F1 Ben Sulayem, Domenicali e Briatore
Mohammed Ben Sulayem, Stefano Domenicali e Flavio Briatore

Nel 2025 sono successe cose molto importanti in casa Alpine. La più clamorosa, quella davvero degna di nota, è la dismissione del comparto motori di Viry-Châtillon, una decisione presa direttamente dai vertici della Renault. Dopo questa scelta è stato necessario trovare un nuovo motorista, poiché la casa francese ha deciso di proseguire soltanto come assemblatore, quindi costruendo una propria monoposto e affidandosi a un motore esterno.

La scelta, quanto mai fortunata e felice, è caduta sulla Mercedes, che sta fornendo le proprie unità motrici a una Alpine A526 che si sta districando molto bene in questo avvio di mondiale 2026, segnando un cambio drastico rispetto al disastro della passata stagione. 

In Alpine c’è stata una rivoluzione costante negli ultimi 4-5 anni: sono cadute tante teste, ci sono stati numerosi avvicendamenti, ruoli dirigenziali mutati, ingegneri entrati e usciti. Insomma, a Enstone le porte girevoli hanno girato a velocità molto elevata.

Alpine F1 Mercedes
L'Alpine di Gasly a Shanghai

F1 - Assetti azionari, FIA e il nodo dei “doppi team”

Tra i vari riassetti dirigenziali della casa transalpina c’è stato anche l’ingresso di Otro Capital all’interno del pacchetto azionario. Dopo qualche anno, però, l’investitore ha deciso di fare un passo indietro e ora si è alla ricerca di qualcuno che possa acquisire la quota del suo 29%. Tra i nomi fatti c’era stato anche quello di Christian Horner, ma tra i più concreti c’è quello di Mercedes, che dopo aver fornito i motori potrebbe voler entrare all’interno del gruppo francese.

Toto Wolff lo ha ammesso, precisando che non si tratterebbe di un’operazione personale, ma di una mossa riconducibile ai vertici di Daimler AG. Questa manovra, tuttavia, non viene vista di buon occhio dalla Federazione Internazionale dell’Automobile. Proprio Mohammed Ben Sulayem, il numero uno di Place de la Concorde, ha espresso qualche riserva, parlando a titolo personale e sottolineando come la creazione di poli di potere non sia qualcosa che vede favorevolmente.

È chiaro: si tratta di un parere soggettivo, ma quando questo punto di vista viene espresso dal presidente della FIA, rappresenta inevitabilmente un’indicazione piuttosto chiara di quella che può essere la linea politica dell’ente che governa la F1, guidato appunto dal manager emiratino.

F1 Bahrain Arabia Saudita
Mohammed Ben Sulayem

La FIA è il polo di potere “tollerato”

Ciò che appare strano è la limpidezza con cui Ben Sulayem rilascia queste dichiarazioni, alludendo a un potenziale agglomerato di potere che potrebbe nascere con Mercedes - già proprietaria di un team e potenzialmente azionista, seppur di minoranza, in un altro - senza però fare un reale riferimento alla situazione Red Bull, che controlla al 100% due scuderie: quella di Milton Keynes e quella di Faenza.

Del resto, si viene proprio dal Gran Premio di Miami, in cui Liam Lawson si è fatto da parte lasciando passare Max Verstappen dopo un testacoda. Un vero e proprio ordine di scuderia che, però, non arriva all’interno dello stesso team, ma da un’altra realtà. Una dinamica che non dovrebbe soltanto far storcere il naso, ma generare reazioni ben più serie e, probabilmente, essere messa nero su bianco in maniera più rigorosa.

Il regolamento ne parla, ma evidentemente non con sufficiente fermezza. E allora, forse Mohammed Ben Sulayem ha ragione ad avere timore dei monopoli e dei gruppi di potere, ma dovrebbe forse preoccuparsi maggiormente di quelli che operano da vent’anni, piuttosto che di quelli che devono ancora costituirsi o che potrebbero nascere. Anche perché, in questi ultimi casi, si parlerebbe comunque di un solo team e di una partecipazione minoritaria in un altro, non di un controllo diretto e totale su più strutture.

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