La verità è semplice: la cenerentola Red Bull ha surclassato la Ferrari
Dopo otto gare emerge un dato preoccupante: la power unit Ferrari paga dazio non solo a Mercedes, ma anche a Red Bull Ford. Uno smacco molto grosso

Oltre un terzo del Mondiale di Formula 1 2026 è ormai alle spalle. Dopo otto gare è possibile tracciare un primo bilancio. Non può essere definitivo, naturalmente, ma alcuni trend sono ormai emersi con sufficiente chiarezza.
Mercedes detta il passo, Ferrari convince sul telaio ma non sul motore
Il primo, il più evidente, è che Mercedes rappresenta il punto di riferimento assoluto. Probabilmente lo è sia sul piano telaistico e aerodinamico sia su quello motoristico. La W17 è una monoposto nata bene, estremamente adattiva, capace di esprimersi ad altissimo livello su qualsiasi tipologia di circuito: piste veloci, tracciati più lenti, sezioni da medio carico. È una vettura che riesce realmente ad adeguarsi a ogni contesto e che ha dimostrato di funzionare anche in condizioni di temperature elevate.
Naturalmente ha evidenziato qualche problema di affidabilità, ma è un aspetto comprensibile considerando quanto sia giovane questo nuovo ciclo regolamentare. Si tratta comunque di un progetto già ampiamente svezzato, tanto da consentire a Kimi Antonelli e George Russell di conquistare sei vittorie nelle prime otto gare della stagione.

L'altro elemento emerso riguarda Ferrari. La SF-26 si è dimostrata all'altezza della situazione dal punto di vista aerodinamico e telaistico. L'aspetto più positivo è che la vettura ha sempre reagito bene agli aggiornamenti introdotti nel corso della stagione, sia a Miami sia a Barcellona. Ogni volta che il Cavallino ha portato sviluppi, anche quando gli effetti non sono stati immediatamente evidenti come accaduto in Florida, la monoposto ha poi mostrato un miglioramento prestazionale. Sia Charles Leclerc sia Lewis Hamilton sono saliti sul podio, con il britannico capace anche di conquistare una vittoria a Barcellona in maniera piuttosto sorprendente.
Il vero limite della Ferrari, però, resta la power unit, soprattutto nella componente endotermica. È proprio in questo settore che il propulsore di Maranello, progettato dai tecnici guidati da Enrico Gualtieri, continua a mostrare il maggiore ritardo.
È già entrato in funzione il meccanismo dell'ADUO. Una prima evoluzione è stata introdotta in Austria, ma gli effetti non sono ancora emersi in maniera evidente. Bisognerà probabilmente attendere Monza o Zandvoort per vedere la versione ADUO-2, dalla quale ci si aspetta un passo avanti decisamente più consistente.
Quello che emerge, però, è piuttosto chiaro: la power unit Ferrari accusa un deficit nella parte endotermica non soltanto nei confronti di Mercedes, ma anche della Red Bull Ford. Ed è proprio questo il nodo che preoccupa i ferraristi e che rappresenta un autentico smacco per il Cavallino Rampante.

La lezione di Red Bull e uno smacco che Ferrari non può ignorare
Vale la pena ricostruire questa storia. Dopo l'addio di Honda, Red Bull aveva inizialmente stretto un accordo con Porsche. Il gruppo Volkswagen, proprietario del marchio tedesco, voleva entrare in Formula 1 su due fronti: Audi come costruttore completo e Porsche come fornitore di power unit per Red Bull.
Christian Horner, però, aveva una visione completamente diversa. Gli accordi tecnico-commerciali erano già stati impostati e i marchi registrati, ma il team principal britannico decise di sparigliare le carte. Voleva un reparto motori indipendente, capace di garantire piena autonomia progettuale.
Nacque così Red Bull Powertrains. Il nuovo reparto venne costruito praticamente da zero a Milton Keynes, con macchinari di ultimissima generazione, nuovi edifici e un'imponente campagna di reclutamento. Furono assunti circa ottanta tecnici provenienti da Mercedes High Performance Powertrains e numerosi specialisti Honda, proprio nel momento in cui il costruttore giapponese sembrava destinato ad abbandonare definitivamente la Formula 1.
A questo si aggiunse la partnership con Ford, che non ha portato soltanto il proprio marchio, ma soprattutto un patrimonio di competenze nello sviluppo delle batterie e dei sistemi di accumulo dell'energia, settore nel quale il costruttore americano possiede un know-how particolarmente avanzato.

Nel giro di pochi anni Red Bull è riuscita così a costruire un reparto powertrain completamente nuovo, realizzando una power unit che oggi si è dimostrata il punto di riferimento per quanto riguarda il rendimento dell'endotermico, come testimoniano le tabelle ADUO, e più in generale un motore potente, efficiente e versatile, come confermato anche dal secondo posto ottenuto in Austria.
È stato necessario pagare un piccolo prezzo sul piano dell'affidabilità, ma si tratta di un passaggio quasi fisiologico per un progetto completamente nuovo.
Il dato che viene a galla è difficilmente contestabile: Red Bull, pur senza una tradizione motoristica alle spalle, è riuscita a fare già meglio della Ferrari. Ed è questo il vero smacco per un costruttore storico come quello di Maranello. A differenza del 2014, Ferrari non è stata colta di sorpresa da un regolamento quasi inatteso. Al contrario, conosceva perfettamente queste norme e ha contribuito attivamente alla loro definizione.
Red Bull aveva già dimostrato, nella propria storia, come un'azienda nata nel settore delle bevande energetiche potesse entrare in Formula 1 e dominare il mondiale, conquistando otto titoli piloti, quattro con Sebastian Vettel e quattro con Max Verstappen, oltre a numerosi campionati costruttori. Oggi ha dimostrato di saper eccellere anche nella progettazione di una power unit.

Ferrari, in questo momento, è alle spalle di Mercedes, e questo può anche non sorprendere. Ma è anche dietro Red Bull, precedendo soltanto una Audi ancora in fase di costruzione e una Honda in evidente difficoltà, condizionata dagli errori commessi negli anni precedenti.
Questa è la tendenza che Ferrari deve invertire al più presto. Il Cavallino è chiamato a reagire immediatamente, dimostrando che uno dei marchi più prestigiosi della storia dell'automobile è ancora in grado di costruire motori migliori di chi, fino a pochi anni fa, produceva esclusivamente bevande energetiche dal gusto nemmeno straordinario.
Clicca qui per aggiungere Formulacritica come fonte preferita su Google Discover