GP Barcellona: se Ferrari trova risposte, Leclerc cerca se stesso
Ferrari sorprende nelle qualifiche di Barcellona. Se Hamilton convince, Leclerc torna a confrontarsi con dubbi e pressioni.

Al termine delle qualifiche del GP di Barcellona, possiamo affermare che Ferrari ha ribaltato i pronostici. Se ad esempio a Monaco ci si attendeva una vettura forte, dominante in ogni sessione, qui lo scenario è completamente diverso. A Montmeló il dominio doveva essere rappresentato dalla power unit tedesca - con una ripresa anche da parte di una McLaren deludente - che invece è stata quasi surclassata da quella del Cavallino.
Sulla carta, il layout non era favorevole alla SF-26 e invece, le chance di ottenere una pole e perché no, un'intera prima fila, non erano del tutto vane. Una sessione che Ferrari si è costruita man mano nelle sessioni di libere, con i piloti che attraverso la prova di varie configurazioni e modifiche tra le FP1 e le FP3, hanno trovato la giusta quadra con la vettura.

Ferrari sorprende Barcellona e ribalta i pronostici
Per il GP del Barcellona, Ferrari ha portato un corposo pacchetto di aggiornamenti rispetto al resto della griglia, che hanno risposto in maniera ottimale. La vettura si è dimostrata solida in ogni parte del tracciato, anche nel terzo settore che rappresentava il punto debole con la gestione gomme. Inoltre, ha quasi permesso ai due piloti di lasciarsi Mercedes alle spalle.
Lewis Hamilton ha mancato la pole per 64 millesimi e per una batteria che non ha potuto sfruttare nei momenti finali. Ma la pole avrebbe potuto conquistarla anche Charles Leclerc, soprattutto se si vanno a prendere in esame i tempi registrati nei vari settori nel Q1 e nel Q2. Una prestazione da parte dei due piloti che ha permesso a Ferrari di andare oltre la pronosticata terza fila.
A fine giornata, il bilancio è assolutamente positivo. Come noto il tracciato spagnolo è il momento per verificare il reale potenziale delle monoposto e la prestazione della Rossa, non fa altro che confermare che la vettura realizzata in inverno è più che solida e che il reale grattacapo, è rappresentato dal gap motoristico.
Ad ogni modo, il sabato spagnolo apre a diversi spunti e considerazioni. Il primo riguarda il pilota britannico, che ancora una volta registra una prestazione migliore del suo team mate. Sente così tanto la macchina e la squadra che ai microfoni di Sky Sport dice: “Questa macchina può vincere delle gare”. Dichiarazioni che aumentano l’attesa di vedere la SF-26 sul gradino più alto del podio e se non accadrà in Catalogna, la chance di vederla a stretto giro diventa alta.
Ma probabilmente, il vero tema emerso dalle qualifiche, riguarda Charles Leclerc. Il #16 è reduce da due weekend sottotono, in cui ha dovuto fare i conti con un problema ai freni che non gli hanno permesso di avere il giusto feeling con la vettura. Rimbombano ancora le parole dette in Canada, in cui affermava che la curva o la si affrontava con fiducia o con speranza.
Nel weekend attuale la situazione lo vede ritrovare fiducia nella macchina e la dimostrazione è data dai primi momenti del Q3, dove ha cercato di spingerla un po’ al limite per recuperare qualche millesimo di secondo. Purtroppo, è finita com'è finita.

Leclerc tra errore, frustrazione e ricerca di fiducia
Archiviato quanto già noto, ciò che emerge - forse - è un qualcosa di molto più ampio legato a Charles Leclerc. Da quando è arrivato a Maranello, lo si è sempre visto come il pilota di punta, come la prima guida, come colui che riporterà il titolo a Maranello. Non che questo non possa accadere, sia chiaro, anzi, ma nel racconto del “predestinato” si sono omessi molti aspetti.
Ovviamente si tratta di pareri, di pensieri scritti su carta, ma se prendiamo in esempio anche le annate trascorso accanto a Carlos Sainz, si nota un Leclerc che quando si accorge che il proprio compagno di squadra va più forte o semplicemente performa meglio, inizia a perdersi. Sono pareri, sia chiaro, però l’atteggiamento, l’espressione, l’essere duro con se stesso, è un ripetersi nel tempo.
Nonostante non dia l'idea di essere un pilota debole mentalmente, Charles si ritrova spesso e volentieri a chiudersi nei suoi pensieri ed entrare in un vortice di paranoie che si riversano sulla prestazione in pista. Lo si è visto anche nelle dichiarazioni rilasciate a Sky Sport: "Ho vergogna. Non ho parole per descrivere quello che è successo”. Parole dure, alle quali aggiunge: “Se la gara dovesse andare da Dio, non basterebbe a ripagare l'errore".
Ed è proprio in questo modo di fare, che si osserva una mancanza. Non tanto di talento o di leadership, sia chiaro, ma in termini di atteggiamento. Charles è troppo severo con se stesso. Non è vittimismo, perché riconosce oggettivamente le proprie responsabilità. Però lo fa in un modo che finisce per danneggiarlo. Diventa il suo peggior nemico. È come se mancasse quella capacità di mostrarsi padrone della situazione, di trasmettere l'idea di avere tutto sotto controllo, alimentando pressione attorno a sé.

Charles Leclerc: leadership o eccesso di autocritica?
L’impressione è proprio questa, specie quando si confronta con un compagno di squadra che ad un certo punto diventa veloce e migliore in termini di prestazioni. Ne è un esempio Sainz come accennato in precedenza, più volte massacrato dai tifosi del monegasco, senza mai riconoscere che è un pilota a cui Charles deve molto. Ed oggi, qualcosa di simile, lo si osserva anche con Lewis Hamilton.
C’è un dettaglio che potrebbe - il condizionale è d’obbligo - rafforzare tale impressione. Sui canali social della F1 è stato pubblicato un video nel quale il #44 si avvicina a Leclerc dopo l'incidente, quasi per rincuorarlo. Charles risponde in maniera molto fredda e rapida con un semplice "Non ti preoccupare" per poi allontanarsi, portando con sé quell’espressione di rabbia e frustrazione.
La sensazione che lascia quell’istante, è di un pilota che non vuole mostrarsi vulnerabile nei confronti del team mate. Come se sentisse il bisogno di dimostrare che niente lo può in qualche modo toccare e mostrarsi sempre forte. Sono impressioni, lo si ribadisce, ma non ha alcun senso mostrarsi freddo e sbrigativo. E quindi, torna con forza quel fastidio dato dal fatto che non è lui ad aver fatto la differenza. Un po’ come Russell con Antonelli.
Ferrari può trasformare il sabato in un risultato concreto?
Domanda a cui è difficile rispondere. Ad ogni modo, la gara offre buone possibilità ad entrambi i piloti. Ferrari può ambire al podio e ci sono condizioni per una bagarre con Mercedes. Hamilton può puntare alle prime tre posizioni e anche Leclerc può recuperare fino alla top 5. Fondamentale saranno anche le strategie box - la doppia sosta è d’obbligo - considerando gomme e le alte temperature.
Inoltre, ci saranno opportunità di sorpasso e sarà importante anche la gestione dell'energia, perché su una pista come questa può fare una differenza enorme. Le possibilità per fare bene ci sono tutte. Ora toccherà alla Ferrari trasformarle finalmente in un risultato concreto.