Ferrari: il 2026 come un nodo gordiano da sciogliere
Il 2025 della Ferrari non è andato come previsto (la gara di Baku rappresenta solo l’ultima di tante figuracce collezionate), i proclami e le feste della vigilia si sono trasformati in un doloroso boomerang che ha investito in pieno il team, scuotendolo dalle fondamenta. Il finale della stagione precedente e il progetto SF-25 molto promettente hanno reso tutti troppo ottimisti, creando un hype dentro e fuori il team che è stato deleterio. Ogni sconfitta in pista ha reso il clima più teso e peggiorato i rapporti sia sul versante piloti che su quello tecnico, portando a dolorose separazioni e ad esternazioni pubbliche poco piacevoli da parte dei conducenti, con il team principal che ormai non può più neanche arrampicarsi sugli specchi di fronte a prestazioni tanto disastrose.
Viene da chiedersi se un tale fallimento tecnico era prevedibile
Sinceramente, viene da rispondere di no. Oggi è facile per chiunque sparare sulla croce rossa ma in realtà il progetto 2025 non è tanto dissimile a quello della McLaren MCL39 che sta dominando, lo dimostra il fatto che quando la Ferrari ha potuto girare alla giusta altezza come nella Sprint in Cina o in Ungheria, le performance sono state di primissimo livello. Contrariamente a quanto scritto urbi et orbi, la monoposto di quest’anno è un progetto potenzialmente vincente che però ha un grave problema cronico con l’altezza da terra poiché non riesce a mantenere la giusta quota nelle varie transizioni del giro e questo porta a consumare il pattino oltre i limiti e conseguentemente a dolorose squalifiche.
Le scorie di questa difficile stagione potrebbero incidere sul progetto 2026
Una stagione che doveva riportare il mondiale dalle parti di Modena si è trasformata in un ennesimo fallimento che ha alterato non di poco gli equilibri interni e portato all’ennesima epurazione di tecnici (ultimi in ordine di tempo, i “padri” del motore superfast: Zimmermann e Schmidt) in una fase critica per un progetto cruciale che determinerà le fortune o le sventure del team nei prossimi quattro anni. L’impressione dall’esterno (perché tutti parliamo di quel che si vede da fuori e chi dice il contrario mente sapendo di mentire) è che Federic Vasseur abbia seri problemi gestionali poiché una tale emorragia di tecnici in questo periodo così delicato di definizione progettuale non è spiegabile, tanto più che figure di primo livello come Enrico Cardile, andate via bruscamente, adesso hanno già ruoli apicali prestigiosi in altre scuderie. Questo porta a fare due considerazioni sulla situazione interna al team: o ci sono seri problemi sul nuovo progetto e si cerca di risolvere mandando via i tecnici che l’hanno creato rimpiazzandoli con figure nuove in grado di garantire un approccio diverso, oppure ci sono ruggini talmente inveterate da portare a licenziamenti su due piedi per creare un clima lavorativo più vivibile, pur sapendo di compromettere la continuità tecnica. Una cosa è certa, il problema atavico della Ferrari è quello di non riuscire a remare tutti dalla stessa parte per via di personalismi e giochi politici, una realtà non usuale nei team inglesi dove obiettivamente l’aspetto politico è molto meno presente che a Maranello.Anche sul fronte piloti si è arrivati ai ferri corti
Questo è vero in particolare con Charles Leclerc, ormai logoro da sette lunghi anni di solenni proclami seguiti da sconfitte cocenti, e l’atteggiamento del monegasco appare di vera e propria insubordinazione nei confronti dei tecnici. Non mancano infatti da parecchi gran premi, team radio polemici anche pesanti rivolti alla squadra, rea di non seguire le sue indicazioni e queste esternazioni in mondovisione portano alla luce una seria spaccatura interna tra gli ingegneri che seguono solo i dati e i loro algoritmi mentre il pilota che vorrebbe una gestione di gara che tenesse anche conto delle proprie sensazioni.
Crediti foto: Scuderia Ferrari Seguici sul nostro canale YouTube: clicca QUI