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Il logo del Cavallino Rampante campeggia all'esterno dello stabilimento di Maranello

In Formula 1 ci sono tanti movimenti di personale che spesso restano nell’ombra. Due mesi fa c’è stato un passaggio che può pesare più di quanto possa apparire a una prima, superficiale, lettura. Se Ferrari sceglie un ingegnere raramente lo fa per caso. In tale senso, il nome di Maxime Martinez, approdato a Maranello a marzo come F1 Power Unit Performance Engineer, non fa eccezione. Basta seguire il filo del suo percorso professionale per capire cosa stia cercando la Scuderia, e soprattutto dove voglia arrivare.

Martinez non è un ingegnere cresciuto nell'ombra dei motori a combustione, è qualcosa di diverso: uno specialista che ha costruito la propria carriera attorno a un tema che fino a pochi anni fa era considerato meno centrale nel Circus iridato e che oggi è diventato il vero campo di battaglia della prestazione. Stiamo parlando del controllo dell'energia elettrica, dell'arte ingegneristica di sapere esattamente quando prendere, quando dare e quanto conservare.

Power Unit Ferrari

Ferrari, Maxime Martinez e l’esperienza “elettrica”

Il capitolo più rivelatore del suo curriculum è quello scritto con il Nissan Formula E Team, dove ha trascorso oltre due anni nel ruolo di Control Engineer. Chi conosce la Formula E sa bene che in quella categoria non si vince con il motore più potente: si vince con chi gestisce meglio l'energia a disposizione. Ogni metro di pista, ogni frenata, ogni uscita di curva implica una decisione energetica. È un mondo che ti costringe a pensare in modo diverso, a sviluppare un'intelligenza ingegneristica che la Formula 1 tradizionale, per lungo tempo, non ha avuto bisogno di coltivare, ma che oggi ricerca spasmodicamente. Martinez quella mentalità l'ha interiorizzata sul campo.

Ma il suo legame con la Formula 1 non nasce a Maranello. Nel 2023, Martinez aveva già messo piede nel paddock che conta, lavorando come Powertrain Control Engineer per Mercedes-AMG PETRONAS. Un passaggio breve, certo, ma tutt'altro che irrilevante: misurarsi con il sistema ibrido di una delle squadre più dominanti della storia recente significa confrontarsi con la complessità portata al suo limite.

Prima ancora, ci sono tre anni passati con DAMS, struttura che per molti è stata una palestra seria e silenziosa. Lì Martinez ha gettato le fondamenta: modellazione dei sistemi, simulazione, validazione del software, gestione dei flussi energetici. Niente di immediatamente visibile dall'esterno. Ma è proprio quel tipo di lavoro -  paziente, metodico, tecnico nel senso più profondo del termine - che costruisce gli ingegneri che poi possono fare la differenza.

Ferrari Eddie Irvine Hamilton
Le sede della Gestione Sportiva della Ferrari, a Maranello

Ferrari, la specializzazione per vincere la sfida motoristica

Messo tutto insieme, il quadro che emerge è chiaro. Ferrari non ha cercato un rinforzo generico per il proprio reparto power unit, ha cercato qualcuno che sapesse fare una cosa specifica, e la sapesse fare bene: ottimizzare la componente elettrica, governarla, spremerla senza spezzarla.

Il perché è scritto nel regolamento 2026. La nuova Formula 1 ha accresciuto in modo sostanziale il peso dell'energia elettrica all'interno delle power unit, spostando ancora di più l'equilibrio verso chi saprà gestire l'interazione tra motore termico, sistemi di recupero, batterie e software di controllo. Non basta avere il motore termico migliore. Bisognerà saper usare ogni singola unità di energia nel momento giusto, nel modo giusto. E per farlo servono persone che quel mondo lo conoscano dall'interno.

È qui che il profilo di Martinez diventa funzionale. Il Cavallino, con questo innesto, dice qualcosa di preciso su dove intende competere nei prossimi anni: non solo sulla potenza, ma sulla sofisticazione del controllo energetico, su quella dimensione invisibile decisiva nei risultati in pista.

Il percorso di Maxime Martinez - dalla simulazione in DAMS, passando per la gestione dell'energia in Formula E, fino al controllo powertrain in Mercedes e ora a Maranello - racconta di una politica aziendale coerente. Il suo arrivo in rosso datato marzo non è soltanto un'aggiunta alla squadra, è da intendersi come un pezzo di un puzzle più grande.

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