Mercedes W17 Bahrain
Il retrotreno della Mercedes W17 nei test di Sakhir

Dopo undici giorni complessivi di prove - sei in Bahrain e cinque a Barcellona - il primo verdetto tecnico sulle gomme 2026 può dirsi interlocutorio ma non allarmante. Nella fase più delicata della transizione regolamentare, con monoposto integralmente riprogettate e power unit profondamente riviste che scaricano potenza sull’asse posteriore in maniera più “violenta”, la nuova gamma Pirelli ha attraversato l’inverno senza far emergere criticità strutturali o fenomeni anomali evidenti. Un dato che, nel contesto di un cambio tecnico così marcato, non era scontato.

Il quadro, tuttavia, va letto con attenzione. I test invernali raramente offrono un campione rappresentativo: le condizioni ambientali di Sakhir e la natura ancora acerba dei progetti 2026 hanno orientato il lavoro dei team su affidabilità, correlazione e comprensione dei nuovi concetti aerodinamici. Le gomme, inevitabilmente, sono finite in secondo piano.

Ferrari SF-26 Bahrain
Lewis Hamilton in azione durante in test del Bahrain

Mario Isola spiega lo stato dell’arte

Mario Isola, Direttore Motorsport di Pirelli, ha inquadrato questo scenario: "I cambiamenti radicali introdotti nelle vetture hanno inevitabilmente spostato l'attenzione delle squadre verso le unità di potenza e l'aerodinamica piuttosto che verso le gomme. Le fasi finali dei test sono solitamente dedicate all'ottimizzazione del pacchetto gomme auto, ma è chiaro che alcune squadre non hanno ancora raggiunto quel livello".

È un passaggio centrale. La finestra di utilizzo degli pneumatici - equilibrio termico, gestione delle pressioni, interazione con sospensioni e piattaforma aerodinamica - viene normalmente raffinata nella parte conclusiva delle prove invernali. Quest’anno, invece, molte squadre hanno dovuto prioritizzare la comprensione dei nuovi flussi, delle mappature energetiche e dei sistemi ibridi. Il lavoro di ottimizzazione fine sul pacchetto gomma-vettura è rimasto, in diversi casi, incompleto.

Dal punto di vista puramente tecnico, però, i riscontri preliminari non hanno mostrato scostamenti significativi rispetto alle simulazioni. Isola lo ha confermato senza ambiguità: "In generale, il feedback è stato coerente con le nostre aspettative di simulazione. I piloti sono riusciti a guadagnare fiducia con l'intera gamma Pirelli sia attraverso prove di prestazioni che lunghe corse, utilizzando anche i compound C4 e C5 che non sono particolarmente adatti a un circuito come Sakhir".

Il riferimento ai compound più morbidi - C4 e C5 - è indicativo. Sakhir, per natura del tracciato (fortemente limitato al posteriore, ndr) e livello di abrasività dell’asfalto, non rappresenta l’habitat ideale per mescole così tenere. Eppure il loro impiego non ha generato fenomeni fuori scala. Con carichi aerodinamici rivisti e masse differenti rispetto al ciclo tecnico precedente, era lecito attendersi qualche sorpresa.

Mario Isola, n°1 Pirelli Motorsport

Pirelli 2026: graining e blistering per ora assenti

Ancora più interessante è il dato sulla robustezza strutturale di queste nuove gomme per la F1. "La resistenza meccanica sembrava forte in tutte le opzioni, senza segni di graning o blister. I livelli di degrado sono quasi certamente ora più alti di quanto ci aspettiamo per la gara in Bahrain, quando le temperature saranno più basse e le auto più sviluppate."

L’assenza di graining e blistering nei long run - pur non particolarmente spinti - è un segnale incoraggiante. È altrettanto significativo che il degrado osservato venga interpretato come contingente: temperature relativamente elevate e vetture ancora lontane dal potenziale definitivo hanno inevitabilmente influenzato l’andamento delle curve di usura. Con monoposto più bilanciate e condizioni climatiche differenti, il quadro potrebbe ridimensionarsi.

Resta però un punto dirimente: durante questi test nessuno ha realmente esplorato la soglia estrema della gestione gara. I long run sono stati spesso condotti con carichi carburante variabili, mappature conservative e programmi di raccolta dati più orientati alla correlazione che alla simulazione di uno stint pienamente competitivo. In altre parole, la fotografia attuale non consente di stabilire se la nuova gamma 2026 abbia già centrato l’obiettivo strategico fissato dal legislatore e dal fornitore unico.

Il target è chiaro: aumentare la variabilità strategica rispetto alla stagione precedente, ampliare le differenze prestazionali tra le mescole e favorire scenari tattici meno cristallizzati. Per verificare se questa ambizione sia stata tradotta in realtà serviranno piste diverse, asfalti differenti, carichi laterali variabili e soprattutto weekend di gara in cui le squadre siano costrette a spingere realmente.

Mercedes W17 Bahrain 2026
Andrea Kimi Antonelli testa la Mercedes W17 in Bahrain

In Australia per i primi, parziali, riscontri

Il primo banco di prova sarà il Gran Premio d'Australia, sul tracciato cittadino dell’Albert Park Circuit. Qui entrerà in gioco un ulteriore fattore, evidenziato dallo stesso dirigente milanese: "Un tema centrale di questa stagione sarà certamente l'equilibrio delle temperature tra gli assi, specialmente in vista della prima gara a Melbourne. I carichi più bassi di un circuito cittadino potrebbero richiedere una preparazione degli pneumatici più intensiva o temperature differenziate tra le coperte delle gomme, in particolare nelle qualifiche".

L’equilibrio termico tra anteriore e posteriore si preannuncia come uno snodo tecnico decisivo. Le vetture 2026, con architetture aerodinamiche riviste e differenti distribuzioni dei carichi, potrebbero accentuare le asimmetrie nella finestra operativa degli penumatici. Su un tracciato semi-permanente come Melbourne, caratterizzato da carichi medi e frequenti fasi di trazione, la preparazione della gomma - warm-up, mantenimento della temperatura superficiale, gestione delle pressioni a freddo - potrebbe diventare un elemento discriminante soprattutto in qualifica.

In definitiva, dopo undici giorni di attività, la sensazione è che la base tecnica della gamma 2026 sia centrata. Non si sono manifestati problemi strutturali, né derive prestazionali impreviste. Ma sarebbe metodologicamente scorretto trasformare questa stabilità iniziale in un giudizio definitivo.

Lo stesso Isola invita implicitamente alla prudenza, anche sul fronte della gerarchia tecnica: "In ogni caso, sarà interessante scoprire in Australia quanto le squadre abbiano camuffato la potenza del motore per evitare di mostrare le loro carte. Dobbiamo aspettare solo un paio di settimane per vedere la vera gerarchia".

Il riferimento non riguarda soltanto le power unit. Se durante l’inverno molti hanno deliberatamente evitato di scoprire il proprio potenziale, anche la gestione gomme in configurazione da gara reale resta, in parte, un territorio inesplorato. Solo quando i team saranno costretti a massimizzare prestazione e strategia, su circuiti con caratteristiche opposte tra loro, si potrà misurare la reale efficacia del progetto Pirelli.

Per ora, il dato oggettivo è uno: nessuna crepa evidente in un contesto regolamentare nuovo e complesso. Il resto è rimandato alle prossime settimane, quando l’asfalto australiano (e quello cinese) e le prime vere simulazioni gara inizieranno a fornire risposte più strutturate.

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