Ferrari, ora tocca a te
Barcellona, giorno 4: il Cavallino Rampante è chiamato a rispondere alla Mercedes che, sul fronte affidabilità (e non solo) si è già posta come punto di riferimento

La SF-26 torna in pista oggi a Barcellona per la sua seconda giornata di test in Catalogna, la quarta complessiva di questa fase embrionale - ma non meno cruciale - di messa a punto delle vetture 2026. E mentre il Cavallino Rampante si prepara a macinare chilometri, i numeri impietosi del chilometraggio accumulato finora raccontano una storia che a Maranello non può lasciare indifferenti.

Test Barcellona, Mercedes mattatrice
I motorizzati Mercedes hanno semplicemente dominato sul fronte affidabilità: 713 giri complessivi, con la casa madre che ne ha inanellati 433, Alpine 218 e McLaren 62, con la MCL40 che ha debuttato ieri: leggi qui. Un'affidabilità tedesca che ricorda i fasti di un'era che sembrava tramontata. Sul versante opposto, la power unit Ferrari si ferma a 382 giri: Haas ne ha percorsi 217, la Rossa 121, Cadillac appena 44. Numeri che raccontano di una stagione di sviluppo ancora in bilico, di un propulsore che deve ancora dimostrare di poter reggere il passo non tanto delle prestazioni - quelle si cercheranno più avanti - quanto della pura e semplice capacità di girare senza intoppi.
E proprio ieri la Haas ha balbettato, con la power unit del Cavallino che si è fermata per quello che pare essere un problema a un sensore. Dettagli tecnici a parte, la sostanza non cambia: mentre Mercedes macina chilometri con la metodicità di una locomotiva svizzera, Ferrari deve ancora dimostrare di avere tra le mani una base solida su cui costruire la stagione. Nemmeno Red Bull Powertrains-Ford, con i suoi 394 giri (Red Bull 195, Racing Bulls 219), può consolare più di tanto. E Audi, con 92 giri, e Honda, ancora ferma al palo in attesa dell'esordio di Aston Martin previsto per oggi con replica domani, sono capitoli a parte.

Test Barcellona, la risposta della Ferrari
Oggi la SF-26 è chiamata a una prima, piccola, prova di maturità. un segnale di solidità che possa infondere fiducia. Non servono tempi strabilianti, non servono simulazioni di qualifica o long run da far girare la testa agli strateghi. Serve girare, girare, girare ancora. Serve dimostrare che quella power unit, aggiornata ai nuovi dettami regolamentari che pare essere promettente, sa reggere il ritmo. Serve accumulare dati, chilometri, conferme. Gli assetti si affineranno, le prestazioni si valuteranno, ma senza una base affidabile tutto il resto è costruito sulla sabbia. A Barcellona il cronometro oggi conta meno del contachilometri. E Ferrari lo sa.
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