrio
L’inverno ha però rappresentato un punto di svolta. In Ferrari si è lavorato per ricompattare l’ambiente e questo primo scorcio di 2026 ha restituito un Lewis Hamilton diverso: più focalizzato, più integrato nei meccanismi del team e decisamente più a suo agio con le vetture di nuova generazione.
La SF-26 si è dimostrata fin da subito più competitiva rispetto alla disastroso monoposto precedente, offrendo al pilota britannico una base tecnica più solida e una fiducia ritrovata. In questo contesto si inserisce anche un segnale simbolico: la recente apparizione pubblica a Londra, in occasione dell’apertura del Ferrari Style Store, dove Hamilton ed Elkann si sono mostrati insieme, sorridenti e distesi, suggellando di fatto una sorta di “pax mediatica”.
Dietro l’operazione Hamilton–Ferrari, fortemente voluta da Elkann e concretizzata dalla gestione diplomatica di Frédéric Vasseur, non vi erano soltanto motivazioni tecniche. Il valore commerciale del pilota britannico, icona globale e riferimento nel segmento del lusso, ha rappresentato un asset tattico per il marchio Ferrari.

Oggi, con una monoposto più competitiva e la prospettiva concreta di tornare a lottare per la vittoria, anche il clima interno appare radicalmente mutato. In positivo. Quando i risultati iniziano ad arrivare, gli equilibri si stabilizzano e le tensioni tendono a dissolversi.
Attenzione, resta comunque evidente il gap nei confronti della Mercedes, ancora punto di riferimento tecnico. Tuttavia, a Maranello si lavora per ridurre progressivamente la distanza. Il prossimo banco di prova sarà il Gran Premio del Giappone: tra sette giorni (leggi il programma) si capirà se la SF-26 avrà compiuto un ulteriore passo avanti rispetto alla W17.