Max Verstappen, Go Giappone 2026
Max Verstappen cerca la concentrazione prima dello start del Gp del Giappone

Probabilmente il Gran Premio del Giappone di Max Verstappen si ricorderà più per ciò che è stato detto prima e dopo la gara che per i 53 giri in sé. Il pilota olandese ha chiuso all’ottavo posto in una corsa anonima, ma non per responsabilità sue: la Red Bull RB22 non era all’altezza della situazione e lo ha costretto a soffrire alle spalle di Pierre Gasly senza riuscire ad averne la meglio.

Va così in questo scorcio iniziale del 2026. Il motore sviluppato a Milton Keynes in collaborazione con Ford non è al livello delle power unit rivali e, anche sul piano telaistico e aerodinamico, la vettura progettata dallo staff guidato da Pierre Waché appare deficitaria rispetto ai benchmark della categoria. Attualmente, il riferimento è rappresentato dalla Mercedes, seguita da Ferrari e McLaren, che sembrano essere su un livello molto simile, soprattutto alla luce di quanto emerso a Suzuka.

Red Bull F1 Max Verstappen
Max Verstappen all'interno della RB22

Max Verstappen: un nervosismo che va oltre la pista

Max Verstappen ha fatto discutere già nell’avvicinamento al Gran Premio del Giappone, chiedendo che un giornalista venisse allontanato dalla sala stampa prima di rilasciare dichiarazioni. Un episodio che ha evidenziato un certo nervosismo, poi confermato anche nel post-gara, quando l'olandese ha utilizzato toni ancora una volta molto netti nei confronti della Formula 1. In estrema sintesi, il pilota della Red Bull ha ventilato l’ipotesi di un ritiro qualora si continui su questa direzione regolamentare.

Dal punto di vista concettuale, la sua posizione può anche avere una logica: è legittimo opporsi a una Formula 1 sempre più elettrificata, in cui i piloti sono spesso costretti ad amministrare anziché spingere, per estrarre il massimo potenziale dalla power unit. Tuttavia, esiste anche una questione contrattuale. Verstappen è probabilmente consapevole di avere clausole rescissorie che gli consentirebbero di liberarsi prima del 2028, data di scadenza naturale del suo accordo.

Si aprono però interrogativi rilevanti. In queste ore, Verstappen sta assumendo il ruolo di portavoce dei critici dell’attuale Formula 1, di coloro che vorrebbero un ritorno a un’impostazione meno vincolata. Ma il punto centrale è un altro: se vuole davvero incidere, forse dovrebbe farlo dall’interno, dove la sua voce avrebbe un peso ben diverso.

Red Bull F1 Max Verstappen
Max Verstappen

Max Verstappen: restare per cambiare o lasciare per convenienza?

Lasciare dopo aver conquistato quattro titoli mondiali potrebbe apparire come una via d’uscita più comoda, simile a quella scelta da Nico Rosberg dopo aver battuto Lewis Hamilton: raggiunto il massimo risultato, in disaccordo con ciò che verrà, si decide di uscire di scena. Ma la Formula 1, oggi, avrebbe bisogno di un Verstappen capace di lottare per migliorare il quadro normativo restando parte del sistema.

Un eventuale abbandono sarebbe un atto forte: danneggerebbe il Circus, ma finirebbe per riflettersi anche sull’immagine del pilota, dando l’impressione di un comandante che lascia la nave in difficoltà. È un’immagine dura, forse persino eccessiva, ma proporzionata alla forza delle dichiarazioni rilasciate a raffica in questi mesi

Verstappen è cresciuto in Formula 1, è un prodotto di questo ambiente. Ha costruito qui la propria grandezza e, allo stesso tempo, ha contribuito a rendere grande la categoria. È il pilota che ha interrotto il dominio Mercedes e di Lewis Hamilton, imponendosi come riferimento assoluto. Un profilo di questo tipo difficilmente può permettersi di alzare bandiera bianca con tale e disarmante facilità.

Se non si diverte più, è legittimo prendere in considerazione un addio. Ma resterebbe la sensazione che una scelta simile non sia dettata solo da una critica regolamentare, bensì anche da una condizione tecnica sfavorevole. Con un regolamento che limita fortemente gli sviluppi, soprattutto sul fronte motoristico, il rischio percepito è quello di non avere margini per incidere nel ciclo normativo attuale, destinato a concludersi solo nel 2031.

Tuttavia, non è pensabile che la governance della Formula 1 modifichi radicalmente le regole per riequilibrare i valori in campo: sarebbe una forma di balance of performance forzato che comprometterebbe la meritocrazia della categoria.

Red Bull F1 Max Verstappen
Verstappen con la RB22 a Suzuka

La strada alternativa è un’altra. Il quattro volte iridato potrebbe diventare ancora di più il punto di riferimento tecnico e sportivo della Red Bull, contribuendo alla crescita del progetto. Siamo solo all’inizio di un nuovo ciclo regolamentare: a Milton Keynes esistono le competenze e, con il supporto di Ford, il potenziale per recuperare c’è. Non necessariamente nell’immediato, forse nemmeno nel prossimo anno, ma nel medio termine sì.

La storia recente lo dimostra: McLaren, nel ciclo normativo precedente, è riuscita prima a raggiungere e poi a superare Red Bull sul piano prestazionale. Il recupero è possibile, a patto di avere continuità e pazienza. Verstappen, dunque, è chiamato a una scelta che va oltre il presente. Restare e provare a cambiare le cose dall’interno, oppure uscire di scena lasciando aperti interrogativi difficili da cancellare.

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