Aston Martin - Honda: Silverstone, abbiamo un problema
Il confronto chilometrico tra i motoristi nel primo giorno in Bahrain evidenzia tendenze interessanti: Mercedes macina dati (ma meno di quanto sembri), Ferrari convince, Honda resta in forte ritardo

Nel primo giorno di test in Bahrain (leggi il report) il dato chilometrico per motorista conferma una tendenza già emersa a Barcellona: la differenza non è solo prestazionale, ma strutturale. La capacità di accumulare giri, oggi più che mai, è un indicatore dello stato di maturazione dei progetti 2026.
Test Bahrain: tutti soddisfatti tranne Aston Martin
Mercedes chiude al vertice con 420 tornate complessive. Un numero importante, che va letto anche alla luce della disponibilità di quattro team clienti. La mole di dati raccolti è enorme e consente un’accelerazione nello sviluppo sia lato power unit sia lato integrazione telaio-motore. La continuità rispetto a Montmeló è evidente: affidabilità abbastanza solida, programmi più o meno rispettati e poche interruzioni da annotare (Alpine al mattino e Mercedes e Racing Bulls nel pomeriggio).

Ferrari si attesta a quota 354 giri con tre squadre in pista. In proporzione, è probabilmente il motorista che esce meglio dalla giornata. Il dato grezzo è inferiore a quello Mercedes, ma il rapporto tra chilometri percorsi e numero di vetture schierate racconta di un’unità efficiente e di un pacchetto già discretamente stabile. Dopo le indicazioni positive viste in Catalogna, il Cavallino conferma una buona base di partenza in termini di affidabilità e gestione delle procedure.
Più staccata Red Bull Ford con 211 giri. Il progetto è nuovo, l’architettura inedita e il lavoro di correlazione è ancora in fase iniziale. Il chilometraggio non è allarmante in senso assoluto, ma il gap rispetto ai due riferimenti è significativo, soprattutto considerando l’importanza di queste prime giornate per validare sistemi ibridi e software di controllo. Pesa lo stop della VCARB
Ancora più indietro Audi, ferma a 122 tornate. In questo caso il programma appare prudente, con priorità alla verifica dei sistemi di base piuttosto che alla ricerca del long run. Va anche detto che la casa dei Quattro Anelli ha un solo team, qundi lo score è assolutamente positivo.
Aston Martin: così non ci siamo
La vera criticità, però, riguarda Honda: soltanto 36 giri complessivi. Un dato estremamente basso che si inserisce in una narrativa già vista a Barcellona, dove il motorista giapponese aveva girato solo nell’ultima giornata a causa di ritardi nell’assemblaggio. La ripetizione di uno scenario simile in Bahrain solleva interrogativi concreti sulla maturazione del progetto.
Il tema diventa ancora più delicato se si considera il contesto tecnico. Le vetture progettate da Adrian Newey sono storicamente molto “estreme” sotto il profilo aerodinamico e di packaging. Se a questo si abbina una power unit completamente nuova e ancora poco rodata sul piano dell’affidabilità, il rischio è di trovarsi con una finestra operativa molto stretta. Pochi giri significano meno dati, meno correlazione e meno possibilità di intervenire con rapidità sulle criticità.

Per Fernando Alonso la situazione non può che essere preoccupante, almeno al momento. L’asturiano guarda al 2026 come a una delle ultime occasioni per inserirsi in un ciclo tecnico favorevole e tornare a lottare stabilmente per obiettivi ambiziosi.
Un avvio così fragile sul piano chilometrico rappresenta una pessima notizia, soprattutto in una fase in cui chi accumula dati per primo costruisce un vantaggio difficilmente colmabile nel medio periodo.
Il Bahrain, dunque, non fa che rafforzare quanto visto a Montmeló: Mercedes capitalizza sulla struttura, Ferrari mostra solidità e potenziale competitivo, mentre Honda resta la grande incognita di questo avvio di era tecnica. Da domani la rotta sarà invertita?
Seguici e commenta sul nostro canale YouTube: clicca qui